RUBRICA. PSICOLOGA

Emozioni e speranza

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di  Alice Bandino*

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Alice Bandino

In psicologia la speranza viene definita un costrutto sotteso dalle emozioni di base gioia, sorpresa, paura, ecc. tipiche di un atteggiamento proattivo e ottimista. Non è però definita universalmente un’emozione chiaramente specifica, perché non possiamo definirne una specifica attivazione psicofisiologica (pensiamo ad esempio alla rabbia, alle sue specifiche espressioni, al linguaggio, all’attivazione dell’apparato cardio circolatorio, alla sudorazione ecc.). Anche nella religione cristiana la speranza è una delle tre virtù teologali e, insieme alla fede e alla carità, concorre a creare lo stile caratteristico di speranzosa fiducia dei Cristiani. In psicologia delle emozioni, troviamo correlazione tra alti livelli di speranza e una buona competenza emotiva di resilienza.  La speranza non sarà un’emozione per tutto l’ambiente scientifico, ma è definita comunque come strettamente collegata alla motivazione: sappiamo infatti che la speranza nel futuro e in avvenimenti migliori è la discriminante nel processo resiliente: come potremmo far fronte alle avversità senza il coraggio che deriva dalla speranza nel futuro?

A livello intrapersonale, anche l’autostima è importante per riuscire a sperare, perché sperare nelle nostre capacità è più sicuro che affidarsi alle capacità e alla motivazione altrui. Imparare sin da piccoli strategie autonome di risoluzione dei problemi aiuta a perseverare nonostante le cadute, a rialzarsi e a non procrastinare inutilmente, plasma uno stile positivo che poi si rivelerà utile da adolescenti e da adulti ogni qualvolta la vita ci porrà davanti a grandi o piccole prove.

La crescita personale necessita di speranza! Spesso nei reparti ospedalieri, si osservano nei pazienti due atteggiamenti opposti reattivi alla patologia: un atteggiamento pessimista, di rassegnazione e di scoraggiamento tale da indebolire oltre all’umore anche le difese immunitarie, una reazione dettata dalla rabbia e dalla paura della morte, un vedersi vittima di un qualcosa più forte della buona volontà; al contrario vi son pazienti che reagiscono informandosi sulla patologia ma allo stesso tempo affidandosi con fiducia e stima all’equipe medica, son fiduciosi e reattivi, sono speranzosi che alla fine del percorso vi sarà una ricompensa per essere riusciti a sopportare le terapie. Non perdono la gioia e l’amore per la vita e sperano dopo la guarigione di poterne vivere ancora tanta; con la speranza raggiungono una consapevolezza dell’imprevedibilità della vita e danno meno peso alle giornate negative, lavorando sodo per viverne delle belle.

In soggetti con diagnosi di disturbo mentale, in particolare psicosi o schizofrenia, la ricerca evidenzia come la speranza sia correlata negativamente con depressione, ansia, problemi familiari e barriere all’impiego mentre positivamente correlata con resilienza, self-efficacy, spiritualità, empowerment, supporto sociale e benessere soggettivo (Duggleby & Wright, 2005).

La speranza è definita anche nel percorso in studio con lo psicologo, un’alleata: già nel ’50  Karl Menninger, la definì come aspettativa positiva di ottenimento di un obiettivo, introducendola  a pieno titolo nei processi terapeutici di cambiamento (Menninger, 1959).  Erikson (1959), ne sottolinea il ruolo primario nell’evoluzione biologica e nello sviluppo della personalità. Oggi, la letteratura offre diverse ragioni per cui la speranza debba essere considerata come variabile centrale nei processi di ripresa, intesa sia come fattore di avviamento che fattore di mantenimento di un circolo positivo di cambiamento (Bonney & Stikley, 2008). I soggetti con un alto indice di speranza reagiscono agli impedimenti in una maniera diversa da coloro con un basso indice, infatti, essi tendono a vedere le barriere come sfide da superare ed utilizzano la loro capacità di pianificazione per ideare strategie nuove e alternative di ottenimento dell’obiettivo (Snyder, 1994); la speranza, ci fa  ritenere che i fenomeni o gli  eventi siano gestibili e controllabili e quindi indirizzabili verso esiti sperati come migliori e ogni sconfitta viene dunque vista come un insegnamento, non come un fallimento.

*psicologa

www.psygoalicebandino.it

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