RUBRICA. PSICOLOGA

Emozioni e violenza passiva

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di Alice Bandino*

Abbiamo parlato spesso in questa rubrica della rabbia, soffermandoci anche sulla differenza tra rabbia e aggressività, distinguendo la prima come un’emozione di base che emerge solitamente quando il soggetto è convinto che qualcosa o qualcuno sia di impedimento al raggiungimento di un proprio obiettivo per la nostra serenità; ci arrabbiamo per un sopruso verso i nostri diritti, per un torto fattoci e che causa tutta una serie di risposte psicofisiologiche per “reagire”ed eliminare l’ostacolo in questione; è un’emozione che deve essere compresa e gestita per reagire a qualcosa che ci fa stare male fisicamente o psicologicamente.
L’aggressività l’abbiamo invece definita una “modalità disfunzionale di regolazione della rabbia”;  disfunzionale per noi e per vivere in mezzo agli altri, perché non emerge per difendere o proteggere noi stessi, ma per ferire qualcun altro. La violenza che diviene dall’aggressività è definita attiva quando è “agìta”, cioè si manifesta con atti fisici o verbali inequivocabili, ma può essere anche passiva, quindi ancora più subdola e pericolosa, perché è un’aggressività celata dietro comportamenti apparentemente “non violenti” o addirittura messi in atto da persone che si vantano di farlo “per il nostro bene”. L’eccessiva rabbia, la collera, la frustrazione e le altre emozioni che sottendono al costrutto generale della violenza non possono sempre essere espresse: magari per un’educazione repressiva  o per un ruolo lavorativo o sociale rende il reprimerle la soluzione migliore, ma non potendo essere esperite (perché giudicate emozioni cattive, non socialmente appropriate), continuano a generare “energia”e ad influenzare il vissuto della persona in questione.
Esempi di comportamenti passivi ma violenti, possono essere quelli che portano alla tendenza ad essere  sempre infelici, eccessivamente sofferenti per provocare sensi di colpa nel partner o familiari e amici, al rimandare le attività importanti a vantaggio di altre attività più dispersive e meno impegnative (procrastinare in psicologia), eccessivi ritardi negli appuntamenti personali e di lavoro, tendere al vittimismo ogni volta che si descrive se stessi o la propria vita, evitare i conflitti, scappare dai confronti, critiche e giudizi intolleranti, tendono a utilizzare eccessivo sarcasmo nel comunicare con gli altri, si ritrovano a provocare continuamente gli altri fino a insinuare dubbi ingiustificati nei consigli che danno per destabilizzare le vite altrui (consigli spesso non richiesti).
Purtroppo accade che queste strategie alternative messe in atto per nascondere la rabbia ed essere quindi definite persone “buone, calme, serene, equilibrate e corrette” degne di amicizia e considerazione, affidabili e stabili emotivamente, non durino per sempre: pensiamo cosa voglia dire reprimere un’emozione basilare e importante come la rabbia, l’energia repressa deve trovare un canale alternativo per perdere intensità; prima o poi esplode come fosse una bomba ad orologeria, in momenti non opportuni e spesso dopo mesi  o anni dal torto ricevuto; quando la persona passiva pronuncia la fatidica frase eccessivamente  accondiscendente e passiva “a me va bene tuttoin realtà ci sta mettendo alla prova, se verrà fatto ciò che lui/lei vuole, nessuno si farà del male ma se dovesse avvenire il contrario, le conseguenze potrebbero essere anche serie, perché non si può prevedere il grado di vendetta subdolo di un passivo/aggressivo, è una vendetta spesso covata nel tempo e nutrita da quella stessa rabbia che si vuole nascondere al mondo, essa resta “in circolo” nel nostro organismo. Anche a livello medico quindi questa rabbia nascosta può portare a conseguenze serie: la continua repressione emotiva si tradurrebbe in questi soggetti in un’iperattivazione ripetuta del sistema neurovegetativo che, a lungo termine, porterebbe alla compromissione dell’efficienza della risposta immunitaria; sopraggiungono fattori psicogeni in grado di contribuire sia allo sviluppo di ostruzioni coronariche sia al loro aggravamento, ipervigilanza, difficoltà al rilassamento fino allo scatenarsi di eventi ischemici acuti.

*psicologa

www.psygoalicebandino.it

 

 

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