EMOTIVAMENTE

Empowerment di comunità

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di Alice Bandino*
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Alice Bandino

È  stato approvato il “bonus psicologico” all’interno del dl detto “milleproroghe”, un primo passo necessario per intervenire sulle diverse forme di disagio acuite (o nate), dall’impatto socio-emotivo correlato alle varie fasi della pandemia, ancora in corso.

Ne parleremo meglio nei prossimi giorni, non essendoci ancora nessuna chiara indicazioni in merito.

Oggi proveremo a capire meglio cosa si intende per Empowerment di comunità, un processo indispensabile nei periodi di ricostruzione e resilienza e dopo una catastrofe come questa pandemia, una guerra invisibile che ancora non riusciamo a debellare del tutto.

A Marzo saranno due anni da quel giorno in cui tutto è iniziato e basta guardarci intorno per capire che non solo noi o i nostri cari, ma intere società di tutto il mondo non son più le stesse da quel giorno; e adesso, all’alba dell’inizio della terza primavera, dopo aver perso il conto delle tante ondate che vanno e vengono, con nuove varianti e nuovi problemi, è importante attuare azioni concrete e efficaci che ci portino verso una nuova ripartenza.

Più di vent’anni fa la Carta di Ottawa (OMS) dichiarava che «La Promozione della salute agisce attraverso una concreta ed efficace azione della comunità nel definire le priorità, assumere decisioni, pianificare e realizzare strategie che consentano di raggiungere un migliore livello di salute», dove per salute non si intende l’assenza di malattia psichica o fisica, ma il mantenimento del benessere (bio psico sociale), anche in situazioni di forte stress.

Anni dopo, la Carta di Bangkok (OMS) ribadisce come «Le politiche e le partnership volte ad aumentare il potere della comunità, migliorare la salute e l’uguaglianza dovrebbero essere al centro dello sviluppo globale e nazionale».

La partecipazione, meglio ancora la compartecipazione sociale inizia quando singoli cittadini o gruppi di essi, smettono di cercare colpevoli per una problematica nel proprio territorio, e si attivano insieme alle Istituzioni per collaborare ognuno con le proprie capacità e competenze, per trovare soluzioni che migliorino la salute (a 360°) di tutta la Comunità interessata.

Le collaborazioni comunitarie interdisciplinari tra professionisti o tra diversi gruppi presenti all’interno della popolazione,  possono avvenire su diversi livelli: si può lavorare in rete coinvolgendo due o più individui e/o organizzazioni verso un comune beneficio, attraverso il dialogo e lo scambio di informazioni si rilevano gli elementi essenziali per attuare realizzazioni comuni e il rafforzamento delle loro azioni; nella cooperazione troviamo relazioni poco formalizzate e di breve periodo senza una chiara definizione di mission e strutture comuni; l’obiettivo primario è ridurre al minimo la duplicazione delle azioni e ogni organizzazione mantiene le proprie risorse e autorità; vi è poi il coordinamento: prevede relazioni più formali e di più ampio respiro per la costruzione di proposte e programmi comuni; in questo caso sono necessarie una progettazione comune, la distinzione dei diversi ruoli, la definizione di responsabilità e la messa in comune di alcune risorse; infine la collaborazione: prevede che le diverse organizzazioni si suddividano in nuovi gruppi con ruoli formali per perseguire Mission e incarichi comuni; in questo caso è necessaria una forte condivisione nella presa di decisioni, i partner condividono risorse e risultati con alti livelli di fiducia reciproca.

Per arrivare ad efficaci processi partecipativi, è importante agire su vari fronti: individuare i diversi attori sociali all’interno della comunità (enti pubblici e privati, associazioni, ordini professionali, imprese sociali ecc) ; sviluppare una buona comunicazione tra tutti gli attori e verso il resto della comunità; individuare motivazioni, interessi, aspettative e analisi del territorio dove si intende agire; rafforzare il senso di appartenenza dei cittadini alla propria comunità, il rispetto e la fiducia condivisa tra tutti i componenti per definire il tipo di impegno e il ruolo che ogni soggetto ha nei confronti degli altri.

Infine, ma non per importanza, il passaggio più critico della “partecipazione”, quello step dove spesso si infrangono i sogni di empowerment comunitario: l’individuazione degli ostacoli all’avvio, allo sviluppo e al mantenimento della partecipazione; le valutazioni riduttive o negative dei cittadini, la disorganizzazione dei diversi partner, le scarse dotazioni, i vincoli normativi, politici e professionali, possono portare a conflitti la cui gestione è una delle competenze più critiche da affrontare; leadership blande o al contrario troppo autoritarie e il non rispetto dei singoli compiti possono mettere in crisi qualsiasi iniziativa condivisa, facendo scemare l’entusiasmo.

L’empowerment non può essere guidato da individualismi, la suddivisione stessa di ruoli e compiti deve essere orientata verso scelte democratiche e comuni, meglio se coerenti con competenze e meriti per portare al minimo fallimenti o ritardi evitabili.

Gli studi principali sul senso ecologico del termine resilienza si occupano della reazione del sistema a disastri naturali, attacchi terroristici, pandemie, crisi economiche. Una comunità resiliente possiede almeno tre caratteristiche differenti: tendenza alla resistenza (assorbire l’impatto della pandemia ad esempio), tendenza al recupero funzionale di ciò che c’è, tendenza alla creatività (migliorare il proprio funzionamento in conseguenza alla crisi). La resilienza di comunità non è una caratteristica solo interna e, così come per l’individuo, le comunità hanno fattori di rischio e fattori di protezione esterni ed interni. Più le diverse parti sono tolleranti e collaborative, migliore sarà la partecipazione, il senso di gruppo cresce con il decrescere dei conflitti interpersonali e il raggiungimento degli obiettivi a breve/medio/lungo termine necessita di un clima sereno e proattivo, scevro da egoismi o interessi tra le parti. Il lungo periodo di isolamento ha portato le persone ad allontanarsi, aumentando il senso di solitudine percepito e acuendo malesseri fisici e psichici conseguenti.

Ora è tempo di reagire, di proporre, di partecipare, di essere parte attiva di questa nuova realtà: una pandemia non può passare senza lasciare strascichi, sta ai sopravissuti alzarsi e iniziare a ricostruire il presente e il futuro con responsabilità e resilienza, per il bene nostro e delle generazioni future.

*psicologa clinica e di comunità
tel: 347 1814992   

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