Cultura

Fabio Stassi nella sezione narrativa e Valerio Magrelli nella sezione poesia sono i vincitori del trentasettesimo Premio “Giuseppe Dessì”

Premio Dessì 2022. Cerimonia di premiazione (foto Luisa Cuccu)
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Il trentasettesimo Premio Dessì ha espresso i suoi verdetti: Fabio Stassi con il romanzo “Mastro Geppetto” (Sellerio) e Valerio Magrelli con la raccolta “Exfanzia”, sono rispettivamente i vincitori delle due categorie, narrativa e poesia, in cui si articola il concorso letterario intitolato all’autore di “Paese d’ombre”. Questa sera (sabato 24) a Villacidro, la cittadina del Sud Sardegna dove Giuseppe Dessì aveva le sue radici, la cerimonia di proclamazione e premiazione, condotta da Neri Marcorè, ha visto sul palco della Palestra di via Stazione, insieme ai due “supervincitori”, gli altri finalisti: Paolo Colagrande con “Salvarsi a vanvera” (Einaudi) e Raffaele Nigro con “Il cuoco dell’imperatore” (La Nave di Teseo) per la narrativa; Silvia Bre con “Le campane” (Einaudi) e Mary B. Tolusso con “Apolide” (Mondadori) per la poesia.

Nel corso della serata di sabato 24 settembre, intramezzata dagli interventi musicali del cantautore tabarchino Matteo Leone, sono stati consegnati anche i due premi speciali che, come sempre, affiancano quelli propriamente letterari: alla drammaturga e regista Emma Dante il Premio Speciale della Giuria, al giornalista e scrittore Matteo Collura e all’attore e regista Michele Placido il Premio Speciale della Fondazione di Sardegna.

Vincitori e finalisti del concorso letterario sono saliti sul podio del Dessì dopo la selezione operata dalla giuria tra le 267 le opere pervenute entro la scadenza dello scorso 15 giugno (189 per la narrativa e 78 per la poesia); giuria presieduta da Anna Dolfi (massima studiosa dell’opera di Dessì) e composta da Duilio Caocci, Giuseppe Langella, Giuseppe Lupo, Luigi Mascheroni, Gino Ruozzi, Stefano Salis, Gigliola Sulis e dal presidente della Fondazione Dessì, Antonello Angioni.

Fabio Stassi e Valerio Magrelli, che si aggiudicano l’assegno di cinquemila euro previsto per i vincitori (agli altri finalisti vanno in dote millecinquecento euro), iscrivono dunque i loro nomi nell’albo d’oro del Premio Dessì accanto a quelli di chi li ha preceduti sul gradino più alto delle trentasei edizioni precedenti: Salvatore Mannuzzu, Maria Corti, Nico Orengo, Laura Pariani, Marcello Fois, Sandro Onofri, Andrea Vitali, Giulio Angioni, Michela Murgia, Niccolò Ammaniti, Sandra Petrignani e Marco Belpoliti, tra gli altri scrittori, e poeti come Silvio Ramat, Maria Luisa Spaziani, Elio Pecora, Alda Merini, Giancarlo Pontiggia, Patrizia Cavalli, Eugenio De Signoribus, Gilberto Isella, Maria Grazia Calandrone, Patrizia Valduga e Maurizio Cucchi.

Fabio Stassi (foto Luisa Cuccu)

«Il romanzo Mastro Geppetto di Fabio Stassi (Sellerio editore) è una contro – favola, un apologo di sofferenza e di disperazione. Esemplare per intensità e scavo sociale e morale» recita la motivazione della Giuria per il premio andato al romanzo dello scrittore romano, classe 1962. «Nel libro di Stassi, Geppetto è la vittima predestinata, un uomo burlato e messo in croce, tra tradizione letteraria della beffa toscana di età umanistica e ottica evangelica, marginalità e segregazione. (…) Geppetto è l’uomo solo per eccellenza, senza figlio, senza amici, senza fate. Gli unici che lo aiutano e lo sostengono sono altri miserabili come lui. Uno dei molti meriti di Stassi è di avere portato fino in fondo questa parabola, senza lieto fine, evitando quella “pornografia rosa” denunciata tante volte da Ennio Flaiano. Pertanto romanzo di grande rigore morale sostenuto da uno stile asciutto eppure mosso e partecipe, mimetico nel seguire e rappresentare il percorso verso l’abisso compiuto dal protagonista, maschera triste e nello stesso tempo sorprendente pagliaccio. I riferimenti culturali, letterari e cinematografici, possono essere tanti. Ma altro merito di Stassi è di averli rivisitati e rielaborati in modo originale, imprimendo loro forza personale e potenza etica. Unite a una ragguardevole espressività linguistica».

Valerio Magrelli (foto Luisa Cuccu)

«Valerio Magrelli è una delle voci più riconoscibili e accreditate del panorama poetico contemporaneo» si legge invece nella motivazione del premio assegnato al poeta, scrittore, traduttore e accademico, esperto in letteratura francese, anche lui nato a Roma, nel 1957: «Le poesie che ha raccolto in Exfanzia sono centrate sull’io, di cui registrano, in chiave totalmente anti-lirica e anti-idillica, soprattutto l’insofferente reattività di fronte alle occasioni quotidiane di frustrazione, di fastidio e di danneggiamento che la vita e la società ci largiscono nostro malgrado. (…) La poesia di Magrelli nasce da un trauma; se la vita è una “piaga”, la poesia è il “pus” che ne fuoriesce: uno dei pochi sollievi, ma inevitabilmente torbido, limaccioso, coi segni e i reperti della lotta sanguinosa, carico ancora di dolore. E questa è appunto la cifra riassuntiva di una scrittura solo apparentemente estemporanea e umorale, in realtà sorvegliatissima e capace di ogni escursione metrica e linguistica: quella cui sembra alludere, raccogliendo una suggestione etimologica, il titolo del libro, perché, se l'”infante” è il bimbo che non ha ancora imparato a parlare, l’ex-fante è l’uomo che, avendo subìto troppe crudeltà dalla vita, non può più parlarne in termini lusinghieri, celebrativi, con la solennità prevista dal verbo latino fari, anche se la condanna a soffrire senza motivo, legato a una ruota di tortura, che è il sentimento stesso della vita per Magrelli, aleggia sui suoi testi come il “fato”».

Emma Dante (foto Luisa Cuccu)

«Il percorso di Emma Dante è stato sempre contrassegnato da grande forza, originalità e coraggio» è scritto nella motivazione del Premio della Giuria andato alla regista, attrice, drammaturga e scrittrice palermitana, classe 1967. «Attenta alla realtà sociale, ai mondi familiari, Emma Dante ha sempre raccontato nelle sue pièces la fatica del vivere e la realtà di mondi poveri e degradati, mescolando sapientemente il tragico con il grottesco e la denuncia con la pietas. (…) Riconoscendo all’unanimità a Emma Dante il Premio Speciale 2022, la Giuria del Dessì ha voluto sottolineare la sua straordinaria, inventiva e coinvolgente attività di drammaturga e regista, attestare l’ammirazione per la sensibilità e la dolente umanità delle sue storie, e complessivamente mettere in risalto la forza di una vocazione e di una passione civile che hanno fatto della sua figura di donna intelligente e risoluta un modello e un sicuro punto di riferimento anche per le più giovani generazioni».

Il nome di Emma Dante è oggi iscritto nell’Albo d’oro dei Premi della Giuria, al fianco di personalità del calibro di Luigi Pintor, Sergio Zavoli, Alberto Bevilaqua, Arnoldo Foà, Francesco Cossiga, Marco Pannella, Piero Angela, Ascanio Celestini, Mogol, Philippe Daverio, Toni Servillo, Piera Degli Esposti, Salvatore Settis, Remo Bodei, Ernesto Ferrero, Claudio Magris, Luciano Canfora e Dacia Maraini.

Matteo Collura e Michele Placido (foto Luisa Cuccu)

Si aggiungono invece a quelli di Vinicio Capossela, Giacomo Mameli, i Tenores di Neoneli, Carlo Ossola, Massimo Bray, Vittorino Andreoli, Ferruccio de Bortoli, Tullio Pericoli, Lina Bolzoni, Andrea Kerbaker, Renata Colorni e Nicola Piovani, i nomi di Matteo Collura e Michele Placido nell’Albo d’oro del Premio Speciale della Fondazione di Sardegna: «Dal libro al film. Il gioco delle parti: vita straordinaria di Luigi Pirandello di Matteo Collura (Longanesi 2010; TEA 2013), diventa un film diretto da Michele Placido, del quale gli stessi Collura e Placido sono gli sceneggiatori»: comincia così la motivazione del Premio assegnato al giornalista e scrittore siciliano e all’attore e regista di natali pugliesi: «Il film che mancava, questo sulla vita del drammaturgo premio Nobel, nato dall’intesa perfetta tra lo scrittore e il cineasta. Da lungo tempo Michele Placido aveva in animo di girare un film sulla vita di Luigi Pirandello e il momento è arrivato con la lettura della biografia-romanzo di Matteo Collura. Dal regista e dallo scrittore apprendiamo che finalmente verrà fatta luce sulla vita di Pirandello: sul suo fascismo, tutt’altro che episodico e ambiguo, sulla follia della moglie Antonietta, sul rapporto con i tre figli, di cui fu al contempo vittima e carnefice, sull’amore ossessivo e a senso unico per l’attrice Marta Abba, sua splendida musa e sua dannazione».

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