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Francisco Porcella, da Gonnosfanadiga a Maui per cavalcare l’onda perfetta

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di Paolo Salvatore Orrù
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“Ho cercato di scoprire, fra i rumori delle foreste e delle onde, parole che gli altri uomini non potevano sentire, ed ho drizzato le orecchie per ascoltare la rivelazione della loro armonia” ha scritto il grande scrittore francese Gustave Flaubert. Parole che potrebbero essere la sintesi del modo di essere di Francisco Porcella, un atleta che all’età di 14 anni (oggi ne ha 33) ha scelto di vivere cavalcando le onde. Era stata un’opzione, tutt’alto che scontata, per un ragazzo ancora acerbo che in quel tempo indossava orgogliosamente la maglia del Cagliari di Gigi Riva, sia pure da allievo. Fra il prato verde, l’urlo della folla, e lo sciabordio a volte minaccioso del mare, ha preferito, citando lo scrittore peruviano Sergio Bambarén, cercare con il suo surf “l’onda perfetta”.

Francisco Porcella

Scrutando i flussi e i riflussi del mare sardo Francisco aveva capito che i suoi campi sportivi sarebbero stati tracciati dalle colossali onde che solcano gli Oceani. E che alle scorribande all’ala destra lui avrebbe scelto di ispirarsi ai funambolismi di Titus Kinimaka, Dave Kalama e Laird. Scelta vincente. Lo scorso anno, a Nazarè (in Portogallo), ha incantato il mondo cavalcando un’onda di 22 metri, conquistando così l’ambitissimo XXL Biggest Wave Award Champion. La prestazione gli ha dato in dono la notorietà: è stato ospite di Porta a Porta di Bruno Vespa, dove ha raccontato divertito la sua impresa, e si è cimentato come ballerino a Ballando con le stelle, alla corte di Milly Carlucci. Insomma, è stato trattato come un evento imprevedibile, come una splendida rosa rossa sbocciata per caso in un rosaio incolto. Chi però lo aveva visto muoversi sin da bambino con estrema serenità fra i flutti del mare in burrasca nella costa di Capitana, vicino a Cagliari, aveva subito capito quale sarebbe stato il futuro di questo formidabile acrobata del mare.

“Questi momenti di gloria, sono il frutto di anni di allenamento, di preparazione psicologica, di pratica continua. Sono uno di quei pochi fortunati che può dire di aver trasformato in lavoro una passione”, ci ha detto Francisco. Non è poco. Ora vive queste esperienze con umiltà, con la consapevolezza che questo suo modo di essere nasce dall’educazione “severa” ricevuta da un padre sardo e una madre americana di New York. “Con i loro insegnamenti, mi hanno dato l’occasione di avvicinarmi alla natura e alle persone con una semplicità che a volte sorprende anche me”. Sono loro, “papà e mamma”, la chiave per interpretare le sue scelte di vita prive di orpelli e il suo formidabile coraggio.

L’italo americano Francisco Porcella, oltre a parlare le lingue dei propri genitori, si esprime, nonostante la sua costante lontananza dalla Sardegna, anche in campidanese. “Castia a biri tui”, certo che è così – ha sorriso – subisco l’influenza di papà che quando può si rivolge a me in lingua sarda, mia madre fa altrettanto con l’inglese made in New York, ovviamente mi esprimo anche in italiano”. Lingue e filosofie differenti che comunque gli stanno dando la possibilità di approcciarsi con molta cognizione di causa alle cose del mondo.  Francisco è un isolano in tutto e per tutto: è nato in Sardegna, ma è stato adottato da Maui (meravigliosa isola delle Hawaii). Mondi e mentalità diverse. “La Sardegna, se la si confronta con le Hawaii ha caratteristiche più marcate, perché non è solo natura, ma anche storia, tradizione, cibo”. Quando qualche straniero visita l’antica Sandalia, si innamora non solo delle sue bellezze, “Ma anche della vita notturna che alcune nostre città sanno offrire con molta naturalezza, con molta sobrietà, ma anche con tanta innata cortesia”. Maui, invece, ha un rapporto con la natura più intenso che, peraltro, permette a chi ci abita – e a chi la percorre da turista – di cimentarsi in tante attività sportive.

Non solo, avendo un clima tropicale, può essere visitata tutto l’anno. “Prendere il meglio dai due mondi e pensare ad un amalgama è impossibile, perché tutte e due le isole hanno tratti originali davvero marcati”, ha suggerito. La famiglia di Francisco è originaria di Gonnosfanadiga, un piccolo borgo assiso sotto le pendici del Monte Linas. “Un posto speciale che, quando posso, visito con zio Benedetto e nonno Paolo, ma anche con i miei cugini, con i quali, nonostante la lontananza sono rimasto sempre in contatto. Quando torno a Gonnos, soprattutto di fronte alle bellezze della natura, riscopro le mie origini: lì sento le mie radici dei miei sogni”.   Un modo di essere e di vivere che Francisco poi ripropone in tutte le sue uscite internazionali. Un ambasciatore importante, perché “Quando io racconto delle nostre usanze, del nostro modo di essere, in tanti sentono il bisogno di visitare la terra degli Shardana”.

Il giovanotto ha un rapporto speciale con suo padre. “Papà Pietro è un uomo molto orgoglioso, diciamo pure sardo testardo, da lui ho imparato a osare”.  Il campione non ha dimenticato le sue radici: “Più giro il mondo più capisco che noi sardi abitiamo in un luogo speciale, che a volte diamo per scontato”. Alcuni dicono che le gratificazioni bisogna cercarle lontano; altri dicono che soggiorna vicino, nella casa; ma la felicità perfetta la si trova solo dove hanno calpestato la terra i tuoi avi. “Una delle cose belle della nostra passione è che possiamo vivere come abitanti del mondo, lo sport ci permette di non avere confini, ma solo in Sardegna riesco a ritrovare me stesso”.  Francisco starebbe volentieri sempre in acqua, ma bisogna anche vivere, lavorare, pensare al futuro. “Lavoro nel mondo delle pubblicità”, ma preferisce non sbilanciarsi troppo. Il domatore di onde vive anche una intensa vita social, in particolare, predilige raccontarsi su Instagram, perché ha sostenuto, “mi permette di esprimermi soprattutto con le immagini”.

Dice di avere un altro sogno da realizzare: “Vorrei organizzare un grande evento in Sardegna”.  A Capo Mannu? gli abbiamo chiesto, ma questa volta il giovane fuoriclasse non si sbilancia, ci dice solo che vorrebbe insegnare ai giovani sardi ad “amare questi sport acquatici”. Tutto bene dunque? Non sempre. Nel 2020, la World Surf League lo aveva inserito fra i cinque surfisti in lizza per assicurarsi il “Wipeout of the Year”, premio assegnato alla caduta più spettacolare dell’anno. In questa speciale classifica, era stato citato, insieme agli hawaiani Keala Kennelly e Torrey Meister, anche il nostro Francisco, tutti disarcionati da Jaws, la famigerata onda dell’Oceano Pacifico al largo dell’isola hawaiana di Maui. In corsa per la conquista del titolo c’erano anche il brasiliano Felipe Cesarano travolto da un’onda gigante a Nazarè in Portogallo e il marocchino Jerome Sahyoun che ha dovuto fare i conti con un’altra onda atlantica, al largo dell’Irlanda Mullaghmore Head. Per la cronaca, quella volta a vincere il poco ambito premio era stato Keala Kennelly.

“Esistono luoghi che ci chiamano, magari anche da molto lontano. Non ne conosciamo la ragione, ma, ancora prima di averli visti, sappiamo che seguendo il loro richiamo ritroveremo un pezzo della nostra anima”, ha scritto Silvia Montemurro, l’autrice di “L’inferno avrà i tuoi occhi”. Sembra così anche per lui.

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