di Giovanni Contu
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Basaglia, chi era costui ? Avrebbe compiuto cent’anni l’11 marzo scorso, il promotore – il suscitatore come lo definì Maurizio Costanzo durante un’intervista televisiva del 1979 nel programma “Acquario” – di un grande progetto rivoluzionario in ambito psichiatrico, maturato nel corso di un periodo storico caratterizzato da grandi trasformazioni sociali.
In risposta al pungolare del giornalista coi baffi, molto più semplicemente definì sé stesso piuttosto come colui che rappresenta un ampio movimento di base, portatore di istanze di rinnovamento nella cultura scientifica, sanitaria e di progresso sociale. La sua, quella di Franco Basaglia, fu la mente della legge 180, universalmente riconosciuta come punto di partenza per una riforma che in Italia porta ancora il suo nome.
Lo si potrebbe indicare anche autore di una riforma disattesa; dall’entrata in vigore della legge quadro nel 1978, in Italia gli ospedali psichiatrici hanno progressivamente e definitivamente cessato la loro funzione per far spazio ai Centri di Salute Mentale ma nell’arco di oltre quattro decenni ci si è avviati con molta incertezza sulla “mentalità copernicana” nel considerare il binomio uomo-malattia. In alcune città, dalla fine degli anni Settanta si dovrà attendere molto tempo solo per avviare un timido processo di riqualificazione negli ex manicomi. In altre, gli interventi non sono stati nemmeno quelli edilizi e diverse strutture sono oggi veri e propri villaggi fantasma, monumenti abbandonati, padiglioni diroccati, erbacce, ruggine, calcinacci e nelle tracce sui muri i segni della sofferenza, che lasciano il ricordo struggente e doloroso. Ancora troppe sono rimaste le differenze fra nord e sud della penisola e un senso di solitudine diffuso permane sotto traccia nell’attuale dilagante crisi di civiltà, fra nuove forme di dipendenza, degrado, povertà culturale ed emarginazione.
La strada da percorrere rimane ancora molto lunga e in tante parti tutta da costruire, dal punto di vista della ricerca medica, e della sostenibilità collettiva. Per gli addetti ai lavori, e per il pubblico attento alle trasformazioni sociali in atto, al fine di mantenere viva la memoria sul nostro recente passato, da qualche settimana è nelle librerie, la ristampa per Meltemi editore, arricchita e aggiornata nella collana 180 – Archivio critico della salute mentale, di un volume realizzato da Mario Colucci e Pierangelo Di Vittorio, “Franco Basaglia, pensiero, pratiche, politica”.
Pensato e scritto per sollecitare la sensibilità verso la cultura psichiatrica intesa come esperienza umana, il volume ripercorre le tappe della formazione del giovane Basaglia, descrive il personaggio visionario e l’audacia delle idee, il modello filosofico di riferimento e la volontà di osare e opporsi allo scetticismo di un ambiente culturale ostinatamente tradizionalista.
Da interprete di un grande movimento popolare alla ribalta internazionale, fino alla malattia, inesorabile, che in breve tempo lo portò alla morte, la sua è stata e rimane tutt’ora una figura di riferimento imprescindibile nell’attuale dibattito culturale sul modo di comunicare, interpretare e gestire i bisogni dell’uomo nel proprio ambiente famigliare di fronte al disagio psichico.
Non ebbe modo di portare a compimento il proprio impegno ma lasciò un’eredità che così può esprimersi, molto in sintesi: si puà realizzare – lo si è dimostrato con i risultati ottenuti nella città di Gorizia – una modalità alternativa a quella di un reparto in cui vige la logica del contenimento dove si affronta la patologia ma non si cura il paziente, con i suoi bisogni, il proprio vissuto e la specificità dell’esistenza.
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