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L'intervista Samassi

Frattura sempre più palese all’interno della maggioranza

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Quando e come è nata la passione per la politica?
La mia passione per la politica nasce da giovanissima, credo di averla acquisita in famiglia. Sia mio nonno sia mio padre hanno avuto un impegno politico e sindacale disinteressato che mi ha fatto capire che spendersi per i più deboli, per i diritti, per la giustizia, per un mondo migliore valga davvero la passione di una vita. A 17 anni mi sono impegnata con la rappresentanza studentesca e mi sono iscritta ai Democratici di sinistra. La mia militanza diventa negli anni sempre più intensa e convinta nel Partito Democratico e nei Giovani Democratici. Nel 2014, in occasione del congresso locale, ho deciso di non rinnovare la tessera in quanto ho difficoltà a riconoscermi nelle politiche messe in campo dal partito nazionale e per una totale assenza di politica nel circolo locale.
Perché aveva deciso di candidarsi con la lista Samassi cambi@?
Ho voluto dare un senso all’impegno politico mettendomi in gioco. Sentivo di volermi prendere la responsabilità di rappresentare un’idea diversa di Samassi, le condizioni erano favorevoli, un gruppo eterogeneo, coeso, competente, un programma sostenibile. L’atmosfera era delle migliori: tanto entusiasmo e motivazioni che all’indomani della vittoria sono svaniti. Dal tentativo di disconoscere il mio risultato elettorale e quello di alcune figure storiche del circolo sino al taglio delle risorse per i capitoli di bilancio del mio assessorato. Un’occasione persa per Samassi che sarebbe potuto crescere con la progettazione integrata attingendo finalmente dai numerosi finanziamenti europei. Quando ci si ritrova a fare i conti con l’amministrare e le difficoltà quotidiane cambiano molte cose, si diventa ancora più consapevoli dell’impegno preso con i samassesi.
Quali obiettivi pensava di portare a termine e quale situazione c’è dopo tre anni di mandato?
A distanza di due anni si sono persi due assessori facendo passare una rottura totale per un semplice cambio di deleghe, i gruppi di riferimento della coalizione e comitato elettorale quasi non esistono più. Il Pd cerca con difficoltà di riorganizzarsi non capendo che il peccato originale sta negli errori e nell’aver assecondato personalismi e capricci di chi confonde autorità con autorevolezza. Per quanto riguarda lo stato di avanzamento del programma elettorale si registrano soprattutto ritardi sulle opere pubbliche e assenza di progettualità vera. Ciò che mi spinge ad andare avanti sono quelle persone che mi hanno sostenuta e che ancora in molti casi mi mostrano stima e affetto.
Da assessore alla comunicazione, progettazione integrata e politiche giovanili a consigliere: perchè?
Per il sindaco non sarei mai dovuta diventare assessore. È mancata la fiducia dall’inizio e questo ha incrinato drasticamente i rapporti. Mi sono state assegnate deleghe nuove in cui ho creduto molto, ma che alla lunga si sono rivelate di ritaglio. Poche risorse per operare e per lungo tempo non ho avuto neanche riferimenti negli uffici. Non sono stata l’assessore accomodante che qualcuno forse avrebbe voluto e per questo in più occasioni c’è stata la volontà di sostituirmi, inizialmente con il parere contrario del circolo del Pd che, messo con le spalle al muro, ha preferito salvare quel che rimane dell’amministrazione piuttosto che la dignità politica dei suoi militanti. Ho lavorato con massimo impegno. Sapevo che prima o poi sarebbe successo ma ho scelto di essere cacciata piuttosto che andarmene perché i samassesi sapessero che chi disfa ha un nome e un cognome.
Èd è anche uscita dalla maggioranza.
Lasciare il gruppo con cui si è costruito e condiviso un percorso è stato molto faticoso. Ma è stata una 17fo- ilaria cariascelta necessaria. Nonostante non fossi più assessore ho espresso la volontà di continuare il mio impegno di consigliere in maggioranza, anche se contestualmente palesai delle criticità e problematiche al suo interno. Non mi è stato perdonato, tanto da essere stata esclusa dalle riunioni di maggioranza. Di fatto per un anno ho dovuto esercitare le mie funzioni con gli strumenti messi a disposizione di un consigliere di minoranza. Non partecipando alle decisioni non potevo di certo condividere a prescindere le scelte che la maggioranza di volta in volta adottava. Con il passar del tempo mi sono resa conto che purtroppo la situazione non stava migliorando ma precipitando. L’amministrazione dopo poco più di tre anni di mandato è in forte ritardo sui lavori pubblici, continua a concentrarsi principalmente su attività che considero non prioritarie per il bene della comunità. A questo si aggiunge il fatto che il Pd locale sta vivendo un momento di grande crisi e divisione.
Ultimamente ha presentato diverse interpellanze, con quale finalità?
Con le interpellanze voglio dimostrare che nonostante si sia cercato di delegittimarmi come assessore e come persona non ho mai smesso di battermi per le cose in cui credo. Mi piacerebbe che soprattutto i giovani trovassero la forza di non appiattirsi, di non rassegnarsi alla mediocrità, di essere se stessi, di non smettere di credere nei sogni e lottare per questi. Alle mie articolate interpellanze sono state date risposte superficiali, un po’ elusive, su alcuni aspetti non c’è stata alcuna risposta. Per quanto riguarda la chiusura del chioschetto di piazza Resistenza spero che sia solo temporanea, che nel giro di qualche mese arrivi una soluzione. Alcuni cambiamenti saranno fisiologici ma non dovranno prescindere dalla tutela dei posti di lavoro, attualmente cinque. Mi è sembrato doveroso chiedere, insieme ad altri consiglieri che condividono le stesse mie preoccupazioni, la convocazione urgente del consiglio comunale aperto ai cittadini.

Carola Onnis

RIPRODUZIONE RISERVATA
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