Attualità

Furtei, ex miniera dell’oro: proseguono le bonifiche

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di Simone Muscas
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La vicenda della ex miniera dell’oro di Furtei continua a far discutere. Poche settimane fa infatti il Comune di Furtei ha emanato un’ordinanza che ha autorizzato la società responsabile delle operazioni di bonifica (la Igea S.p.A., partecipata della Regione Sardegna), a effettuare dei lavori urgenti di messa in sicurezza del bacino Is Concas, l’invaso che contiene residui tossici fra cui il cianuro.
L’intervento si è reso necessario dopo che a febbraio la stessa società aveva comunicato che, a causa delle continue e intense piogge verificatesi nell’ultimo periodo, si era osservato un innalzamento del livello delle acque all’interno del bacino che sorge in prossimità dell’area di Santu Miali. Il margine di sicurezza dell’invaso in quel periodo era appena inferiore a otto centimetri: il perdurare dei fenomeni piovosi avrebbe pertanto potuto portare a un ulteriore innalzamento del livello delle acque. Il lanciato allarme non ha però scongiurato il pericolo tant’è che appena qualche settimana dopo (la prima settimana di marzo) l’Igea dava comunicazione di una fuoriuscita di acque acide dalla fossa del bacino di Is Concas data però da fenomeni di filtrazione attraverso l’argine e non per fenomeni di fuoriuscita dal margine.
Attraverso un’ordinanza comunale è stata quindi messa in evidenza la necessità di attivarsi al più presto con il prelievo di circa duemila metri cubi d’acqua in modo da riportare le acque al livello di sicurezza minimo, inferiore quindi ad almeno quaranta centimetri al margine dell’invaso. Le operazioni – si evince nel documento comunale – avrebbero dovuto assicurare la messa in sicurezza del bacino con operazioni di estrazione dell’acqua inquinata lì presente con l’utilizzo di elettropompe.
«L’ordinanza a procedere – spiega il sindaco di Furtei, Nicola Cau – è stata necessaria e improrogabile. Come primo cittadino del paese mi auspico che Igea realizzi finalmente l’impianto di trattamento delle acque per risolvere in modo definitivo questi problemi legati alla piovosità eccessiva».
Il nuovo capitolo, quello della fuoriuscita delle acque tossiche, va quindi ad aggiungersi all’infinita saga che riguarda l’ex miniera dell’oro che racconta purtroppo di un sito di estrazione lasciato come peggio non avrebbe potuto (ben 300 gli ettari inquinati) dall’impresa australiana che oltre dieci anni fa ne gestì l’estrazione mineraria. Il problema è rilevante non solo per la comunità di Furtei, ma per tante comunità del territorio visto che gli effetti negativi dei residui tossici potrebbero ora ripercuotersi sull’ambiente idro-geologico di tutta l’area antistante al rio Mannu, il principale alveo della Marmilla.
La Regione, nel 2019, ha impegnato circa 30 milioni di euro di risorse pubbliche (in barba al sacrosanto principio del “chi sporca paga” paradossalmente non preso neppure in considerazione dall’impresa che gestì a suo tempo la fase estrattiva) per avviare una prima fase di bonifica (ancora da completare), a cui, secondo gli intenti progettuali, ne dovrebbe seguire un’altra di egual cifra. Intanto, mentre i lavori di manutenzione straordinaria per bloccare la fuoruscita delle acque dal bacino sono stati avviati e si spera che i danni ambientali riscontrati siano stati solo di lieve entità, si rimane in attesa dei sopralluoghi tecnici da parte dei responsabili della Regione Sardegna al fine di valutare lo stato dell’arte delle operazioni di bonifica per capire finalmente se quel sito che si presenta oggi simile a un paesaggio lunare abbia una qualche possibilità di riprendere quel colore e quella vita che gli appartengono.

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