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Gairo vecchio: un tuffo nel passato a pochi chilometri dal mare d’Ogliastra

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di Antonio Obinu

Gairo vecchio è sicuramente la più famosa tra le Ghost Town esistenti in Sardegna. Molte di origine nuragica, alcune come eredità della tradizione industriale e soprattutto mineraria, altre parte integrante la storia recente della nostra isola. “Terra che scorre” è il sinistro significato del nome di un paese che nel corso del XIX secolo ha dovuto subire il selvaggio disboscamento del suo territorio, esponendolo così al rischio di frane e smottamenti.
Senza questa naturale protezione, la popolazione ha dovuto affrontare una lunga serie di alluvioni, ad iniziare già dalla fine del 1800 per poi ripetersi nel 1927, nel 1940 e la più disastrosa nell’ottobre del 1951. Ciò che tecnicamente successe quei giorni fu lo scontro di una massa d’aria fredda proveniente dalla penisola iberica, con l’alta pressione che stazionava su quella che ancora si chiamava Jugoslavia; la Sardegna stava proprio nel mezzo. L’eccezionalità dell’evento fu dovuto non solo alla durata, cinque giorni consecutivi di pioggia dal 14 al 19 ottobre, ma soprattutto alla quantità d’acqua caduta costantemente in quei giorni. Si deve infatti pensare che paradossalmente si veniva da un periodo di siccità per il quale l’invaso del Flumendosa era ridotto al minimo, l’acqua a Cagliari veniva razionalizzata e arrivavano i primi finanziamenti dal Governo nazionale alle aziende agricole in ginocchio per il protrarsi del periodo siccitoso.
Il paese, contando anche la frazione di Gairo Cardedu, contava poco più di 3200 unità; tutto però finì in quei giorni e lentamente la popolazione si trasferì verso i centri abitati di Gairo Sant’Elena, quello attualmente più popoloso e che dista solo alcune centinaia di metri più a monte; Gairo Taquisara, dove si trova la stazione ferroviaria utilizzata esclusivamente per i servizi turistici del “Trenino Verde” nella tratta Gairo-Arbatax e la frazione di Gairo Cardedu che in seguito, nel mese di Maggio del 1984 ottenne la sua autonomia. Lo Stato aiutò la popolazione avvalendosi con una indennità inizialmente pari a 1,3 milioni di lire in funzione dei danni subiti e assegnando un lotto di terreno di circa 100 mq; la cifra negli anni è stata rimodulata in relazione al costo della vita per arrivare attualmente a poco meno di 21.000 euro. L’acquisizione da parte del Comune di Gairo dei terreni su cui sorgono aree e alloggi è stato il presupposto indispensabile per la successiva cessione della proprietà ai privati cittadini. Nel mese di Maggio del 2016 è stato stipulato il trasferimento relativo ai beni immobili dal Demanio dello Stato alla Regione Sardegna. La stipula di un atto di cessione gratuita tra il Comune di Gairo e l’originario assegnatario o i suoi eredi sta continuando non senza difficoltà per la situazione che si è venuta a creare cioè quella di discendenti degli aventi diritto di terza o quarta generazione la cui identificazione non sempre è facile ed immediata, soprattutto per il fatto di non essere più residenti a Gairo ma emigrati o nati in altre località sia in Italia che in paese extraeuropei quali per esempio Australia e Brasile.
A metà degli anni sessanta fu trasferito l’ufficio postale nel centro abitato di Gairo Sant’Elena, quindi il progressivo spopolamento sino agli inizi degli anni settanta quando Gairo Vecchio divenne il paese fantasma che oggi conosciamo.
La maggior parte delle abitazioni, caratterizzate tutte da mura portanti in pietra, sono costruite in due livelli; le finestre oltre che su lato strada si aprono in direzione della vallata in sommità della quale dominano i centri abitati di Ulassai e Osini. Anche quest’ultimo centro abitato negli stessi giorni fu colpito dal nubifragio e subì medesima sorte obbligando i propri abitanti ad allontanarsi dalle loro abitazioni e fondare, poco distante, Osini “Nuovo”.
Le coperture delle abitazioni hanno subito l’azione del tempo e causa l’azione dell’acqua e del vento sono progressivamente crollati, facendo collassare anche il piano intermedio. L’impossibilità di garantire una sorveglianza continua del borgo abbandonato, ha favorito nel primo periodo il furto di parte della pavimentazione in pietra e granito che si trovavano nelle soglie delle abitazioni oltre alle tegole ed infissi ancora in buono stato. Negli anni successivi si è fatta sempre più impellente la necessità di recuperare e mantenere vivo il ricordo e provvedere, per quanto possibile, alla messa in sicurezza delle strutture. Nella parte alta del paese è stata realizzata la chiesa dove nel mese di Agosto si festeggia Sant’Elena; altri lavori stanno attualmente interessando alcune abitazioni lungo la strada statale. La mancanza di fondi e la normativa in tema di sicurezza rendono più difficile l’intervento sia dell’amministrazione, sia le iniziative di singoli volontari.
Nonostante il sito sia interdetto al pubblico per ovvi motivi di sicurezza, è meta continua di curiosi, turisti e appassionati di fotografia; è possibile comunque arrivare sino all’ingresso di Gairo Vecchio, una sorta di piazzale con vista sul paese, e da lì vedere ciò che rimane della esperienza di vita di alcune migliaia di persone che nel giro di pochi giorni sono state costrette ad abbandonare le proprie case.

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