RUBRICA. PSICOLOGA

Genitori dei propri genitori

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di Alice Bandino*
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Negli scorsi numeri abbiamo parlato dell’“esercito dei caregiver”, soffermandoci sui caregiver familiari che assistono gratuitamente e quotidianamente un proprio parente non autosufficiente fisicamente e/o mentalmente: lavare, vestire, cucinare, adempiere agli obblighi burocratici il proprio caro, convivente o non convivente, adottare tecniche di sorveglianza attiva, intervenendo in caso di pericolo per l’assistito o gli altri o passiva nel caso il paziente allettato necessiti di controllo.

Confrontandomi sull’articolo con l’Assessora all’Istruzione, Pari opportunità’, Politiche per l’infanzia e l’Inclusione sociale del Comune di Guasila, Consuelo Palmas, coordinatrice del “Centro per la Famiglia-Trexenta” (professionista con comprovata esperienza in strutture deputate alla tutela della salute mentale per minori e adulti), ho reputato importante integrare l’argomento sensibilizzando su una categoria di familiari assistenti “particolari” di cui si parla poco, con titubanza, quasi un tabù scomodo che apre ferite emotive su una realtà che si preferisce non vedere e/o non sapere.

Sto parlando di più di un milione di figli che in Italia hanno uno o entrambi i genitori affetti da disagio psichico, caregiver invisibili ai quali oggi proverò a dar voce, non certo per colpevolizzare i genitori, ma per far conoscere, far capire e a stimolare interventi istituzionali e sociali idonei per arginare le conseguenze di questa piaga che oltre a ricadere sui minori e sulle famiglie, può limitare il benessere percepito da tutti i  cittadini delle nostre comunità territoriali, a causa del conseguente disagio psicologico a macchia d’olio che ne deriva.

Quando le disabilità sono fisiche è più probabile (ma non scontato) che si attivi anche un qualche genere di supporto sociale, sanitario o economico per “alleggerire” il carico dei familiari, ma le patologie mentali sono spesso ignorate al di fuori del nucleo familiare o sottovalutate, con la conseguenza che, se trascurate, non curate o ancora peggio mai diagnosticate, potrebbero essere vissute come un carico emotivo insostenibile e cambiare (in peggio) il destino di figli. La letteratura sull’argomento, la nostra formazione professionale di comunità e l’esperienza ci insegnano che spesso l’incuria, la negligenza, il maltrattamento fisico, etico o educativo, come anche l’abuso sessuale verso i figli o ancora la severità eccessiva, l’interesse intrusivo e morboso, la perenne ansia e/o le tecniche di controllo, possono essere conseguenze di disturbi mentali o comportamentali genitoriali.

A questo punto proviamo ad entrare nella testa di questi figli: da una parte l’amore incondizionato verso il/i genitore malato e l’attivazione di dinamiche disfunzionali volte ad arginare i comportamenti e a elemosinare briciole d’amore tra una crisi e l’altra, per soddisfare il fisiologico bisogno di accudimento, conforto e sostegno che spetterebbe a ogni minore; dall’altra la difficoltà di acquisire comportamenti, pensieri e dinamiche “sane”, armoniche e funzionali a un corretto sviluppo psico fisico.

Essere trattati con freddezza, con distacco, con rabbia, con violenza, con ambivalenza, sentirsi rifiutati o ancora peggio accusati di essere la causa del disagio psicologico di mamma o papà, crea una ferita indelebile, medicabile, accettabile ma raramente guaribile del tutto. La chiusura dei manicomi a favore di una più giusta e umana integrazione promossa da Basaglia, non sorretta da strutture sufficienti e idonee per la realizzazione di questa integrazione, ha reso più difficile il monitoraggio e la quantificazione del problema e quindi impedisce ancora oggi l’attivazione di interventi efficaci che sostengano tutte le parti in causa. A livello sociale poi vi è la tendenza a ironizzare sulla malattia mentale: schizofrenia, disturbo bipolare, depressione (per citare le più diffuse) o l’uso/abuso di qualsiasi tipo di sostanza, possono essere motivo di ilarità, scherno, umiliazioni, soprusi, bullismo o mobbing per chi ne soffre e per i familiari; come se non bastasse la confusione generata nella testa dei figli, la compulsione all’àgito, l’imprevedibilità delle reazioni, degli umori e dell’affettività dei genitori, i bambini (poi adolescenti e in fine adulti)  si trovano a doversi proteggere e difendere dall’ignoranza e dalla cattiveria sociale in materia; essi tendono a non chiedere aiuto per paura di innescare dinamiche coi Servizi Sociali o le Forze dell’ordine che potrebbero allontanarli dal genitore amato/odiato/temuto o compromettere il già labile rapporto con esso; oppure possono manifestare a loro volta comportamenti disfunzionali e/o devianti, un po’ come reazione emotiva alla frustrazione e alla sofferenza, un po’ come ripetizione di dinamiche vissute in casa e un po’ per attirare l’attenzione su di sé e quindi distoglierla dal genitore malato per proteggerlo, talvolta l’unica personale disperata richiesta di aiuto possibile. Naturalmente al pari delle patologie fisiche, anche quelle mentali hanno un proprio stadio, un diverso decorso e una personale incisività nel nucleo familiare circostante; la sensibilizzazione verso questa realtà e l’intervento precoce può rendere meno pesante la vita di questi fragili (e allo stesso tempo fortissimi) caregiver. In generale, la presenza di malattia può disorientare il rapporto di coppia, portando il coniuge più sano ad abbandonare l’altro con conseguente abbandono anche dei figli che restano in balìa degli eventi o al contrario ad andarsene insieme ai figli lasciando il genitore più vulnerabile con crudeltà al proprio destino; accade anche in presenza di patologie fisiche, ma è più frequente nel caso delle malattie mentali. Il dolore e la sofferenza in entrambe le situazioni può portare il bambino o l’adolescente a maturare prima del tempo; a non conoscere quella spensieratezza e leggerezza dei propri coetanei; a sentirsi in colpa o “in ansia” quando ci si allontana da casa anche solo per frequentare la scuola, magari abbandonandola precocemente; ad evitare attività sportive o ricreative, uscite, gite o vacanze per paura di lasciare solo il/i genitore/i; a temere per l’incolumità del genitore che potrebbe farsi del male o farne ad altri (come ci ricordano i fatti di cronaca recenti); a sviluppare insicurezza e bassa autostima, rabbia, tristezza o invidia verso quella normalità mai sperimentata. Abbattere il muro di omertà che circonda questa dura realtà può, come ho detto prima, esporre tutto il nucleo al giudizio sociale, ma può anche attirare la solidarietà di chi empatizza o vive la stessa situazione; può inoltre essere l’occasione per accorgersi del problema e permettere ai professionisti di intervenire adeguatamente ed efficacemente, prima che sia troppo tardi per tutti.

Lo Stato per primo deve garantire il corretto funzionamento e le risorse umane formate adeguatamente per sostenere i Servizi deputati a questi interventi, a partire dal servizio pubblico: medici di base, i pediatri, la neuropsichiatria infantile, i consultori familiari, lo spazio giovani, il servizio per l’età evolutiva. Il Dipartimento di Salute Mentale è formato dai CSM (i centri di salute mentale diurni, gli ex-CIM), i CD (i centri diurni, semiresidenziali, chiusi la notte), i SR (i servizi residenziali a carattere socio-riabilitativi o terapeutico-riabilitativo), i Servizi Ospedalieri (come i Day Hospital e i reparti di Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura). In alternativa sempre più numerosi Comuni o Associazioni offrono gruppi di auto mutuo aiuto specifici per minori e adulti e in fine i numerosi professionisti privati possono intervenire nel proprio studio o attraverso progetti nelle comunità territoriali per supplire alla grave carenza di personale nella sanità pubblica. E poi la scuola che resta sempre un punto privilegiato di osservazione in presenza di disagio; i minori vogliono essere ascoltati e supportati; la realtà è che per tutelare i figli, per farli sentire meno soli e per arrivare anche solo ad accorgersi di queste situazioni, è necessario un ascolto attento da parte di tutti e partendo dalla prevenzione si può fare rete sensibilizzando il resto della cittadinanza!

*psicologa
347 1814992

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