Economia & Lavoro

Gian Paolo Olla: “Gli esperti, prima di prendere una decisone dovrebbero coinvolgere le categorie interessate”

Fabrizio Olla
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di Maurizio Onidi
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Continua la nostra indagine sulle attività chiuse a seguito del Coronavirus, per capire come si sono organizzate o si stanno preprando alla riapertura.

Abbiamo sentito  Gian Paolo Olla, titolare de “Sa Prenza wine bar prosciutteria”.

Che effetti ha avuto il Covid-19 sulla sua attività?
«Avevamo appena festeggiato il primo anno di attività quando abbiamo dovuto abbassare la serranda causa Coronavirus. Dopo il primo periodo fisiologico di rodaggio, trattandosi di un locale dove alla tradizionale attività del bar si può anche consumare un pasto veloce, si stava iniziando a ingranare con reciproca soddisfazione visti i feedback della nostra clientela. Tornando agli effetti negativi sull’azienda è evidente che pur in mancanza di incassi, i costi fissi ci sono stati e con sacrificio sono stati onorati utilizzando i pochissimi risparmi accantonati, tenuto conto che le spese per l’allestimento del locale sono state importanti e una grossa fetta deve essere ancora pagata. Non voglio quantificare i mancati incassi per non entrare in crisi con l’altra parte di me stesso che mi dice di chiudere».

Ha ricevuto contributi in questi mesi?

“Ho ricevuto i 600 euro che comunque sia anche se piccolo è pur sempre un’aiutino”

Cosa chiede per ripartire?

«È una domanda che richiedere molteplici risposte.  Vediamo subito la ripresa dell’operatività che a mio avviso non ha senso come è stata articolata. Questa “apertura breve” è da considerarsi più una prova tecnica di riapertura che una ripresa dell’attività vera e propria che non ha trovato Il pieno accordo del comparto. Mi spiego meglio, ha senso darci la possibilità di fare un caffè che può essere solo asportato e non bevuto nel locale con tutti gli adempimenti e i costi che richiede mentre ciò è consentito ai distributori automatici?  Questo è solo uno dei tanti esempi che evidenziano delle palesi incongruenze. Come imprenditore capisco che chi in questo momento deve prendere delle decisioni non abbia un compito facile è altrettanto vero che se da parte di queste famose task force di esperti ci fosse un maggior coinvolgimento delle categorie interessate forse qualche decisione più in linea con le aspettative potrebbe essere presa. A mio avviso avrebbe più logica aspettare una settimana ancora per poi ripartire con l’attività a tempo pieno. Per quanto riguarda la parte finanziaria ho presentato la domanda per il finanziamento garantito dallo stato che però nel caso specifico mio, essendo stati presi come riferimento i redditi 2018 e avendo aperto l’attività nel corso di quell’anno, la mia base di calcolo del famoso 25% sarà ancora più bassa. Aspetto la risposta da parte dell’istituto di credito che indipendentemente dall’esito non risolverà il mio fabbisogno per potermi consentire anche di sfruttare gli spazi all’aperto, messi a disposizione gratuitamente dall’amministrazione comunale per utilizzare i quali è necessario acquistare apposita attrezzatura e assumere personale. Una misura determinante che potrebbe dare la spinta iniziale per la ripartenza sarebbe certamente un finanziamento a fondo perduto anche perché il Comune ci è vicino ma non basta. Spero infine che questo maledetto virus muoia al più presto perché di vittime ne ha già fatte troppe».

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