Attualità Serramanna

Gianluigi Gessa: all’istituto Buonarroti per parlare di (tossico) dipendenze

Gian Luigi Gessa
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Gian Luigi Gessa ha tenuto un’affollata e partecipata conferenza nell’aula magna dell’I.I.S. Buonarroti di Serramanna. Durante l’incontro, rivolto agli studenti della scuola superiore, sono stati discussi i problemi di dipendenza da sostanze psicotrope, del gioco, e dai social media. Prof. Gessa, uno dei più illustri scienziati italiani in questo campo, oltre che brillante comunicatore, ha subito inquadrato gli stupefacenti in una categoria di sostanze che sono state scoperte e sintetizzate da culture che ne hanno fatto e ne fanno uso senza che la cosa sia percepita intrinsecamente come un qualcosa di pericoloso né per la società né per le persone, ma che tale stigma sia dato più da fattori culturali, sociali ed economici che non da aspetti medico-scientifici. Anzi, dovendo stilare una classifica di pericolosità degli stupefacenti, bisognerebbe considerare come primo fattore il fatto di poter colpire potenzialmente il maggior numero di persone, e quindi senz’altro al primo posto andrebbe indicato il tabacco, quindi l’alcool ed a seguire anfetamine, cannabinoidi ed oppiacei.

La scienza definisce con precisione ciò che viene individuato come stato di “dipendenza” ed anche i meccanismi neuronali che provocano tale condizione: nel nostro cervello gli stati di benessere vengono attivati da sostanze chimiche naturali che rispondono a determinati stimoli ambientali piacevoli e gratificanti per l’individuo. Le sostanze psicotrope si sostituiscono alle sostanze naturali attivando lo stato di benessere anche in assenza di una situazione che ne giustifichi la presenza, lo fa anzi con una capacità superiore alla sostanza naturale, al punto che la sostanza naturale cessa di essere sintetizzata ed il cervello comincia a rispondere solo alla sostanza artificiale. Da questo momento in poi si attiva lo stato di dipendenza dalla sostanza psicotropa che diventa di fatto centrale nella vita della persona che ne fa uso. La persona si dovrà preoccupare di avere sempre disponibile con sé la sostanza, e la preoccupazione di averla sarà molto importante, se non centrale, nel corso della giornata.

È stato dimostrato per alcune sostanze che esiste una predisposizione genetica al rischio di dipendenza, tuttavia la dipendenza si può attivare anche per persone non geneticamente disposte, e non è un caso che l’insorgere di dipendenze sia molto più correlato a fattori di disagio e marginalità sociale che non a fattori genetici: è infatti comprensibile che chi ha maggior bisogno di evadere da una vita insoddisfacente trovi sollievo nell’uso di sostanze sia legali che illegali, essendo poi queste ultime più facilmente reperibili in contesti sociali degradati.

I meccanismi per cui si instaurano dipendenze anche da fenomeni non chimici (come il gioco d’azzardo o i social media) sono legati a fenomeni assimilabili a quelli chimici, in quanto l’essere umano è essenzialmente un animale sociale che per la propria sopravvivenza necessita di essere parte di un gruppo dove essere riconosciuto e gratificato. Nel caso del gioco, al fatto di aspirare al successo economico – che di per sé nella società dei consumi garantisce un ruolo sociale – si aggiungerebbe il persistere di un istinto di base per la lotta, negli animali legato alla difesa dagli antagonisti naturali, mentre nell’uomo sublimato in una dimensione di aggressività sociale, in questo caso mediata dal gioco: quel che si riassume nella categoria dell’essere vincente.

Così all’essere realmente una persona soddisfatta del proprio ruolo sociale e della propria socialità si sostituiscono palliativi artificiali quali la comunità virtuale ed il successo nel gioco online.

I ragazzi hanno assistito alla conferenza con attenzione ed interesse, sottoponendo allo scienziato i propri quesiti e curiosità, a riprova di quanto tra i giovani, al di là dei luoghi comuni, si avverta la necessità di una corretta informazione su questi temi e quanta importanza sia attribuita verso tali problematiche.

Guido Coraddu

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