Assemini Economia & Lavoro

Gioventù e intraprendenza: il mix di Antonio Scano

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Antonio Scano

Attività di ristorazione e quella sociale: sono i due ì filoni imprenditoriali su cui Antonio Scano, 48 anni, laurea in Economia e Commercio, ha posto le basi della sua attività imprenditoriale. Tutto è iniziato dopo il conseguimento della laurea avviando la propria attività come consulente aziendale. Poi, nel 2010, la prima svolta lavorativa con l’ingresso in una cooperativa sociale e, nel 2014, l’esordio nel settore della ristorazione. Attività diverse e inconciliabili? Forse. Oggi però, con altri tre soci, attraverso una Srl gestisce ad Assemini due ristoranti e un fast food. Senza tralasciare la cooperativa sociale con la quale cura in vari centri della provincia di Cagliari il reinserimento di minori e famiglie disagiate. La cooperativa segue venticinque utenti segnalati prima dal Tribunale e poi dai Comuni dove localmente si presentano le esigenze. «Abbiamo costituito un gruppo di imprenditori che hanno da subito unito le loro varie capacità lavorative, imprenditoriali e di gruppo»,  spiega Antonio Scano, «e dopo gli immancabili momenti, anzi anni, iniziali naturalmente difficili, ora abbiamo cominciato a ingranare producendo un buon fatturato e arrivando a quasi 50 dipendenti distribuiti tra le varie attività considerando i fissi, gli stagionali e a tempo, a seconda del volume di lavoro come si presenta». La parola d’ordine tra i soci è, stare insieme bene, lavorare e lavorando divertendosi. «È il principio che abbiamo da subito adottato con i soci quando abbiamo iniziato questa magnifica avventura», sottolinea Antonio Scano, «ognuno con il proprio compito, capacità ed entusiasmo». Tutti giovani imprenditori e tutti assieme e appassionatamente con le rispettive professionalità. Inizialmente il compito non si presentava facile avendo rilevato in successione prima un ristorante e poi un secondo. Inizi difficili conseguentemente al cambio di gestione ma poi premiati entrambi con i pienoni e la soddisfazione del pubblico che riconosce la qualità del lavoro, del prodotto offerto. Fatturati in crescita così come il personale, tutto giovane ma non esclusivamente. E una logica che accompagna le giornate tutte scandite con l’impegno. «Abbiamo superato il concetto di “padrone” e “dipendente”», chiarisce Antonio Scano, «perché da subito chi lavora per noi vede il “padrone” rimboccarsi le maniche, lavorare fianco a fianco in un ambiente lavorativo molto partecipativo dove tutti si sistemano in un posto della stessa barca e quindi devono sforzarsi di remare nella stessa direzione perché la mèta, l’obiettivo finale è comune a tutti». Portare a casa la “pagnotta”, il reddito per vivere una vita che sia dignitosa. Come solo il lavoro sa dare. Alle difficoltà iniziali sono quindi arrivate prima le timide risposte, poi i risultati sempre più lusinghieri. Così ora nella ristorazione si contano circa 30 dipendenti mentre nella cooperativa sociale sono 20: «tutti provati professionisti che da subito conoscevano il lavoro da fare»,  ricorda ancora Scano. Facile quindi avviare le attività nel sociale vista le qualità professionali reclutate: operatori sociali, educatori.

«All’inizio, come amministratori abbiamo praticamente lavorato gratis badando soprattutto a pagare i dipendenti e i fornitori»,  afferma il giovane imprenditore di Assemini, «poi col lavoro, con l’esperienza che si accumulava, con l’abnegazione e la caparbietà siamo riusciti a ingranare e oggi riusciamo a guardare avanti con fiducia e nuovo entusiasmo», Nessuno però si sente appagato. «Per tutti i soci della Srl, il settore della ristorazione era del tutto nuovo», prosegue  Scano, «quasi una scommessa ma ci siamo basati soprattutto sulla passata tradizione di Assemini dove negli anni passati era diventata il punto di riferimento, soprattutto di Cagliari, del divertimento, del tempo libero attraverso l’attività delle discoteche». E se prima proprio Assemini rappresentava l’attrazione per il tempo libero e lo svago, perché negli ultimi anni doveva arrendersi a una deriva fatta di serate piatte senza nulla offrire? Con le strade diventate sempre più buie, poco trafficate e il sempre più ineludibile destino di “Città dormitorio”, sempre più satellite di Cagliari. «C’è molto ancora da fare», sottolinea Antonio Scano, «plaudiamo alle iniziative, alle manifestazioni che il Comune di Assemini negli ultimi anni sta organizzando e siamo contenti quando queste riescono perché di questo ne beneficiano tutte le attività commerciali della città». Però, c’è un però: «noi ne vorremmo di più, certo»,  puntualizza Scano, «ma dobbiamo anche renderci conto di come le varie attività commerciali private guardando a queste manifestazioni pubbliche devono fare unione, consorziarsi, unirsi tutte assieme perché solo così si riesce ad andare avanti». Un esempio?  «Le discoteche: negli anni ’80 siamo riusciti a contarne in attività nella città fino a undici e tutte lavoravano»,  ricorda l’imprenditore, «mentre oggi non ce n’è più una». Alcune persino trasformate in supermercati e proprio le più prestigiose come il K2 e l’Eurogarden quasi come a convertirsi verso il nuovo “filone” commerciale di oggi senza che però si assista al coinvolgimento di capitali locali. Oggi delle discoteche di un tempo ne sono rimaste due ancora intatte ma chiuse: il Woodstock e il Kilton. Dopo la chiusura decretata dai proprietari, questi le hanno lasciate inutilizzate. «Ecco, a questi due locali dobbiamo guardare tutti con fiducia», ipotizza con entusiasmo Antonio Scano fiducioso, «perché, appunto, consorziandosi, unendosi e facendo squadra, queste attività possano rinascere, ritornare a lavorare, dare profitti, posti di lavoro. In discoteca i giovani continuano ad andare dove questi locali sono aperti, dove funzionano. Se da noi quelli che già esistono non riaprono, quando mai possono funzionare? Il nostro più grande successo sarebbe appunto far riaprire e far rinascere questi locali, farli conoscere ai giovani, farli frequentare. Certo, chi gestiva le discoteche di ieri oggi può non averne voglia o interesse però se si volesse credere nello spirito imprenditoriale dei giovani, di chi ha voglia, di chi si sente di scommettere, di voler intrattenere i nostri giovani attraendo quelli di fuori, perché non consentire di ridare vita a questi locali che, comunque, oggi sono fermi e inutilizzati e che con un relativo investimento potrebbero rinascere a nuova vita?».  È la domanda e la scommessa (nuova) che il gruppo di giovani imprenditori locali intendono lanciare.

Ad Assemini l’industria è tramontata, l’agricoltura non sembra avere futuro visti i pesi cui è sottoposta e il terziario, il commercio vive soprattutto della luce riflessa delle altre attività: più sono e più se ne possono aggiungere altre, variegate e diverse. «Oggi il concetto di concorrenza non esiste più, è superato»,  taglia corto Antonio Scano, «occorrono più attività commerciali con servizi di rete, composte da attori diversi ma che abbiano in comune lo stesso obiettivo che deve essere quello di offrire risposte commerciali e soddisfacenti: se attraggo qualcuno vendendo un articolo, un servizio, ne può beneficiare anche chi, a fianco, tratta un altro prodotto e di questo ce ne avvantaggiamo tutti in termini di lavoro, di occupazione, di ricchezza e quindi di benessere collettivo ridando allo stesso tempo fiato al tessuto sociale oggi sempre più tendente a rinculare nel privato, in attività “social” che però sono sempre più intimistiche, dannose e decisamente poco produttive in tutti i sensi». È questa la scommessa di un giovane imprenditore affiancato da un gruppo di appassionati che in questo recente passato hanno voluto scommettere, mettersi e pesarsi sul mercato oggi sempre più difficile, complesso ma non per questo impossibile. L’entusiasmo giovanile, imprenditoriale, può spazzare la polvere depositata sull’economia locale sempre più involuta e quasi avvolta su sé stessa. Le difficoltà aguzzano l’ingegno, dicono, e in questi tempi così difficili, con i capitali per gli investimenti che latitano e che si fanno sempre più onerosi, forse, bisognerebbe guardare alle risorse già esistenti, alle forze che si dispone e che possono essere messe a frutto. Come si dice: la crisi può diventare una risorsa, un punto di partenza. Basta utilizzare al meglio quanto si dispone adattandolo e mettendolo a creare nuova ricchezza. Purché le poche forze e risorse esistenti siano messe assieme, fatte fruttare. Insieme sembra diventato un imperativo se davvero ci si vuole staccare da questo generale livellamento verso il basso dell’economia. Locale e nazionale.

Gian Luigi Pala

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