Attualità San Gavino Monreale

Gli studenti riflettono sul dramma della guerra e della violenza sulle donne

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“Guerra e violenza sulle donne”. Sono stati questi due grandi temi oggetti di riflessione da parte degli studenti e dei docenti dell’istituto “Marconi-Lussu” nei licei linguistico e delle scienze umane in via Paganini e scientifico e via Tommaseo. Tutti insieme per dire un no secco ad ogni forma di violenza e non dimenticare le grandi tragedie dell’umanità. È intervenuta la psicologa Anna Mallocci, che ha condiviso la sua esperienza nell’ascolto delle donne vittime di violenza. A seguire il maestro Antonio Garau con la sua testimonianza sul bombardamento a Gonnosfanadiga del 17 febbraio 1943 in cui persero la vita 119 persone. Infine l’insegnante Laura Tremendo ha raccontato la sua esperienza da sfollata a Cagliari: fu bombardata la sua casa durante la guerra.
LA PSICOLOGA ANNA MALLOCCI Testimonianze che hanno contribuito a far riflettere gli studenti sui genocidi del passato ma anche sulle tante forme di violenza del presente: «Si parla di violenza di genere – spiega la psicologa Anna Mallocci – che si basa su una convinzione: che la donna sia un essere inferiore. C’è una contrapposizione tra uomo e donna: un essere come l’uomo viene considerato superiore e uno inferiore che è la donna. La convenzione di Istanblul stabilisce che la violenza contro le donne è un reato contro i diritti fondamentali. Quando si parla di violenza sulle donne ci si riferisce a quella fisica, ma prima di arrivare a questa ci sono tutta una serie di violenze psicologiche che la donna innamorata ha imparato a subire perché considerate “normali”. Molto spesso alle donne e alle ragazze piace avere il marito un po’ geloso perché lo colleghiamo al suo coinvolgimento. Tuttavia quando queste forme di gelosia si trasformano in certi modi di pensare si arriva alle forme di violenza e di forma psicologica. Esistono altre forme di violenza: una donna mi ha raccontato che il marito non la faceva dormire anche quando ormai la relazione era finita, ma dovevano vivere insieme per una forma di violenza psicologica e la donna si svegliava di continuo nella paura che le potesse succedere qualcosa».
MINACCE E PAURE Spesso la paura è quella di perdere i propri figli: «Se il bambino non vuole vedere il padre – aggiunge Anna Mallocci – la donna può tenere il bambino sapendo che sta violando un provvedimento soprattutto se questo succede di fronte a testimoni. Non è carino neanche far venire i carabinieri nella propria casa, quello che sentiamo dalle donne è che bisogna scegliere il male minore. Tante le minacce: le donne conservano i messaggi o vengono da loro evidenziati perché si ha paura di non essere credute. Quando una donna interrompe una relazione non vuole avere più niente a che fare con gli uomini».

Gian Luigi Pittau

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