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Gonnosfanadiga, Pro-Muovere: coinvolgere le comunità locali, sostenere insieme lo sviluppo di un territorio

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Chi mi segue sulle pagine di questo giornale sa molto bene quanto mi stiano a cuore le tematiche relative allo sviluppo del lavoro di rete, in particolare nella promozione dei territori per garantirne lo sviluppo e la tenuta. Se poi si tratta di parlare di iniziative di giovani che hanno deciso di “resistere” questo mi incuriosisce ancora di più. E’ il caso dei protagonisti di questo articolo.

 

di Graziella Falaguasta
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È notizia di questi giorni che negli ultimi due mesi ci sia stato un nuovo boom nello spopolamento della Sardegna. “Quasi tremila persone in meno in due mesi, un numero talmente alto da fare pensare di avere letto male. E invece la cifra è giusta e racconta un inizio d’anno terribile dal punto di vista dello spopolamento, dopo i due anni precedenti segnati – oltre che dal consueto saldo negativo tra nati e deceduti – dalle vittime della pandemia. Per la precisione, sono 2877 gli abitanti ‘scomparsi’ dalla Sardegna dal 1° gennaio al 28 febbraio: la popolazione complessiva è passata da 1.579.181 di inizio 2022 a 1.576.304…” si legge in un recente articolo a firma di Silvia Sanna, su La Nuova Sardegna. E il fenomeno sembra riguardare anche le città, che non si rivelano più appetibili come approdo dai centri interni. Di fronte a queste notizie (suffragate anche dai dati Istat) conoscere realtà di giovani che scommettono sul flusso contrario mi fa accrescere l’attenzione e la necessità di farle conoscere.

“Sognatori con i piedi per terra, ambiziosi, e decisi, grandi ascoltatori, abili nel riconoscere un valore e affamati di soluzioni”. Questo è il claim dell’Associazione Pro-muovere (www.promuovere.it), di cui ho avuto l’occasione di parlare nel precedente articolo (La Gazzetta del Medio Campidano del 30 aprile) e di cui approfondisco qui caratteristiche e attività. “Pro-Muovere, prima di avere soci, ha amici. Da quando abbiamo iniziato a lavorare insieme ci siamo subito resi conto di una sintonia che andava oltre l’attività dei progetti e delle iniziative sociali. Una sintonia fatta di confidenza, reciproco supporto, schiettezza e concretezza. Siamo un gruppo di ragazzi con percorsi abbastanza differenti: qualcuno di noi ha competenze in sviluppo del territorio, altri in comunicazione, altri una specializzazione in campo agro-alimentare, altrimenti in beni culturali”.  Sono queste le parole con le quali Daniela Salidu, Sabrina Tomasi, Alessio Pinna si presentano dando avvio alla nostra chiacchierata e questo articolo è una sintesi delle loro testimonianze dei tre anni di attività, essendo Pro-Muovere nata nel 2019.

Ma cominciamo dall’inizio. Quali sono i background culturali e formativi che li caratterizzano?Per

Alessio Pinna

quanto riguarda Daniela, dopo gli studi universitari in Beni Culturali, ha frequentato corsi sulla valorizzazione del territorio e la creazione di esperienze turistiche, continuando a sviluppare relazioni e confronti utili per la crescita personale e professionale e cercando alternative sul mondo del lavoro, unendo gli studi sui beni culturali al mondo del turismo. Sabrina, invece, dopo la laurea triennale conseguita a Cagliari, ha frequentato a Macerata, nelle Marche, la laurea specialistica in Management dei Beni Culturali e è entrata in contatto con il mondo del turismo grazie a un esame facoltativo sul tema “Place Branding e Rural Development”. L’incontro con il professor Alessio Cavicchi l’ha portata a intraprendere un dottorato industriale in Scienze Sociali nell’ambito del turismo educativo nelle aree rurali. Oggi Sabrina è assegnista di ricerca presso l’Università di Macerata e collaboro con l’Università di Agraria di Pisa, su tematiche relative allo sviluppo e all’innovazione nelle aree rurali. Per tutta la vita ha fatto esperienze associative di grande valore, essendo la fondatrice dell’Associazione Culturale giovanile G_elevato2, e oltre a Pro-Muovere fa parte di RU.RA.LE.  APS che porta avanti il progetto SardiniaSpopTourism, per la promozione delle piccole realtà imprenditoriali nelle aree interne della Sardegna. Ed eccoci ad Alessio, che ha un diploma di liceo linguistico appeso alla parete della sua camera, come afferma scherzando, e l’attestato del corso di “Valorizzazione turistica del territorio” nella cartella documenti del personal computer e con sé porta sempre due piccole tessere associative. La prima è quella di G_elevato2, l’associazione culturale giovanile del suo paese, Gonnosfanadiga, che dal 2012 gli ha permesso di conoscere Sabrina e di sperimentare, insieme ad altri amici gonnesi, i primi tentativi di apportare valore alla piccola realtà locale; la seconda è la tessera dell’associazione Pro-Muovere, attraverso la quale negli ultimi due anni e mezzo ha potuto lavorare con Daniela, Sabrina e altre splendide persone a progetti di sviluppo locale e di ricerca in ambito turistico, collaborando con diverse realtà a livello regionale e nazionale.

E a proposito della nascita di Pro-Muovere, cerchiamo di capire meglio le motivazioni e gli obiettivi dal loro racconto. “L’associazione nasce nel 2019 subito dopo la conclusione del percorso formativo di ‘Valorizzazione turistica del territorio’ proposto dal Centro Professionale Europeo Leonardo. Due di noi, Daniela e Alessio, durante il corso seguito, hanno condiviso la voglia di dar vita a iniziative capaci di promuovere e creare valore nel territorio del Sud Sardegna. Una volta individuati i nostri obiettivi, i principi e le attività che avremmo voluto portare avanti, a novembre dello stesso anno abbiamo costituito l’associazione e il giorno dopo la sua fondazione eravamo già all’opera per il nostro primo progetto. Nel 2020 anche Sabrina ha abbracciato i nostri valori e obiettivi, iscrivendosi all’Associazione”.

E proseguono, “Come hai già scritto, ci definiamo ‘sognatori con i piedi per terra, ambiziosi, e decisi’ perché siamo partiti con l’energia che può derivare dall’entusiasmo di un gruppo di giovani ragazzi che sognano di promuovere le unicità del proprio territorio, creare nuove opportunità lavorative legate all’accoglienza turistica e apportare benefici reali alle comunità che vivono in queste realtà. Allo stesso tempo, siamo consci del fatto che per ottenere risultati concreti non basta solo volare sulle ali dell’immaginazione ma è importante aver chiari gli obiettivi che si vogliono raggiungere, scegliere i collaboratori giusti, ‘sporcarsi le mani’ e sapere che non sempre filerà tutto liscio – non succede quasi mai – perciò dobbiamo cercare di essere pronti a trovare nuove vie per realizzare i nostri progetti”. Progetti che, come tengono a sottolineare, soprattutto quando si lavora in ambito turistico e di sviluppo locale, devono tener conto delle unicità dei territori in cui si opera e delle esigenze delle comunità che li vivono. “Siamo convinti, infatti, che per promuovere il valore di un territorio sia fondamentale innanzitutto riconoscerlo, quindi definire i suoi punti di forza e lavorare sui punti di debolezza. Perciò riteniamo fondamentale imparare a essere ‘grandi ascoltatori e abili nel riconoscere un valore’. Ed è proprio da queste consapevolezze che nasce la nostra fame di soluzioni”.

I PROGETTI DI PRO-MUOVERE E LA SFIDA DI “GONNOS FORWARD”

Daniela Salidu

Pro-Muovere sin dall’inizio ha lavorato su progetti di ricerca e analisi in ambito turistico e di sviluppo locale. La prima attività, infatti, è stata uno studio di ricerca intitolato “Gli italiani e le vacanze al tempo del Covid-19: un focus su destinazioni, strutture ricettive e mezzi di trasporto – quale appeal per la Sardegna?”, un progetto sviluppato nel 2020, durante i mesi difficili del lockdown nella prima ondata pandemica da Covid-19. L’obiettivo era piuttosto ambizioso: provare a capire come sarebbe cambiato il modo di viaggiare degli italiani dopo l’emergenza Covid-19 e quali sarebbero stati i nuovi bisogni dei viaggiatori in modo da mettere a disposizione questi dati per aiutare gli operatori turistici a riadattare i loro servizi alle nuove esigenze della domanda turistica. La ricerca è stata portata avanti attraverso un questionario realizzato in collaborazione con l’Università di Sassari, sotto la guida del coordinatore scientifico Giacomo Del Chiappa, che è stato diffuso online a livello nazionale nei mesi di aprile e maggio. Un progetto che ha dato grande soddisfazione perché sono state raccolte oltre 5500 risposte che hanno permesso di ottenere dati preziosi per l’indagine ma, soprattutto, è stato possibile lavorare con grandi professionisti del settore e dell’Università di Sassari, nonché contare su “partner di progetto-amici” che hanno dato un grande sostegno.

“La ricerca è stata finanziata dalla Fondazione di Sardegna così come la nostra piccola sfida del 2021”, ricordano i protagonisti, «Gonnos Forward: in ascolto della comunità verso lo sviluppo turistico locale’ era un progetto con un obiettivo molto ambizioso, quello di sviluppare un sistema di relazioni tra gli operatori pubblici e privati di Gonnosfanadiga, al fine di porre le basi per la creazione di una rete locale che lavori insieme sulla costruzione di un’offerta condivisa di accoglienza turistica locale, strettamente legata alle risorse distintive del territorio. Ascolto, dialogo, confronto e condivisione sono stati gli elementi fondamentali su cui si è basato l’intero progetto».

Dal punto di vista operativo, infatti, dopo una prima fase di analisi e studio della realtà gonnese, hanno fatto seguito diversi incontri online e tavoli in presenza, attraverso i quali è stata ascoltata la comunità, accompagnando i partecipanti in un percorso di riscoperta dell’identità locale e cercando insieme di individuare le risorse del territorio su cui puntare, i bisogni e le competenze utili ad avviare nuove progettualità condivise nonché nuove opportunità lavorative. Per questa iniziativa, oltre al supporto dell’amministrazione comunale di Gonnosfanadiga, il gruppo di lavoro ha potuto contare sul sostegno e la professionalità di partner regionali, nazionali e internazionali tra cui il sindaco di Biccari Gianfilippo Mignogna e la Cooperativa di comunità del paese; il Gal Linas Campidano e Walter Secci dell’Associazione Internazionale Città della Terra Cruda; Roberto Ferretti di Agritur-Aso, associazione delle Marche e Fausto Faggioli delle Fattorie Faggioli, fattoria didattica dell’Emilia Romagna; infine Francesco Rondoni di Bikexperience di Austis. Queste preziose collaborazioni hanno permesso di offrire agli operatori gonnesi momenti formativi e di scambio di buone pratiche con realtà che avevano già intrapreso con successo un percorso simile e che hanno fatto comprendere come partendo anche da piccole azioni si possa fare la differenza. Come nel caso di Agritur-Aso, che fa dell’importanza delle relazioni il principio fondamentale del proprio concetto di accoglienza turistica o del Comune di Biccari e della sua Cooperativa di Comunità, che partiti da un percorso di riscoperta delle proprie risorse dormienti, oggi attira turisti da tutto il mondo. La fase finale del progetto ha visto poi la realizzazione di due tavoli partecipativi, svolti presso i locali del Parco di Perda de Pibera, moderati dal Prof. Alessio Cavicchi, allora docente dell’Università di Macerata, attualmente all’Università di Pisa e dalle ricercatrici dell’Università di Macerata Annapia Ferrara e Concetta Ferrara, che, con grande professionalità, hanno guidato i partecipanti in un dialogo finalizzato all’analisi delle risorse del territorio gonnese e alle loro potenzialità in termini turistici, nonché all’individuazione di cause, problemi, effetti e possibili soluzioni per la costruzione di un’offerta turistica integrata e competitiva sul mercato.

Da questi incontri è nato un “gruppo operativo” di Gonnosfanadiga: alcuni dei cittadini che hanno preso parte al progetto “Gonnos Forward”, hanno deciso di continuare a unirsi per ragionare su idee e iniziative future volte alla valorizzazione del proprio territorio.

Ho chiesto a Daniela, Sabrina e Alessio “Quali sono stati gli aspetti più impegnativi affrontati sul territorio?”

Sabrina Tomasi

Occuparci di sviluppo locale, di analisi, ricerca e formazione in campo turistico e di eventi è stata la nostra decisione più importante. Siamo partiti dalle nostre esperienze personali e professionali per analizzare le difficoltà da arginare e le sfide da cogliere in campo turistico. Ogni realtà a cui rivolgevamo la nostra attenzione aveva grandi potenzialità, seppur non valorizzate, risorse non ben individuate o poco comunicate.

La scelta di creare Pro-Muovere è stata dettata sostanzialmente dalla volontà di provare a cambiare l’approccio nel proporre iniziative di valorizzazione e promozione delle nostre piccole realtà territoriali. In primo luogo, la nostra volontà è quella di dar vita a iniziative che nascono da un’attenta analisi della località in cui si opera, dallo studio della domanda turistica e dall’ascolto degli operatori locali. Ci siamo resi conto che alcune idee proposte in ambito turistico nei nostri territori non funzionano perché spesso risultano calate dall’alto, non coinvolgono in alcun modo le comunità e non tengono conto dei reali punti di forza del territorio, della sostenibilità ambientale ed economica dell’iniziativa. Inoltre, a volte ci si trova di fronte a progetti e iniziative che tendono a “copiare” quelli di località che poco hanno a che fare con i nostri territori. Anche quando adattabili alle nostre realtà, non si ha la cura di guardare alle specifiche esigenze e alle caratteristiche della località in cui si vuole esportare il modello da cui si prende spunto. In secondo luogo, un’altra problematica che abbiamo individuato e che ci ha spinto a tentare questa avventura è la mancanza di collaborazione e coordinamento tra i diversi attori locali impegnati in ambito turistico. Non di rado, infatti, si assiste a iniziative turistiche portate avanti da singoli, supportate da una comunicazione carente, che spesse volte si sovrappongono tra loro e si ritrovano perciò depotenziate in termini di attrattività e competitività.

I nuovi approcci che possono fare la differenza

Al di là delle specifiche idee vincenti, quello che gli amici di Pro-muovere hanno imparato è che la differenza la fanno le persone, il loro livello di coinvolgimento attivo, il fatto di credere fermamente nel far ingranare dei progetti di crescita per l’intero territorio, la capacità di superare pregiudizi e dinamiche limitanti nel contesto di relazioni interpersonali che a volte si innescano nei paesi. Al momento, pur non avendo all’attivo progetti, il lavoro prosegue attraverso incontri informali del “gruppo operativo” che, se da un lato può essere considerato un risultato di “Gonnos Forward”, dall’altro può essere pensato come un nuovo progetto, con proprie gambe e Pro-Muovere, in questo contesto, ha scelto di non porsi come attore promotore dell’iniziativa ma come componente, al pari degli altri partecipanti. E ricordano “Ci sembra giusto che questa realtà, pur partendo dai presupposti di ‘Gonnos Forward’ risulti come una creatura nuova, che assomiglia solo a se stessa, nella quale le dinamiche interne si sviluppano spontaneamente e i ruoli nel gruppo vengono scoperti via via, in modo del tutto naturale, senza che nessuno si imponga sugli altri. Anche rispetto alle tempistiche e ai risultati più concreti – quali progetti e attività – abbiamo scelto tutti insieme di non metterci fretta, di prenderci del tempo per conoscerci e lasciare che le idee fluiscano passo passo più chiare e i valori più solidi e condivisi”.

L’importanza della rete collaborativa e degli “animatori/ambasciatori” del territorio

Ho già scritto in altri precedenti articoli in merito a questi due aspetti, perché credo che sia il nodo centrale dell’aspetto di crescita complessiva e armonica dei territori, in particolari quelli in cui ci troviamo. Anche Daniela, Sabrina e Alessio sono pronti a confermare “Secondo noi, la rete collaborativa può funzionare se ciascuno mette a disposizione degli altri il proprio ‘sapere’ e ‘saper fare’. Sicuramente, in un contesto in cui si incontrano conoscenze e competenze diverse e complementari si assiste a un vantaggio fortissimo. Crediamo che il fare porti entusiasmo e un certo livello di ‘assuefazione’. E forse è questo che ci piacerebbe innescare attraverso un messaggio di apertura verso gli abitanti e gli altri attori del territorio. Con piccole azioni da portare avanti insieme, che portino beneficio al territorio, partendo dal basso, speriamo che possa esserci quella che in gergo tecnico si chiama ‘cross-fertilisation’, uno scambio proficuo che faccia nascere frutti nuovi per tutti e che questo provochi una certa volontà di continuare, di andare avanti a fare, di smuovere.”

E loro stessi sostengono che ad animare il territorio sono le stesse persone di cui abbiamo già parlato: quelle che credono nel potere di crescita dello stesso, che si sporcano le mani, che vanno in giro a parlare di ciò che di buono si ha e che vanno alla ricerca di soluzioni concrete per correggere ciò che si può, magari prendendo spunto da altri contesti. Per animare a livello locale sicuramente ci si deve mantenere neutrali, inclusivi, cercare di entrare in una relazione di fiducia con tutti gli attori, pur essendo parte della comunità stessa e consapevoli delle dinamiche. Proprio per questo, chi anima deve supportare un lavoro comune volto al superamento di certi limiti nella mentalità a base di pregiudizi e campanilismo ai quali spesso si assiste nelle piccole realtà e che possono portare a dei blocchi nel lavoro insieme. Queste stesse persone possono farsi ambasciatrici del territorio, rendere le persone, all’esterno, consapevoli della ricchezza di risorse sul territorio, anche dei luoghi meno conosciuti e far riconoscere questo valore all’interno, raccontare il territorio per sé e per gli altri, oltre gli stereotipi, e concentrarsi sugli aspetti più caratteristici e attrattivi.

E per concludere, cosa abbiamo imparato in questi anni?

Senza dubbio, aver avuto la possibilità di realizzare progetti come quelli illustrati e di collaborare con tanti professionisti e realtà del settore turistico, come ad esempio l’Università di Sassari e quella di Macerata, ha contribuito a rafforzare le competenze e ha permesso a Pro-muovere di entrare in contatto con tecniche e strumenti che ancora non conoscevano. Ad esempio, è stato possibile sviluppare un notevole “allenamento” all’ascolto delle esigenze locali, ad entrare maggiormente in relazione con gli altri per definire obiettivi comuni. “Questi ultimi anni ci hanno insegnato anche a migliorare nel presentarci al pubblico e ad avere il coraggio di esporci nel nostro stesso contesto territoriale, a lavorare come gruppo e a trovare il giusto equilibrio tra la sfera personale e quella professionale”.

Il coraggio, dunque, di accettare le sfide di possibili cambiamenti, di andare fino in fondo, di “metterci la faccia” e le energie. E non è poco.

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