Il Personaggio

Gonnosfanadiga, Toto Putzu: uomo colto e ironico “che affronta invano l’aspra tragedia dello stato umano”

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A cura di Fulvio Tocco
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Mio padre era figlio di nonno Melchiorre deceduto a 100 anni nel 1927. Sono nipote di un uomo che ha vissuto nel periodo di Carlo Alberto e figlio di un uomo che fece la prima guerra mondiale per lunghi anni. Sono nato in un momento sbagliato ma ho la fortuna di vivere a contatto con la natura in sintonia con mio nonno e mio padre.

ALL’AVVIAMENTO

Le scuole di avviamento professionale erano particolari scuole che permettevano a chi aveva conseguito la licenza elementare di continuare gli studi ottenendo una formazione verso il mondo del lavoro. Mi scrissi ma fui subito espulso per aver disegnato un professoressa incinta. Il mio disegno fu preso per una caricatura; invece fu la mia prima prova di pittura dal vivo che poi ho ininterrottamente coltivato.

IL PRIMO MIO SCRITTO

In terza media scrissi un romanzo dopo aver letto Victor Hugo (1802 – 1885).

DALLE MEDIE ALLE SUPERIORI

Alle medie di Villacidro ho avuto la fortuna di conoscere dei bravi insegnanti: Dino Marchionni Pittore; aveva 22 anni quando nel 1954 approdò a Villacidro per le sue prime esperienze di professore di disegno e monsignor Severino Tomasi insegnante di lettere: Sono stati dei maestri indimenticabili e decisivi nella mia formazione artistica e culturale. Al liceo Piga scopri di essere due Totò Putzu: uno che voleva fare il pittore e l’altro il professore. Innamorato di Roma e di Atene son finito a Firenze.

NELLA CITTÀ DI FIRENZE

Concluse le scuole superiori mi riconobbero una borsa di studio di 500mila lire. Dopo aver fatto una attenta riflessione sugli studi che avrei dovuto intraprendere, nonostante mi piacesse tantissimo la medicina, per ragioni occupazionali immediate, con mia madre anziana scelsi di iscrivermi all’ Università degli Studi di Firenze – Facoltà di Lettere e Filosofia. Considerando le mie disponibilità potevo contare su 50mila lire al mese. Tolte le 25mila per l’affitto mi dovevo sostenere con le restanti 25mila lire, ti assicuro che non era semplice ma considerate le mie sobrie abitudini son riuscito a reggere per più di quattro anni. Condividevamo una casa in 8 studenti: 2 di Lodè, 1 di Gela, 2 del Camerun, 2 di Catanzaro e il sottoscritto.

DEVOTO UN GRANDE INSEGNANTE

Durante gli studi in lettere classiche ho avuto dei bravissimi insegnati: uno di questi fu Giacomo Devoto, noto Glottologo italiano (Genova 1897 – Firenze 1974), ha insegnato glottologia nelle Università di Cagliari, Padova, poi in quella di Firenze di cui è stato anche rettore (1968); è stato socio e, dal 1964, presidente dell’Accademia della Crusca.

ALL’ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI

Di pomeriggio frequentavo il corso di disegno del nudo femminile all’ Accademia di Belle Arti di Firenze. Di notte frequentavo il corso di lingua Russa. La scuola fiorentina ha una tradizione secolare. Nell’Accademia il disegno dal vivo del corpo umano è un elemento tradizionale da sempre, ed è un elemento peculiare dell’offerta formativa rivolta a coloro che vogliano acquisire abilità nel disegno di figura. Durante le lezioni i docenti approfondivano, di volta in volta, tematiche grafiche, pittoriche e di modellato. Durante le lezioni non riuscivo mai a completare la raffigurazione del corpo femminile perché iniziavo i miei disegni sempre dalla parte centrale del corpo. Tanto è vero che un insegnate mi disse: ma tu non arrivi mai a disegnate il viso di una donna? E in effetti non mi bastava il tempo delle prove perché iniziavo sempre dalla zona dell’inguine.

AL RIENTRO DALLA CITTÀ DI FIRENZE

Dopo la laurea rientrai al mio paese. Educato culturalmente in una grande città mi venne il desiderio di pensare qualcosa per qualificare il comune di Gonnosfanadiga sullo scenario regionale. Abituato com’ero alla grande città il paese mi sembrava piccolo. Allora mi feci un giro su tutto il perimetro esterno all’abitato e dopo una attenta riflessione mi venne l’idea di un progetto per qualificare il colle di San Simone facendone un Parco naturalistico. Tu osservalo ancora oggi e vedrai quanto è caratteristico quel sito dove è stata realizzata la gradinata. Ti immagini quanto ne avrebbe beneficiato Gonnos e i gonnesi da un’opera del genere?

PRESO PER MATTO

Nel frattempo venni eletto consigliere comunale e quando mi capitò di esporre pubblicamente la mia idea mi presero per matto! Tu ses maccu mimi disse in sardo un consigliere comunale. Forte delle mie conoscenze umanistiche ricorsi all’etimologia della parola matto: mattus, matus di persona capace di darsi alla più sfrenata allegria. A conti fatti, beati i matti, disse Giuseppe Giusti quello che scrisse l’inno alla chiocciola: “Viva la Chiocciola, Viva una bestia Che unisce il merito alla modestia”. I signori, chi più, chi meno, chi per un verso, chi per un altro, hanno una vena di pazzia dissi a muso duro. Comunque, per farla breve, la mia proposta non passò. Ancora oggi, quando osservo quel sito, mi chiedo quanto lustro avrebbe potuto dare al mio comune. E ora che i paesi rurali vivono una fase di decrescita pensa quanto sarebbe tornata utile quell’opera in una comunità nota per bontà del suo pane, del suo olio e dei suoi insaccati.

IL DISEGNO DEGLI ANIMALI DAL VIVO

Con grande naturalezza iniziai a disegnare gli animali dal vivo. Ecco il motivo per cui allevo, da sempre, cavalli e animali di bassa corte nella mia casa alla periferia di Gonnosfanadiga. Cosi sono divenuto un’artista che ama raffigurare i cavalli a tutto tondo. Mi basta una penna, possibilmente marrone, e un foglio di carta e ti raffiguro la testa di una cavallo a fondo arabo. Ricorda che non c’è nulla, nel campo della pittura ottica tradizionale che non accenda un’idea, magari sia trascendentale.

SULL’IPPODROMO DI VILLACIDRO

Da sardo dico come è possibile non valorizzare ulteriormente la struttura dell’ippodromo di Villacidro? Ho alcune idee ma mi piacerebbe esporle direttamente al sindaco. Però oggi ho il piacere anticipartene una: per valorizzare l’ippodromo si potrebbe caratterizzare l’ingresso realizzando un murale in ceramica con le immagini dei cavalli e frasi di Senofonte (Atene, 430/425 a.C. circa – Corinto, 355 a.C), scritte in calligrafia. Se è vero che a buon cavallo non manca sella è altrettanto vero che a buon ippodromo non può mancare un ingresso che metta in primo piano la figura del cavallo. Il consiglio ce lo dà Senofonte stesso nei suoi aforismi sul cavallo: “Come una casa non è abitabile se non è ben fondata, così il cavallo sarà inutile, se tutte le sue parti siano perfette, ma sia difettoso nei piedi.” Un esempio del murale che mi piacerebbe consigliare all’amministrazione di Villacidro, nel piccolo, può essere vista nel comune di Gonnosfanadiga sul muro esterno del ristorante “Su potabi”. È un’opera che abbiamo realizzato in tandem con Fernando Marrocu. Al posto degli animali di bassa corte si potrebbero raffigurare le immagini dei cavalli. Il mio ambizioso obiettivo è quello di dipingere la più grande opera muraria con le scritte in calligrafia, in ceramica, all’ippodromo di Villacidro.

UN IPPODROMO COME LUOGO DI SOCIALIZZAZIONE

Mi sembra di vederlo l’ippodromo con le persone che sorridono mentre Rossano Putzu, il genio del Girarrosto, si esibisce con i suoi arrosti alla brace; con Franco Gioi che sensibilizza gli allevatori della sua zona di origine per coinvolgerli nella valorizzazione del cavallo sportivo; e tante altre iniziative da poter tenere all’aria aperta; col sottoscritto che pitturerebbe i cavalli con una penna tra la curiosità del pubblico come è successo nell’inverno scorso; magari con Maria Giovanna Cherchi che canta le sue canzoni a carattere identitario. Sarebbe un luogo pieno di vita e di grande richiamo per i paladini della bellezza. Dei paladini del naturalismo e del mondo così com’è, non di quello artificiale costruito dall’umanità senza appartenenza.

CONCLUSIONE

Correva l’anno 2018 quando, un immenso Toto Putzu, pubblicava un libro in rima e in versi di 400 pagine dal titolo “Novelle per un mese”, pubblicato dalla casa editrice “Domus de Janas. Un lavoro meraviglioso dove è possibile conoscere la sua vita di uomo colto ed ironico “che affronta invano l’aspra tragedia dello stato umano”.

Queste le sue parole: «Ho scomodato per scherzo i nomi di Boccaccio e Pirandello nell’ introito alle “Novelle per un mese”. Idea bizzarra venutami da un raccontino improvvisato a tavola il giorno di Capodanno, “La cammella e l’elefante”, ma poi una dietro l’altra per tutto Gennaio, totus in illis, altro non ho fatto col motto pliniano nulla dies sine fabella. Per fortuna avevo alcuni vecchi racconti, sempre in versi e in rima che mi dispiaceva non mettere in questa raccolta. Due purtroppo mancano: “La Matrona di Efeso” ed “Ero e Leandro” che ho da qualche parte e non ho reperito, mentre ho ritrovato “Sa Crabarissa”, novella che più mi sta a cuore, roba di vent’anni orsono, “Il cavallino bianco”, “La sella del diavolo”, “A cassa manna” e “Sa Bella Indromiscada”. La parte del leone la fa Ovidio, in occasione del bilmillenario della sua morte, affabulatore immortale, ma c’è Grazia Deledda, Tolstoj, Virgilio, e molta farina del mio sacco e della mia vita in sardo e in italiano. Dal caos nasce l’ordine, e così a lavoro finito le ho divise in tre parti progressive: Novelle per bambini, Novelle per ragazzi e Novelle per adulti. Sarà un anno piovoso (finalmente!) mi son venute fresche come l’acqua, ma a quelle per adulti ho riservato un po’ di “pimienta” come nel racconto di Cynara, di Ermafrodito e dell’Artista e la Modella».

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