L’informatico suggerisce

Gravidanza, travaglio, parto e post-parto naturali? No, nel 2020 tutto tecnologico

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di Giovanni Angelo Pinna
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Giovanni Angelo Pinna

La gravidanza fa parte di quei momenti, pochi, che non hanno subito alcun freno imposto dal famoso lock-down. I nascituri continuano a crescere, a muoversi e farsi sentire anche con quei dolci calcetti che fanno subito sobbalzare la mamma e papà, ancor di più se i genitori sono al loro primo figlio o figlia, per non perdersene nemmeno uno.

Ogni momento diventa magico, indimenticabile e irripetibile.

Poi arriva il momento del parto, preceduto dal travaglio. Di corsa in auto, poco importa se a tarda notte «prendi la valigia e tutti i documenti che serviranno. Sta nascendo».

In questo periodo, però, si è già preparati, quasi forzatamente e impotenti a ciò che si trova dietro l’angolo, il papà potrà assistere solo al parto.

Una voce che nessun genitore vorrebbe mai sentirsi dire «lei non può entrare, la chiameremo noi quando sta nascendo. Potrà assistere solo al parto, rigorosamente con mascherina e ogni altro dispositivo di protezione individuale e… con tablet o smartphone alla mano».

«Dopo il parto potrà venire a trovare mia moglie, la mia compagna, e la mia dolce creatura appena venuta alla luce?» «No, purtroppo potrà rivedere i suoi cari solo il giorno delle dimissioni. Ma vi potrete sentire tramite WhatsApp o videochiamate».

Come se quel «Ma vi potrete sentire…» fosse d’aiuto.

Si. Proprio così, il 2020 e il Covid-19 sarà ricordato da molti genitori anche come l’anno in cui il parto e post-parto sono stati sopraffatti dalla tecnologia, unico mezzo che ha permesso di non sentirsi separati e distanti. Unico mezzo che permette di affrontare anche tutte quelle inevitabili conseguenze a livello psicologico o solo pensieri come, ad esempio, un «mi mancate tesori miei» oppure «quanto ti vorrei qui con me, amore».

Momenti che non torneranno mai più, perché unici per ogni gravidanza, parto e giorni immediatamente successivi al parto, come ad esempio sentire con le proprie orecchie il primo pianto di quella piccola creatura, vedere con i propri occhi i suoi primi movimenti oppure, da non trascurare, poterla o poterlo prendere in braccio e trasmetterle anche tutto il calore del papà oppure, ancora, provare le sensazioni dettate da quel timore e dall’interrogativo “ed ora come la devo prendere in braccio? Come si prende in braccio una così piccola creatura?”.

Momenti che, nel papà, si trasformeranno in un “tentativo di conversione di un video o foto in emozioni provate dal vivo, come fosse una azione banale di trasformazione tramite software di un contenuto multimediale in altro formato”.

Come si fa la prima poppata? Attiva lo smartphone, imposta la modalità registrazione video, attiva la registrazione e poi, solo dopo…

Come può un papà fare smettere di fare piangere la nuova creatura e rassicurarla, farla sentire al sicuro? Apri WhatsApp, esegui il video a tutto schermo, posiziona lo smartphone tra le braccia e dondolalo lentamente…

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