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Guasila, The sound of metal: quattro chiacchiere con Michele Sanna      

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di Giacomo Pitzalis
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Michele Sanna

Da sempre il cinema si è avventurato nel raccontare storie di musica e musicisti, talvolta concentrandosi su vicende connesse ai singoli strumenti, come nel caso della batteria. Ne è un esempio la pellicola del 1971 di Otto Preminger, L’uomo dal braccio d’oro, o lungometraggi più recenti del calibro di Whiplash, in cui è mostrato il duro lavoro di un batterista, fatto di sudore, ambizione e tanto, tantissimo, lavoro. Tutte cose che conosce bene il giovanissimo Michele Sanna, batterista di origini solarussesi e trasferitosi a Guasila.
«La mia fortuna più grande è stata quella di avere una famiglia che mi supporta e mi ha sempre supportato, anche quando ho lasciato la facoltà di Lingue per dedicarmi anima e corpo alla mia passione più grande, la musica.»
Grazie a questa granitica certezza, Michele trascorre ore e ore in sala prove con il fratello, dove capisce davvero che suonare non è soltanto uno sfogo. Ed è proprio ciò a spronarlo nel continuo perfezionamento di sé, in un processo avviato soprattutto grazie a Daniele Russo, professionista le cui lezioni sono state alla base della sua formazione e gli hanno aperto le porte dei palchi più importanti della scena metal internazionale.

«Negli anni ho suonato in tutta Europa, prima con i Coma e poi con gli One Machine di Steve Smyth, ex-chitarrista di Testament, Nevermore e Forbidden. Da qualche anno, invece, faccio il drumtech per svariate band. Sono il tecnico della batteria e mi occupo di tutto ciò che la riguarda: la scelta dei fusti e dei piatti, quante e quali pelli portare in tour o in studio, l’accordatura dello strumento, la sua manutenzione. E anche il baby-sitting del batterista. Collaboro, poi, con l’etichetta discografica Frontiers Records, label tra gli altri di Journey, Whitesnake e Uriah Heep. Tra i momenti più belli a cui ho preso parte – prosegue Michele – c’è senza dubbio lo show in Corea con i Rhapsody, dove mi è stato proposto di suonare con la band una decina di giorni prima del live, senza nemmeno una prova! Una situazione molto stressante, ma anche un’esperienza straordinaria.»

Come ogni settore lavorativo, anche quello della musica è stato colpito dalla pandemia e da quella paralisi economica che si è abbattuta in maniera particolarmente violenta sui settori artistici del nostro Paese.
«La pandemia ha distrutto ogni piano per il 2020 e per il 2021. Sarei dovuto partire in tour da febbraio a novembre dello scorso anno, ma è saltato tutto. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, però, questo momento di stop forzato mi ha dato la possibilità di dedicarmi con più attenzione al mio piccolo studio di registrazione, concentrandomi su tutte le produzioni alle quali ho preso parte.»
Michele non sembra volersi fermare, anzi, è pronto a ripartire e suonare ancora più forte e veloce di prima.
«Ho in calendario già numerosi dischi da registrare, con artisti fenomenali. Musicisti e cantanti che ho sempre adorato fin da quando ho cominciato ad ascoltare rock e metal. Al solo pensarci mi viene la pelle d’oca!»

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