Attualità

Guspini e le bellezze delle sue “montagne”, “Su Monti Mannu” tra cultura e benessere

Sa Rocca Inquaddigara
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di Maurizio Onidi

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Già nel giorni scorsi abbiamo raccontato delle bellezze de “Su Montisceddu” e delle sue particolarità. Ora faremo visita al monte Santa Margherita, “Su Monti de Santa Mraghera”, detto anche “Su Monti Mannu” ricco di storia, di storie, di leggende e di straordinari particolari che caratterizzano l’identità locale. Faranno da guide in questo percorso Marino Melis e Beppe Manca, due esperti conoscitori che ci porteranno a visitare dei posti degni di essere menzionati nelle mete turistiche della zona.
In linea di massimo anche questa camminata avrà una durata di circa due ore e mezzo dopo aver percorso circa otto chilometri.

Una montagna da sempre ricca di acqua con numerose fonti ancora in attività. Una montagna importante anche per l’economia del paese per tanti decenni con lo sfruttamento del granito da parte dei “piccapedrerisi” abili scalpellini formatisi nelle cave di questa montagna che fino agli anni sessanta hanno prodotto dei piccoli capolavori che ancora oggi sono visibili nelle arcate dei portoni del centro storico o come architravi per porte, finestre e camini di tante abitazioni. L’abilità degli scalpellini guspinesi nella lavorazione di questa pietra la possiamo ancora ammirare anche nella pavimentazione della strada che i cavatori avevano realizzato per portare giù dalla montagna il loro prodotto e che imbocchiamo partendo da Villaggio Curiel  per iniziare la nostra salita che dopo aver percorso due chilometri circa avrà come prima tappa “Sa Perda Inquaddigara”.  Una enorme roccia di granito retta alla base da una lastra sottile di granito attaccata alla parete della montagna per formarne un corpo unico che vista da lontano da l’impressione  debba rotolare a valle da un momento all’altro. È sicuramente uno dei punti più spettacolari e visibili a chilometri di distanza. Raccontano gli anziani che durante il periodo del fascismo, regolarmente il primo maggio in cima a questa enorme roccia venisse issata una bandiera rossa che aveva come risposta l’arresto per alcuni giorni di alcuni attivisti non particolarmente graditi alle camicie nere. Nella parete sottostante la roccia è ancora visibile l’opera di uno scalpellino raffigurante la falce e il martello.

Riprendiamo il cammino scendendo verso un falso altipiano dove secondo Marino Melis, una delle nostre guide, esisteva una chiesa dedicata a Santu Pedru de susu, per distinguerla dall’altra di Santu Pedru de baix, una delle tante chiese campestri fatte sconsacrare e demolire nel 1763 da Mons. Pilo, vescovo di Ales, in quanto rifugio di briganti, come racconta lo stesso Melis  nel suo libro “In nome del Popolo Basso”.
A poche decine di metri su un piccolo rialzo, coperto dalla vegetazione, secondo Melis si trova un proto nuraghe. Nelle vicinanze è ancora visibile l’accesso alla grotta di “Vellicanò” al secolo Felice Corona, un bandito guspinese che attorno ai primi decenni del 1800 fece tanto parlare di sé per le sue scorribande.

La nostra passeggiata riprende e dopo tre chilometri circa andiamo a dissetarci alla famosa “Mitza de Santa Mraghera”,  che per la sua  configurazione alcuni ipotizzano possa essere di origine romanica.

Sa lisciadroscia

Il nostro breve ma intenso viaggio volge al termine ma le sorprese non sono ancora finite, a poche decine di metri da questa straordinaria fonte ci aspetta  una parentesi ludica che ci riporta indietro di tanti anni quando da ragazzi si andava a “Sa lisciadroscia” una lunga roccia molto liscia e con una forte pendenza dalla quale ci si lasciava scivolare giù. C’è ancora tanto da scoprire e vedere  nelle nostre belle ‘Montagne’ senza alcun costo ma con la sola voglia di fare una salutare passeggiata con tanti benefici per il corpo, lo spirito e la memoria e per chi è diversamente giovane può essere un riavvolgere il nastro della propria vita tornando a rivivere momenti di vita spensierata.

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