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Guspini, i socialisti dagli anni ’10 all’avvento del fascismo, la vittoria alle elezioni del 1920 e la nascita della sezione comunista

La prima tessera del Pci
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Parte Terza

Il biennio rosso si era aperto in Sardegna con la conquista, nell’aprile del 1919, della riduzione dell’orario di lavoro “a otto ore per coloro che lavoravano all’esterno delle miniere, a sette ore e mezza per gli addetti alle galleria delle miniere metallifere, a sette ore per i minatori delle miniere di carbone”. L’azione del movimento socialista sardo si farà più intensa nel 1920. “A Oristano” – riporta l’Avanti “si è tenuto il Convegno regionale delle organizzazioni di resistenza. Erano rappresentate una trentina di organizzazioni e molte avevano mandato l’adesione.” Fu deliberata “l’adesione al principio della lotta di classe” e venne approvato il “progetto di costituzione dei Soviet. Il Convegno diede a tutti la sensazione che l’idea socialista in Sardegna ha fatto progressi sensibili e che tutti sono animati dal buon volere di fare, e fare molto”.

Alla crescita del movimento socialista le società minerarie risposero con vere e proprie proibizioni poliziesche delle attività sindacali e politiche dei lavoratori. Le forze dell’ordine, al servizio del padronato minerario, rafforzarono la presenza militare e la rete di informatori. Il prefetto di Cagliari scriveva che gli operai avrebbero “di mira l’occupazione delle miniere e l’instaurazione dei consigli di fabbrica”. La tensione salì rapidamente, e nel maggio 1920, a Iglesias, la polizia sparò sui minatori in sciopero uccidendone sette. L’emozione è profonda; immediato il parallelo con i morti di Buggerru del 1904. In tutte le miniere sarde, Montevecchio e Ingurtosu comprese, i lavoratori scioperano. Ma l’eccidio di Iglesias rafforza il movimento socialista e fa maturare un gruppo dirigente più combattivo e politicamente più consapevole. In ottobre la Federazione Minatori apre una vertenza che, dopo un aspro confronto con le società minerarie, si concluderà con l’accordo del 9 dicembre 1920 e il riconoscimento di importanti aumenti salariali, dell’indennità di caroviveri e del diritto a costituire le commissioni interne di miniera.

Riccardo Lixi (foto: archivio storico Comune di Guspini), classe 1888, ferroviere, dirigente regionale del Partito Socialista e della forte organizzazione sindacale dei ferrovieri sardi, nell’ottobre del 1920 viene eletto consigliere provinciale e sindaco di Guspini, a capo della prima maggioranza socialista che guiderà il Comune. Nel 1921 aderirà al Partito Comunista e sarà uno dei fondatori della sezione comunista guspinese Spartacus.

Al successo sindacale segue quello politico. Il Partito Socialista cresce e registra importanti successi alle elezioni amministrative dell’ottobre 1920. Scrive L’Unione Sarda: “Domenica prossima gli elettori sono chiamati per l’elezione di tre rappresentanti nel consiglio provinciale. La forte organizzazione degli operai delle miniere presenta il dr Angelo Corsi, sindaco d’Iglesias, il ferroviere Riccardo Lixi, ed il giovane guspinese Pani, studente a Sassari”. L’Unione si fa interprete dei timori del padronato minerario: “I socialisti vanno decantando le loro “prepotenti” forze, e la loro “stragrande” maggioranza. Si accorgeranno domenica di essersi ingannati”; e auspica la formazione “di una lista di concentrazione dei partiti d’ordine da opporre a quella socialista. I socialisti sono organizzati e voteranno compatti la loro lista: se più liste saranno presentate dagli altri partiti i voti andranno frazionati con evidente vantaggio dei primi. Dunque, l’accordo è necessario e la lista di concentrazione avrà da noi tutti i suffragi”. Risulteranno infine eletti in consiglio provinciale il liberale Pierino Tuveri e i socialisti Angelo Corsi e Riccardo Lixi.

Alle elezioni comunali del 3 ottobre 1920 il Partito Socialista conquisterà anche la maggioranza nel consiglio comunale di Guspini: vengono eletti 17 consiglieri comunali socialisti e 3 popolari. La giunta comunale socialista sarà formata da Giovanni Battista Meloni, Modesto Congiu, Antonio Ariu, Antonio Sanna Boi come assessori effettivi; Efisio Biolla e Salvatore Secchi come supplenti. Sindaco è eletto Riccardo Lixi che, nella seduta di insediamento del 20 ottobre 1920mentre ringrazia il Consiglio della fiducia in lui riposta affidandogli la difficile ed altissima carica di Sindaco del Comune, non si nasconde le gravi difficolta che incombono sulla nuova amministrazione, la quale potrà corrispondere ai bisogni della popolazione merce’ l’onesta e la leale collaborazione che da essa incondizionatamente si richiede per poter affrontare i disagi dell’ora e volgere serenamente il pensiero e l’opera al raggiungimento di un migliore destino per l’amministrazione a cui è naturalmente congiunto il miglioramento delle sorti della cittadinanza. Confida che la minoranza vorrà dare serena, zelante e fattiva l’opera propria all’idealità di bene che anima in questa ora ed animerà sempre l’azione del consiglio comunale. Ragione di conforto per l’amministrazione socialista è poi la convinzione che il personale dipendente del Comune, dichiarandosi pure esso come originante dalla grande famiglia del proletariato, vorrà continuare a dare, come ha fatto finora, tutte le energie d’intelligenza, di cuore e di lavoro a favore dell’amministrazione”. Significativo è anche l’ordine del giorno che il consiglio comunale approva quel giorno per “il riconoscimento ufficiale del governo dei Soviet e la ripresa dei rapporti e degli scambi commerciali con la Russia nell’interesse supremo del popolo italiano”. Un altro importante ordine del giorno sarà quello approvato nel settembre del 1921 sulla vicenda di Sacco e Vanzetti, i due anarchici italiani ingiustamente condannati a morte negli Stati Uniti.

Il progetto dell’acquedotto comunale (foto: dal volume “Il Centro Urbano di Guspini”, Gruppo Archeologico Neapolis). Il mutuo per avviarne la realizzazione fu uno dei primi atti approvati dalla giunta socialista guidata da Lixi. I lavori di costruzione terminarono nel 1925.

La giunta socialista caratterizzerà la propria azione amministrativa con importanti interventi: nel marzo 1921 fu approvato il mutuo per la costruzione dell’acquedotto comunale, i cui lavori saranno appaltati nel 1922 e conclusi nel 1925. Nella primavera del 1921 fu ultimata e collaudata la costruzione del casamento scolastico che prenderà poi il nome di scuola Grazia Deledda, i cui lavori si trascinavano da anni a causa delle tensioni con la ditta appaltatrice. Nel settembre 1921 sarà approvato il contratto per la realizzazione della prima rete elettrica di illuminazione pubblica del paese. Nel 1922 vengono realizzate importanti porzioni della rete fognaria dell’abitato, avviato il progetto di risanamento del rio Riola, tra l’attuale via Dante e via Montevecchio, e approvata la costruzione del mattatoio comunale. Nel gennaio del 1922 verranno inoltre modificati i nomi di alcune strade: via Santa Maria cambierà in via Pio Piras, via Zeppara in via Edmondo De Amicis, via Parrocchia in via Giordano Bruno.

Del suo impegno come sindaco scriveva, nell’autunno del 1921, Riccardo Lixi: “Io sono andato sempre e a mie spese in giro, a parlare agli operai e ai contadini senza battere la grancassa, e vi sono andato per passione politica, per fare opera giovevole alle classi lavoratrici, senza secondi fini e senza la smania di un avventuriero politico qualunque. La stessa carica di sindaco, prima declinata con fermezza e sincerità e poi accettata con ogni riserva e per l’imperioso volere dei lavoratori di Guspini, costa a me, modesto ferroviere, ingenti sacrifici economici, rinunce d’ogni specie, sforzo fisico e intellettuale. Faccio tutto con vero entusiasmo per l’affetto immenso che porto alla mia Guspini, per la fede che mi ha sempre nutrito, senza ripromettermi altro che un fiorente avvenire per il mio comune, amministrato da autentici lavoratori, e per le nostre idee”.

Alle elezioni politiche del maggio 1921, il Partito Socialista elegge Angelo Corsi come deputato nel collegio di Guspini-Iglesias. È un risultato di grande rilievo politico, che non riesce però a nascondere le divisioni che si fanno sempre più profonde nel Partito Socialista. Da mesi si trascinano gli strascichi del congresso di Livorno, dove il 21 gennaio 1921 era stato fondato il Partito Comunista d’Italia.

Efisio Biolla (foto: archivio storico Comune di Guspini), classe 1882, commerciante terralbese trasferitosi a Guspini, viene eletto consigliere comunale nel 1920 e diventerà assessore nella giunta socialista del sindaco Lixi. Nel 1921 aderirà al Partito Comunista e sarà uno dei fondatori della sezione comunista guspinese Spartacus. Nel settembre dello stesso anno sarà il promotore dell’ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio comunale di Guspini a sostegno di Sacco e Vanzetti.

A Guspini aderiscono al PCd’I la sezione giovanile socialista Jean Jaures, il sindaco Riccardo Lixi, gli assessori Antonio Ariu, Efisio Biolla e Modesto Congiu, e, tra gli altri, Pio De Gioannis, Peppino Matta, Gigi Piga, Salvatore Pinna, Raimondo Pusceddu, Salvatore Secchi, Francesco Tolu e Virgilio Saba. Quest’ultimo riferisce che due guspinesi furono presenti al congresso di fondazione del Partito Comunista. Racconta Saba: “Malgrado fosse fuori dal paese natio i compagni socialisti di Guspini designarono mio fratello Gigino Saba per il congresso di Livorno insieme a Meloni”; si tratta di Luigi “Gigino” Saba, già segretario della sezione socialista guspinese, e di Giovanni Meloni, che era stato segretario del circolo giovanile Jean Jaures. “Al ritorno dal Congresso” – prosegue – “l’assemblea di sezione decise sulla creazione della sezione comunista Spartacus e il circolo giovanile prese il nome della sezione Karl Marx”. Raimondo Pusceddu è eletto segretario della sezione comunista cittadina Spartacus. In consiglio comunale socialisti e comunisti continuarono a far parte della stessa maggioranza e Lixi fu confermato sindaco. Il 17 aprile 1921 si tiene quindi il congresso della federazione di Cagliari del Partito Comunista che stabilisce la sua sede a Guspini. Il guspinese Gigi Piga è eletto segretario federale.

Verso la fine del 1921, il crollo dei prezzi dei minerali e la crisi economica favoriscono le società minerarie che aprono una campagna di licenziamenti indiscriminati nelle miniere sarde con l’obiettivo di cancellare gli accordi del dicembre 1920. Il biennio delle conquiste sindacali e politiche si sta chiudendo e il movimento operaio deve ora difendersi dalle violenze e intimidazioni che scaturiscono dalla reazione padronale. Le società minerarie non esiteranno, infatti, a sostenere e finanziarie il nascente squadrismo fascista per reprimere il movimento socialista e riconquistare il controllo della situazione nel bacino minerario.(w. t.)

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