STORIA DI CASA NOSTRA

Guspini, la leggenda de Sa mitza de Lutziferu

Foto tratta dal libro "Il centro urbano di Guspini"
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di Marino Melis

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La sorgente è una delle poche del territorio di Guspini che continua ad offrire ristoro ai tanti amanti della natura e del jogging che si avventurano nel ripido sentiero che porta ad Arbus. Pur essendosi leggermente ridotta la portata, l’acqua fresca e cristallina zampilla dal suolo granitico all’ombra di un leccio secolare. Impraticabile ai mezzi dopo la disastrosa alluvione del 2011, l’unico modo per raggiungerla con l’auto e fare una scorta d’acqua, rimane quello di salire ad Arbus e percorrere in discesa la stradina che parte proprio da Genna Fongia.

Sa mitza de Lutziferu oggi

Sia la sorgente che il sentiero sono chiamati di Lucifero, e attorno a questo nome e a questi luoghi sono nate una serie di racconti e leggende. La più conosciuta è quella de su predi sconcau, che racconta di un sacerdote di Guspini che approfittando dell’ignoranza e della fiducia di tanti popolani era riuscito a carpire loro grandi ricchezze. Un giovane fingendosi ingenuo e disposto a elargire al sacerdote i suoi pochi beni, riuscì infine a smascherarlo e denunciare le sue malefatte alla popolazione. Portato il sacerdote nella piazza di chiesa lo si legò, tentando anche col ricorso alla tortura di fargli confessare il nascondiglio dove avesse occultato i soldi rapinati alla povera gente. Il prete però resistette alle sevizie, e allora il popolo accecato dall’ ira lo decapitò. Da allora si racconta che su predi sconcau vaga per la montagna con un lume acceso alla ricerca del suo tesoro. Molte mamme per far star buoni i bambini irrequieti raccontavano questa storia terribile, indicando le balze del monte Santa Margherita, che incombe su Guspini, dove in certe notti fredde e umide dicevano apparisse e scomparisse la fioca luce portata dal prete senza testa. Alcuni fanno risalire la leggenda all’inizio dell’epopea mineraria, ipotizzando che il lume che si vedeva sul monte altro non era che le lampade a carburo che utilizzavano i minatori quando si recavano o rientravano dalla miniera, ma è impossibile perché i sentieri percorsi sia dai guspinesi che dagli arburesi per andare a Montevecchio erano da tutt’altra parte.

Qualcuno racconta anche della presenza del maligno in questi luoghi, che sarebbe all’origine del nome di Lucifero. Si sa che quasi tutte le leggende hanno un fondo di verità che riporta ad eventi e fatti accaduti nella notte dei tempi e tramandati attraverso le generazioni, ma la ricerca storica sembra dare una spiegazione a tutto.

Per quanto riguarda l’onomastica e quella sarda in particolare del ‘600, questa fu fortemente influenzata dalle invenciones de los cuerpos santos della prima metà del secolo. La competizione tra Cagliari e Sassari per il primato religioso e politico sull’isola, che assunse aspetti esaltanti e ridicoli allo stesso tempo, portò ad avviare grandiose campagne di scavo nei pressi delle basiliche paleocristiane. Il ritrovamento di sarcofagi, lapidi e segnacoli indusse ad attribuirli invariabilmente a martiri cristiani dei primi secoli, col corollario di presunti miracoli, solenni celebrazioni e processioni, scene di isterismo religioso, erezioni di chiese, e avvio di feste popolari in onore dei santi. Tale fu il caso dei santi Gavino, Proto e Gianuario a Sassari/Porto Torres, di Santa Restituta, San Lussorio, Sant’Efisio, San Lucifero a Cagliari, di Sant’Antioco nell’isola omonima, di Santa Vitalia a Serrenti, Santa Greca a Decimomannu, di San Sperate.

San Lucifero (il nome significa portatore di luce), vescovo di Cagliari combatté a lungo la dottrina di Ario, e morì in un alone di beatitudine nel 370 d. C. Attualmente è venerato a Cagliari e Vallermosa, ma la sua santità è ancora oggi fortemente messa in dubbio dagli storici e dalla chiesa stessa.

I nomi di questi santi autoctoni si diffusero a macchia d’olio in tutti i paesi della Sardegna e in molti furono erette chiese e cappelle a loro intitolate. Nell’onomastica guspinese il nome Lucifero compare attorno al 1640/50, dato a tale Lucifer Montis nato da Daniel e Gimillana Peddis, mentre un suo fratello fu chiamato Lussurgiu.

Una stampa de sa mitza de Lutziferu del 1922

Dagli atti notarili del notaio Nicolas Tuvery di Guspini conservati nell’Archivio di Stato di Cagliari apprendiamo che il 19 agosto 1677 Simoni Floris pastore di Pabillonis vendette a Lucifero Montis una vigna nel luogo detto sa spendula de donu Antoni Mara, eo mori que va ala villa de Arbus. Non possono esserci dubbi nell’identificare la sorgente che è detta spendula perché non ancora incanalata sgorgava dalla viva roccia. Fu probabilmente lo stesso Lucifero Montis a realizzare la condotta che permetteva di attingere facilmente l’acqua consentendo a tutti di servirsene. Per questo motivo si mutò anche la toponomastica del luogo cominciando a chiamarlo sa mitza de Lutziferu, e il sentiero che saliva ad Arbus su mori de Lutziferu.

Lucifero Montis purtroppo non godette per molto delle fresche acque della sua sorgente, infatti dopo essersi sposato nel 1683 con Antona Lixa, morì il 3 ottobre 1684 en la montana, come scritto nel libro dei defunti conservato nell’archivio diocesano di Ales. Sua moglie incinta partorì dopo quattro giorni una bimba che fu chiamata Francisca Lucifera.

Non conosciamo le cause della morte, ipotizziamo che possa essere stato ucciso e in un macabro rituale gli fosse stata tagliata la testa, come talvolta accadeva (nel 1681 a esempio un Antiogo Dessy fu trobat en el salto degollado).

Sa mitza de Lutziferu pulita, nei giorni scorsi, dalle erbacce

Questo fatto potrebbe aver ispirato la leggenda de su predi sconcau. Quanto al prete potrebbe anche questo spiegarsi col fatto che questi Montis erano appellati col soprannome s’Arimitau, sardizzazione di Hermitan/Eremitano, che indicava i custodi delle chiese campestri che avevano il compito anche di fare la questua per la festività del santo. Poteva Lucifero Montis essere l’eremitano della vicina chiesa di S. Pere en la montana (per distinguerla da S.Pere de baix, posta nell’attuale zona di Santu Perdu), o di Santa Margherita sempre nei pressi, e probabilmente doveva fare la spola tra la chiesa e la vigna anche nelle ore notturne o del primo mattino alla fioca luce di una lampada. Anche il presunto tesoro del prete potrebbe consistere nelle poche monete che Lucifero poteva raccogliere dalle offerte dei fedeli che servivano per celebrare la festività.

La memoria di Lucifero Montis si è tramandata fino ai giorni nostri grazie a vari documenti che citano espressamente la sorgente che porta il suo nome. L’8 aprile 1812 il famoso annu doxi, s’annu de su famini, fu rinvenuto nei pressi di sa mitza de Lucifero Montis il cadavere di tale Antiogo Melis di Arbus muerto apretado por la hambre. A causa dell’avanzato stato di decomposizione del corpo non fu possibile trasportarlo al cimitero e fu sepolto nei pressi della fonte.

Lucifero Montis e Antiogo Melis vigilano sulla purezza delle acque della fonte, e sulla sicurezza del cammino che sale ad Arbus, (o che scende a Guspini) con buona pace di leggende e misteri. Se vi capita di passare da queste parti nell’attingere l’acqua ristoratrice non mancate di rivolgere un deferente pensiero a questi due uomini vittime della sorte che hanno marcato con la loro impronta questi luoghi.

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