8 marzo la Festa della donna

Guspini, l’ex imprenditrice novantaduenne Gina Caddeo: “Stare a contatto con la gente mi faceva sentire viva e vegeta”

Gina Caddeo
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di Maurizio Onidi
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“Quando piove bagna tutti” è un modo di dire in Sardegna che mai come in questo caso si sposa perfettamente con le conseguenze della pandemia che da un anno attanaglia gli oltre sette miliardi di persone che abitano sul nostro pianeta. A causa di questo virus anche il nostro calendario delle ricorrenze si è posto in modalità “attesa”. In attesa che tutto torni alla normalità e la vita riprenda il tanto auspicato andamento normale. Pure “La Giornata Internazionale della Donna”, istituita nel 1909 per onorare e ricordare le lotte sociali che le donne hanno dovuto combattere nel corso dei secoli ma anche per tenere un faro acceso sui problemi ancora irrisolti sulla disparità sociale tra uomo e donna, per il secondo anno consecutivo, ha dovuto piegarsi al volere della pandemia.
Anche noi, l’8 marzo, a modo nostro simbolicamente abbiamo voluto regalare una mimosa, fiore simbolo della giornata, a tutte le donne, narrando ancora una volta la straordinaria storia di una imprenditrice guspinese, donna semplice che con tanta determinazione ha voluto e portato avanti la sua attività per 74 anni come dichiara lei stessa raccontando “il film” della sua vita.

«Sono nata a Guspini il 31 luglio del 1929, l’ultima di tre figli, Antonio del 1921, che venne deportato nei campi di concentramento e Maria nata nel 1924», racconta Gina Caddeo, un’arzilla e lucida novantaduenne “collocata” a riposo a seguito della chiusura dell’attività dopo 74 anni di lavoro.

Gina Caddeo con il marito Giovanni Pintus

«Il commercio era la mia passione», puntualizza con un sorriso soddisfatto Tzia Gina, come viene chiamata affettuosamente da tutti, «E vista la mia determinazione a quindici anni ho iniziato l’attività aprendo una rivendita di frutta e verdura in una stanza al piano terra della casa dei genitori di mio padre Salvatore di professione carrettiere, in via Giovanni Antonio Sanna, locali dove da  lì a qualche anno si sarebbe costruito il forno con annessa rivendita, tutt’ora in esercizio. Data l’età, la licenza commerciale la dovette prendere mia madre, Teresa Lilliu, originaria di Arbus. Nel 1947, a 18 anni sposai Giovanni Pintus, Classe 1916 che insieme ai fratelli Peppino e Virgilio, nel 1933 ad Arbus iniziarono a lavorare nel panificio aperto dalla sorella Fortunata». Nel 1944 i tre fratelli decisero di mettersi in proprio, aprendo un panificio a Guspini in via Garibaldi.

Giovanni Pintus mentre impasta

«Nel 1948, causa il calo del lavoro»,  prosegue Gina caddeo, «mio marito Giovanni decise di cambiare mestiere e acquistato un camion iniziò a lavorare come autotrasportatore mentre io ampliai la mia attività commerciale con i generi alimentari. Nel 1952, vista la disponibilità di spazi nello stabile di via Giovanni Antonio Sanna, si decise per l’apertura di un forno dove mio cognato Peppino e alcuni operai iniziarono l’attività. Nel 1962 mio marito Giovanni cessa con gli autotrasporti e ritorna al vecchio mestiere di panificatore. Intanto Sergio, nostro figlio nato nel 1953 cresce e quando è libero dagli impegni scolastici comincia a dare una mano facendo le consegne del pane ai negozi, in bicicletta. Nel 1975 entra a tempo pieno nella produzione per sostituire il padre che causa l’acuirsi delle conseguenze dovute alla sofferenze patite durante la campagna di Russia, non è più in grado di continuare a lavorare, lasciandoci nel 1993. Nel 1995 Sergio sposa Angela Murgia e dalla loro unione l’anno successivo nasce Giovanni. L’arrivo di Angela nella nostra famiglia è stato salutato con grande gioia, contribuendo con il suo lavoro alla prosecuzione dell’attività che nel 2018, con il pensionamento di Sergio abbiamo dovuto chiudere».

Una vita molto impegnata e irta di difficoltà.

«Sono stati anni molto difficili per tutti, il fascismo, la guerra, la miseria. La popolazione guspinese che principalmente ha vissuto dei frutti della miniera, ha risentito dei problemi dovuti agli andamenti dell’azienda nel corso degli anni che poi si sono riflettuti su tutti i settori. Ricordo molto bene lo sciopero del 1948 con la popolazione molto arrabbiata a causa di quelli operai che anziché aderire allo sciopero, di nascosto andavano a lavorare per mettersi in vista alla direzione della miniera. Ancora più difficile lo sciopero del 1961 quando le famiglie venivano in panificio chiedendo il pane a gratis visto che durante lo sciopero, durato oltre un mese, nelle famiglie non entrava lo stipendio. Abbiamo fatto quello che abbiamo potuto in quel periodo anche indebitandoci pur di dare una mano come hanno fatto tanti altri commercianti guspinesi».

Quale è il suo segreto della sua longevità lavorativa?

«Quello che mi ha permesso di poter stare dietro il banco fino a così tarda età è senza dubbio la passione per il lavoro che ho fatto e che mi ha consentito di sentirmi viva e vegeta potendo stare a contatto con le persone».

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