Economia & Lavoro

Guspini, Maria Rosaria Usai la professoressa apicoltrice

Maria Rosaria Usai
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di Maurizio Onidi
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A poche centinaia di metri dai resti della città punica di Neapolis, (Naui), fondata dai cartaginesi nel sesto secolo a. C., dove sono ben visibili le rovine della chiesa di Santa Maria di Neapolis (Naui) e del porto, costruito per imbarcare i minerali estratti dalle miniere di Montevecchio e le granaglie coltivate nel Campidano, Maria Rosaria Usai, docente di lingue straniere negli istituti superiori, ha realizzato l’Azienda Agricola Naui che prende il nome della zona in cui la docente coltiva la sua passione per le api.
Come nasce la passione per l’apicoltura e quando ha cominciato a operare in questo mondo?
«Sono un’insegnante-apicultrice. La mia formazione culturale e professionale mi ha sicuramente aiutato a entrare in questo mondo, mettendomi nella giusta predisposizione e sensibilità di conoscere e osservare la vita e l’organizzazione della società delle api. È fondamentale l’osservazione che deve essere la prima regola per comprendere e agire con attenzione e rispetto, ma soprattutto con una sensibilità, ritengo del tutto femminile, in questo mondo, tutto da scoprire. Durante gli anni di precariato di prof di lingue, per caso mi son imbattuta in un corso di apicoltura, che mi ha sin da subito incuriosita e affascinata. Così nell’estate del 2011 decido di prendere i primi 5 nuclei, piccole famiglie di api, da allevare e sviluppare per la successiva stagione produttiva. Nei due anni successivi si susseguono diversi corsi e seminari di formazione e aggiornamento sia sull’allevamento e le differenti pratiche apistiche sia sulla conoscenza e la valorizzazione dei diversi prodotti dell’alveare, i vari tipi di miele regionali e nazionali, il polline, la pappa reale, la cera e il veleno d’ape. Memore della passione di mio padre per queste straordinari insetti, sostenuta e incoraggiata da mia madre e mio fratello, assistita dalla professionalità di un agronomo che ha sempre eseguito i progetti di riqualificazione dell’azienda, decidiamo, sfruttando un finanziamento regionale, di riconvertire una parte dei locali del comprensorio aziendale in laboratorio di smielatura per la lavorazione e il confezionamento del miele. Tutto ciò ci ha consentito di creare una piccola realtà apistica, dedicata principalmente ai prodotti dell’alveare, il miele, il polline e la gelatina reale, portata avanti con orgoglio e determinazione. L’azienda Nabui, è in agro di Guspini, precisamente in località Santa Maria di Neapolis, nelle vicinanze del sito archeologico di Neapolis, da cui prende proprio il nome in lingua sarda. L’indirizzo aziendale, in passato cerealicolo-zootecnico, è stato modificato negli anni novanta con la messa a riposo e il successivo imboschimento di parte dei seminativi aziendali. Gli impianti arborei sono stati realizzati con la messa a dimora di eucalipti, lecci, carrubi e frassini su circa 65 ettari. Così, in seguito a esigenze aziendali, l’attività principale è diventata la silvicoltura, affiancata da quella apistica».

Ci vuole spiegare come si impianta un alveare e qual è la funzione dell’ape regina?
«Le api costruiscono la loro casa, l’alveare, utilizzando la cera che viene prodotta da speciali ghiandole che hanno sull’addome. Il nido naturale delle api, l’alveare appunto, è formato da vari favi formati da tante celle esagonali e costruiti l’uno accanto all’altro. Nell’alveare, la regina controlla che la celletta sia pulita e adatta per ospitarvi un uovo; di seguito, introducendo l’addome nella cella, lo depone; dopo tre giorni l’uovo si chiude e nasce una piccola larva, che subisce con il passare dei giorni diverse mutazioni, fino a raggiungere lo stato di insetto adulto; e così, dopo 21 giorni dalla deposizione dell’uovo, la giovane ape esce finalmente dalla celletta e nasce. Nel pieno della buona stagione l’ape regina può deporre fino a duemila uova in un giorno. L’ape regina è la mamma di tutte le api, femmine e maschi; pertanto, si comprende la sua imprescindibile importanza nel far crescere la colonia e garantirne la coesione».
Quante api può contenere un alveare?
«Nel periodo di produzione ogni alveare può contenere il maggior numero di api, circa 60.000. Sono tante, quelle pelose sono le api appena nate, quelle lucide e più scure, sono le più anziane; vivono, si muovono e agiscono tutte insieme. È proprio l’unione e la coesione, la loro grande forza; per questo si chiamano insetti sociali. Soli non potrebbero vivere, insieme formano il superorganismo alveare».
Che tipi di miele produce e qual è il tuo mercato di riferimento?
«La pratica adottata nella conduzione degli apiari è il nomadismo degli alveari: quelli in azienda producono diverse varietà di miele, quali millefiori, cardo, trifoglio ed eucalipto; l’altra parte degli alveari vengono transumati a Capo Frasca, dove producono i mieli di asfodelo, cardo e millefiori, nella costa verde per la produzione dei mieli di rosmarino e cisto, e a seconda delle stagioni produttive in Marmilla per il miele di sulla, nell’Oristanese per i mieli di agrumi e corbezzolo e nel Nuorese per il miele di castagno. Il mercato di riferimento è il dettaglio presso la sede aziendale e l’ingrosso in diversi punti vendita del Medio Campidano e dell’Oristanese. Ogni miele ha caratteristiche, sapore, profumo e proprietà particolari e ben distinte e l’arte dell’analisi sensoriale dei mieli mi ha istruito a riconoscerle per poterli valorizzare».
È un lavoro molto impegnativo e faticoso visto che è un settore prevalentemente al maschile?
«Più che lavoro in senso stretto perché tale non lo sento proprio, lo definirei una prestazione razionale e responsabile al servizio di questi piccoli esseri viventi che implica un impiego di tempo, soprattutto nel periodo di produzione da febbraio a luglio, e un dispendio di energia e fatica prevalentemente quando si effettuano alcune operazioni in campo, come lo spostamento degli alveari o la posa e il ritiro dei melari carichi di miele; ma, in queste attività impegnative e pesanti mi supporta mio fratello, che, pur svolgendo tutt’altro lavoro, è sempre pronto a dedicare del tempo ad aiutarmi. In laboratorio, invece, durante la smielatura, l’estrazione di miele dai favi, o l’invasettamento e il confezionamento del miele mi da una grossa mano d’aiuto mia madre. Entrambi mi hanno sostenuto sin dall’inizio e mi supportano passo per passo in quest’avventura che ho iniziato con tanta curiosità e proseguo con grande entusiasmo e passione».
Che impatto stanno avendo i cambiamenti climatici sul sistema?
«Se per sistema si intende quello del “superorganismo alveare”, in questi ultimi anni sia il clima che l’ambiente son cambiati negativamente, rilevando delle ripercussioni sulla salute delle api e di conseguenza sulle produzioni, in primis a causa dei pesticidi utilizzati in agricoltura e poi delle ripetute annate con stagioni sempre più irregolari».
Una lezione molto interessante che una volta di più ci porta a riflettere sull’importanza di per queste straordinarie sentinelle ecologiche della salute del pianeta, che con il loro lavoro ci regalano tanti prodotti che aiutano il corpo umano a vivere meglio e aspetto non di secondaria importanza, creano un interessante ritorno in termini economici e occupazionali.

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