Attualità

Guspini, nel Mulino Garau a “piccoli passi” per immergere le mani in cose buone

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di Sandro Renato Garau
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Metti una mattina di sole di fine anno, quella del 29 dicembre del 2022, prendi un gruppo di bambini e ragazzi della scuola dell’infanzia e primaria di Guspini guidati da un gruppo di educatrici tutte specializzate e laureate, accompagnarli al museo Mulino Garau in Guspini, dove ha sede l’azienda Agrobass – Sardinian Farm gestito da Alessandro e Denise, e “l’impasto”, con tutti gli ingredienti, è fatto.
Le educatrici dell’associazione “Piccoli Passi” hanno voluto far conoscere ai bambini che frequentano i loro laboratori una delle più antiche realtà produttive di Guspini.

L’associazione che opera ormai dal qualche anno, nata dall’idea di alcune giovani donne, ha messo al centro della propria attività educativa i più piccoli come ci detto la presidente Marianna Pinna: “Piccoli Passi” è nata nel 2017 con lo scopo di proporre attività ricreative, culturali, di socializzazione e di conoscenza del territorio ai più piccoli e alle famiglie. Essa svolge le proprie attività e laboratori prevalentemente nel periodo in cui le scuole sono chiuse: l’estate, le vacanze di Natale e quelle pasquali. In questi periodi, lontani dagli impegni scolastici, i bambini e i ragazzi hanno la possibilità di vedere e scoprire le molte attività artigianali e ricreative del territorio”.
La stessa presidente ha raccontato che “quella del Mulino Garau è l’ultimo laboratorio, in ordine di tempo, del periodo natalizio e che nei giorni scorsi i bambini e le bambine hanno potuto sperimentare come si fa un’infiorata e stupirsi nel vedere nascere i carri allegorici del Carnevale guspinese”.

Alessandro e Denise, gestori dell’azienda Agrobass – Sardinian Farm con una guida non più giovane, Sandro, hanno accompagnato, assieme a Marianna, Alessia, Stefania, Michela, Sara e Carlo i piccoli alla scoperta dei segreti del mulino.

I maestosi muri di granito rosa, proveniente da monte santa Margherita, cingono l’edificio in via santa Maria a via Eleonora. All’interno gli spazi utilizzati per il lavoro e un gran numero di macchinari oramai in disuso: macine, setacci e aspiratori ancorati ai pavimenti in legno collegati da una selva di tubi dentro i quali passavano la semola, la farina, la crusca e gli altri sotto prodotti del grano.

La guida ha parlato del lavoro che li si svolgeva, sottolineando “quanto fosse importante il grano e la farina per le famiglie di Guspini”. I piccoli hanno giocato, scherzato, chiesto, fantasticato esprimendo non poca curiosità.

A mezza mattina lo spuntino, il pane fatto con semole di grano Quarantinu, è stato accompagnato da alcune fette di salsiccia locale e mortadella.

Il laboratorio è continuato ripartendo dalla storia. La guida ricorda che: “I vecchi proprietari raccontavano che il mulino Garau esiste da più di cento anni, avendo iniziato la sua attività subito dopo la prima guerra mondiale, intorno al 1919-20. Dalla sua nascita esso è stato proprietà di cinque famiglie: la famiglia Sabiu e poi Sabiu – Garau, Garau Giuseppe e quindi F.lli Livio e Pietro Garau. L’attività industriale del molino iniziava all’esterno dove, sul muro, tra i blocchi di granito sono incastrati degli anelli triangolari. Sono lì perché, quando il grano veniva trasportato con le carrette trainate dai cavalli, dai muli o dai carri a buoi, prima che si usassero i camioncini o altri mezzi di trasporto, a quelli anelli si legavano gli animali affinché non si muovessero durante il carico e lo scarico dei grandi sacchi”.

I piccoli hanno potuto seguire il percorso che il chicco di grano faceva da quando veniva ammassato nella prima stanza a quando veniva lavato, fatto asciugare per poi passare nelle macine per essere sminuzzato e indirizzato verso i setacci che avrebbero separato i diversi prodotti finiti.

Alla curiosità dei piccoli non è sfuggita la selva di cinghie di trasmissione collegate ai macchinari, il loro movimento azionava le macchine ed erano alimentate dalla corrente elettrica.

Infine, lo stupore e la sorpresa quando hanno potuto sperimentare la sensazione di immergere le mani nella farina che a contatto con l’acqua si trasforma e che lavorata diventa una pasta fresca da modellare e dalla quale si possono ricavare varie forme. I malloreddus sono stati il risultato finale del laboratorio. Il prodotto buono da portare a casa per poter dire alle mamme, alle nonne e alle zie che lo avevano fatto loro.

I bambini, il mulino, la curiosità e le mani sporche di farina sono stati l’essenza di una mattinata dedicata esclusivamente al grano e la sua lavorazione.

Una bella mattinata.

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