Coronavirus Economia & Lavoro

Guspini, panificio fratelli Pibiri: “Ci sono stati giorni che c’era più richiesta di farina piuttosto che di pane”

I fratelli Pibiri
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di Maurizio Onidi

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In tempo di covid-19 i dati ci confermano che ci sono stati dei settori che hanno incrementato le vendite, pensiamo agli alimentari. Nel caso dei panificatori, le cose non sembrano essere andate esattamente così come ci conferma Daniela Pibiri, che insieme ai fratelli Alessandro, Davide, Mirco e alla sorella Arianna proseguono l’attività di panificatori iniziata dai genitori Ignazio e Paola, nei tre punti vendita.
«È stato un periodo di assoluta confusione e incertezza soprattutto nella fase iniziale con la  difficoltà a reperire le mascherine che grazie alla generosità e all’ingegno delle socie dell’Auser che gratuitamente ci hanno fornito centinaia di mascherine per distribuirle ai clienti e non», dichiara Daniela,  «Nei primi giorni di isolamento, abbiamo dovuto far fronte a una sorte di accaparramento da parte dei clienti cui hanno fatto seguito giorni in cui si vendeva poco. Questo ha reso molto difficile programmare la produzione anche a seguito della chiusura del mercato civico. Con la proroga del blocco le famiglie hanno riscoperto la voglia di fare il pane in casa, la pasta fresca, i dolci. Di conseguenza ci sono stati  giorni che c’era più richiesta di farina piuttosto che di pane». «Una situazione veramente caotica che abbiamo vissuto anche con tanta paura» racconta Arianna, al quinto mese di gravidanza, «quando si è sparsa la notizia che anche a Guspini si erano verificati casi di contagio, sono andata completamente nel pallone. Ora per fortuna sono più tranquilla grazie anche al comportamento della nostra clientela che tranne qualche sporadico caso si è attenuta scrupolosamente alle disposizioni in materia di dispositivi personali».  «Clientela che desideriamo ringraziare anche per la fiducia che continuano a dimostrarci», sottolineano all’unisono le sorelle Pibiri.

A Davide, che insieme a Mirco e Alessandro, si occupa della produzione e distribuzione chiediamo come sono cambiate le norme nella produzione?

«Sostanzialmente non ci sono grosse modifiche dal punto di vista delle procedure poiché le norme igieniche e di distanziamento sociale sono già previste dalla disposizione delle macchine. La sanificazione e il continuo lavaggio delle mani per noi sono delle procedure più che consolidate da tempo visto il prodotto. Sono modificate invece le procedure per la consegna del pane nei punti vendita e nella grande distribuzione dove la collocazione negli scaffali viene effettuata direttamente da noi in totale assenza di clientela».

Anche voi quindi hanno subito dei danni economici?

«Purtroppo si», precisa ancora Daniela, «come dicevo prima la chiusura del mercato civico e la paura del contagio ha di fatto ridotto drasticamente le vendite e ci ha costretti a fare ricorso agli ammortizzatori sociali, per un tempo molto limitato, per i nostri due collaboratori. In accordo con gli altri fratelli abbiamo deciso di non fare richieste di contributi anche per rispetto a chi in questo periodo ha sofferto molto più di noi.  Vorrei ringraziare, a nome anche dei miei fratelli, l’assessora Stefania Atzei per la disponibilità e la vicinanza dimostrata in questa fase molto delicata e se mi consente vorrei ringraziare pubblicamente i nostri genitori per averci trasmesso la passione e l’amore per questa arte che non consideriamo un mestiere».

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