Attualità

I fanghi di Magomadas come occasione di riflessione

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di Francesco Diana

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Il recente filmato che ritrae le operazioni di scarico di liquami maleodoranti presso l’impianto Ecoricicla s.r.l. di Magomadas, diffuso tramite WhatsApp, ha destato nella gente grande apprensione, tanto da costringere qualche politico a presentare interpellanze parlamentari in proposito. Il caso, considerata l’importanza che riveste, è stato anche trattato dai media locali nel tentativo di fare piena luce sull’accaduto.

Anche noi, per quanto ci riguarda, abbiamo voluto nel nostro piccolo fare opportune ricerche sugli antefatti che hanno portato al caso in esame, allo scopo di offrire ai nostri lettori elementi validi per una libera e serena valutazione dei fatti accaduti, al netto delle evidenti strumentalizzazioni di carattere politico.

In tale ottica, cominciamo a riferire che l’Ecoricicla s.r.l., con sede legale a Manfredonia (Foggia), da qualche tempo s’interessava del ricupero dei rifiuti edili provenienti da scavi, demolizioni di murature, pavimentazioni stradali e simili, nel proprio stabilimento ubicato nella zona artigianale-industriale del comune di Magomadas.

Nel mese di giugno del 2016, la predetta Società presentava alla Regione Sardegna, e per essa al competente Assessorato della Difesa dell’Ambiente, specifica richiesta di Verifica di assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale per la “Installazione di un impianto di conferimento e smaltimento tramite pirogassificazione ed essiccamento di rifiuti speciali non pericolosi” di cui all’Allegato B1 della deliberazione della Giunta regionale 34/33 del 7 agosto 2012, punto n. 7, lett. W., mediante operazioni di cui all’allegato C del D.Lgs. 152/06, lettere da R1 a R9, in particolare R3 (frazione organica dei rifiuti solidi urbani, nonché scarti vegetali costituiti da ramaglie, potature e legno) e R5 (fanghi provenienti da impianti di depurazione delle acque reflue civili).

Ancor più dettagliatamente, la richiesta riguardava il trattamento dei rifiuti appartenenti alle seguenti categorie CER (Categorie Europee Rifiuti):

  • CER 19 08 12 – Fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui al CER 19 08 11 (fanghi contenenti sostanze pericolose);
  • CER 19 09 02 – Fanghi prodotti dai processi di depurazione delle acque;
  • CER 20 01 08 – Rifiuti biodegradabili provenienti da cucine e mense;
  • CER 20 02 01 – Rifiuti biodegradabili in genere.

Il trattamento della frazione organica dei rifiuti (R3), doveva avvenire all’interno di un capannone, mentre quello riguardante i fanghi (R5), prevedeva una fase di deidratazione all’interno di sette vasche in cemento armato con copertura amovibile, delle dimensioni di metri 35 x 4 profonde Mt 0,50, della capacità di 90 tonnellate cadauna, mediante l’utilizzo di serpentine di riscaldamento alimentate dal pirogassificatore (impianto di conversione delle biomasse in Syngas finalizzato alla produzione di energia elettrica).

Sulla base delle proposte avanzate dalla Società Ecoricicla S.r.l. la Giunta regionale, eseguite le opportune verifiche e acquisiti i pareri del Comune di Magomadas, della Provincia di Oristano, del Servizio Tutela del Paesaggio competente per territorio, dell’Ispettorato Ripartimentale del CFVA di Oristano e dall’Arpas, autorizzava l’ampliamento delle attività secondo quanto richiesto dalla citata Società, imponendo una serie di prescrizioni atte a evitare danni all’ambiente e disturbo per le popolazioni locali, quali controlli delle emissioni in atmosfera, contenimento dell’impatto acustico e tante altre ancora, che per ragioni di spazio evitiamo di elencare.

Evidentemente, fra i tanti vincoli è mancato proprio quello che avrebbe impedito di trattare i rifiuti provenienti da oltre Tirreno, tanto è vero che, stando a quanto precisato nel filmato in riferimento, la gran massa di quelli trattati proverrebbe dalla Campania e dalla Puglia.

Ciò premesso, dando per scontato, fino a prova contraria, il rispetto delle norme impartite dalla Regione Sardegna, attualmente in corso di verifica da parte degli Organismi all’uopo preposti, restiamo tuttavia sconcertati di fronte alla faciloneria con la quale è stata gestita la richiesta da parte della Regione stessa, non prevedendo il divieto d’introdurre rifiuti provenienti da altre regioni.

Abbiamo sempre sostenuto che i panni sporchi si lavano in famiglia e, pertanto, non possiamo esimerci dallo smaltire i rifiuti da noi stessi prodotti, ma poiché le uniche risorse dell’isola risiedono nello splendido mare che la circonda e nell’ambiente incontaminato e splendente che gratifica i residenti e stupisce i visitatori, sarebbe un vero delitto farci carico anche dello smaltimento dei rifiuti di altre regioni.

Abbiamo tutti letto le recenti dichiarazioni fatte da Leonardo Calleri, responsabile locale della Ditta Ecoricicla, apparse sull’Unione Sarda del 20 Dicembre u.s., in merito allo smaltimento dei fanghi prodotti in Campania e prendiamo atto delle sue rassicuranti assicurazioni a conferma che trattasi di “fanghi depurati e totalmente inoffensivi”, natura sulla quale, comunque, è in corso una verifica da parte delle autorità competenti.

Tuttavia, come figli di quest’amata terra di Sardegna, restiamo allibiti di fronte alle giustificazioni dallo stesso addotte, secondo le quali “trattasi di un’impresa creata dallo sforzo e dall’intelligenza di persone nate e cresciute qui, che vivono qui e qui vogliono prosperare”.

Evidentemente quelle persone alle quali Calleri si riferisce, “nate e cresciute qui”, non hanno lo stesso DNA dei sardi DOC, se per “crescere e prosperare” ritengono insignificante introdurre in Sardegna i rifiuti che, seppure “totalmente inoffensivi “, appartengono comunque a chi ha ritenuto opportuno disfarsene.

Se da ciò dovesse dipendere la futura prosperità dei sardi, non ce ne voglia il signor Calleri ma, a quelle condizioni, preferiamo tornare ai nostri “Nuraghi” e benedire il mare che ci circonda, inteso anche come baluardo efficace contro il contagio da parte di certe forme di civiltà.

 

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