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I muretti a secco diventano patrimonio dell’Umanità

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I muretti a secco, che caratterizzano il paesaggio rurale della Sardegna, diventano patrimonio dell’Unesco. Lo ha annunciato l’assessore regionale dell’Urbanistica Cristiano, che ha spiegato il decreto col quale il ministero delle politiche agricole ha riconosciuto il valore paesaggistico del territorio isolano. «È un risultato di grande rilievo e prestigio – ha affermato l’assessore –  in tutta Italia si contano numerose località con eccellenze di questo tipo di chiusure agrarie. Vogliamo estendere a tutta l’Isola la ricognizione dei paesaggi rurali e storici per la salvaguardia del paesaggio. Metteremo a disposizione risorse mirate per sostenere queste iniziative per l’integrità del paesaggio e dunque creare nuove opportunità di sviluppo».

Il muro a secco aveva la finalità di dividere i poderi, is cungiasu.  Segnava la rete dei percorsi  talvolta stretti per il passaggio di persone, in altri casi larghi per il passaggio di carri trainati da buoi. Si percorrevano per raggiungere le proprietà frazionate in accordo fra i proprietari. Quando non c’era accordo, in dispregio della legalità, i muri venivano eretti nelle ore notturne per mettere sul fatto compiuto i confinati. Questa divisione nasceva dall’applicazione di un sistema di regole le cui radici affondano nella Carta de Logu di epoca giudicale, le quali, pur essendosi evolute nel corso dei secoli, sono state osservate fino agli anni cinquanta del secolo scorso. La costruzione del muretto a secco aveva una doppia valenza: liberare i terreni  dalle pietre per rendendolo più adatto alle coltivazioni e al sostegno della terra in prossimità di alberi o di confini, oltre a favorire il drenaggio dell’acqua mitigava lo spostamento della terra determinandone l’assestamento.

La chiudenda, realizzata con questo metodo costruttivo, si integra nell’habitat di specie animali e vegetali consolidatisi. Diventa una recinzione di pregio che qualifica ogni tratto della proprietà che delimita. Un lavoro di attenzione e di precisione che segue alla raccolta delle pietre dal fondo. Le pietre selezionate vengono lavorate con la martellina e allineate secondo quanto disposto con una piccola fondazione. Il muro può variare nelle dimensioni per adattarsi alle esigenze particolari del fondo. Questi muri  impregnati di storia e economia agraria, da oggi diventano patrimonio dell’Umanità e sono testimoni delle evoluzioni geografiche dell’Isola.

Mauro Serra

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