RUBRICA STORIA DI CASA NOSTRA

I socialisti guspinesi dagli anni ’10 all’avvento del fascismo, dalla cacciata del segretario comunale Attilio Spano al podestà fascista

Attilio Spano con la sua famiglia (foto tratta dal volume Velio Spano, l'uomo, il politico, lo scrittore)
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Parte Quarta

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            Dal 1921 le società minerarie, organizzate nell’Associazione Esercenti Miniere, attaccano le conquiste ottenute dai lavoratori nel biennio precedente. La reazione padronale, sostenuta dal nascente movimento fascista, approfitta delle divisioni sindacali e politiche e della debolezza della classe operaia. “In seguito a questa terribile crisi economica e di reazione politica” – scrive il segretario regionale della Federazione Minatori – “molte sezioni sono completamente cadute, e poche altre vivono di una vita anemica e debolissima”. Viene meno anche la disciplina sindacale: alla fine dell’anno la sezione di Guspini, violando il principio della contrattazione unitaria, firma un accordo con la direzione della miniera di Montevecchio per la riduzione del salario del 15%.

Sul piano politico i rapporti tra socialisti e comunisti si deteriorano. A Guspini le divisioni investono la maggioranza che sostiene il sindaco Riccardo Lixi. L’Unione Sarda del 15 febbraio 1922 scrive che “la popolazione ha fissato per il 20 corrente le dimissioni del sindaco Riccardo Lixi”. Il giorno dopo una nota di Raimondo Puxeddu, a nome della sezione comunista, riferisce: “compagno Lixi dimissionario per disposizione superiore del Partito essendo consiglio comunale maggioranza socialista”; replica lo stesso Lixi: “La notizia pubblicata ieri secondo cui ci sarebbe stato un pronunciamento da parte della cittadinanza di Guspini per le mie dimissioni da sindaco è priva di qualsiasi fondamento. La mia persona, come cittadino e come sindaco e tutta l’amministrazione comunale sono circondate e confortate dalla più larga simpatia e fiducia da parte di tutta la popolazione che ha visto in breve tempo svilupparsi gran parte del poderoso programma col quale ci siamo presentati agli elettori”. E chiude: “La notizia comunicata si riduce semplicemente a questo: che l’esecutivo del Partito Comunista, cui appartengo, mi ha ingiunto di rassegnare le dimissioni in conformità a tassative disposizioni di carattere generale, ma in aperto, stridente contrasto con i bisogni e i desideri della popolazione”.

Intanto i fascisti assaltano le camere del lavoro e le sezioni dei partiti operai, e attaccano le amministrazioni comunali con lo scopo di provocarne lo scioglimento a favore di una gestione commissariale. Sin dall’aprile del 1922 si diffonde la notizia, riportata dal Popolo d’Italia, di una spedizione punitiva di fascisti romani “resa necessaria dal fatto che ci sono in Sardegna dei veri e propri covi di sovversivismo anarcoide come a Ittiri, Tempio, Guspini e Arbus, dove il tricolore non sventola”.

Virgilio Saba

In estate si scatena una vera e propria caccia all’uomo: aggressioni e persecuzioni nei confronti dei militanti antifascisti diventano cronaca quotidiana. In agosto, a Guspini vengono arrestati in dieci tra socialisti e comunisti; si tratta di Salvatore Saba, Giuseppe Ariu, Giuseppe Sanna, Ireneo Ariu, Giovanni Atzori, Francesco Lisci, Cleto Ruggeri, Cesare Meloni, Giuseppe Graziu e Virgilio Saba. Quest’ultimo descrive così i fatti: “Nel 1922, il 18 luglio, un carabiniere, in combutta coi 4-5 fascistelli, mi tese una trappola ben combinata; era alto pomeriggio, verso le 19 e io come al solito passeggiavo. Ero a poca distanza dalla piazza principale quando Ireneo Ariu del circolo giovanile scende dalla sua bicicletta e mi dice che il carabiniere l’aveva diffidato a continuare ad usare la bicicletta senza lampadina. Ora, essendo ancora il sole lontano dal tramonto, io gli rispondo di fare il suo comodo che quello era pazzo! Così continuo, e proprio quando il carabiniere era a poca distanza da me colpì e fece stramazzare il ragazzo a 10m di distanza. Mi fermai, però il Soru, così si chiamava il carabiniere, mi venne incontro, mi prese per il bavero della giacca e stringendomi estrasse una sciabola che mi avrebbe colpito se io non fossi stato svelto”. Prosegue: “Nel frattempo i fascisti corsero ad avvertire i carabinieri; quando arrivarono sul posto vi erano già alcune centinaia di minatori e altri compagni che cominciarono a contrastare la loro azione. Dopo questo fatto mi recai in sezione; saranno state le 20 ed entra mio cugino” – si tratta del sindaco Lixi – “che mi dice: cosa fai qui? Ti stanno cercando i carabinieri!”. Chiude Saba: “Mi ripresi e pensai al modo di evitare la cattura. Studiai la possibilità di rientrare e uscire senza essere intercettato dalla casa di mio padre. Così rientrai in casa dove trovai il pandemonio, giacché due carabinieri avevano già chiesto di me e poi si erano messi di guardia ad attendermi”. La vicenda viene riportata anche da L’Unione Sarda: “Il 18 luglio un vicebrigadiere dei Carabinieri si permetteva di fare osservazioni ad un ragazzino che transitava in bicicletta: non lo avesse mai fatto! Un folto gruppo di persone maleducate e ribalde si precipitò contro il disgraziato milite, lanciandogli in faccia gli insulti più schifosi e più vili che si possano immaginare, e ad un certo punto una mano, quella di un viscido rettile inferocito, lanciava un sasso che colpì, facendola sanguinare, la testa del vicebrigadiere; epilogo: 10 arresti”.

Il 3 agosto del 1922 era stata fondata la sezione del partito fascista anche a Guspini. Il segretario politico riferì su L’Unione Sarda che “questo Fascio fu costituito con appena 22 inscritti, dei quali 7 fecero primi risuonare per le vie di Guspini il canto della giovinezza rinnovatrice, mentre ancora si avevano oltre mille organizzati rossi in piena efficienza”. I guspinesi che inizialmente aderiscono al fascismo sono pochi; la sezione fascista nasce infatti col supporto determinante della proprietà della miniera di Montevecchio. Lo stesso Commissario Prefettizio, in una sua nota dell’aprile del 1923 alla Prefettura, ammetterà: “È vero che il locale fascio non ha fra la popolazione un gran seguito, tanto che le iscrizioni, malgrado gli incitamenti del sottoscritto, vanno molto a rilento. Ma il fatto si deve attribuire all’essere stato costituito, nel primo momento, senza avere cercato né avuto l’adesione del gruppo che forma l’associazione dei combattenti e mutilati, i quali invitati in seguito, per ora non vi hanno aderito. Chiamato dal sottoscritto il presidente e altri combattenti autentici per invitarli all’iscrizione, risposero che essi non possono aderire al fascio locale perché il direttorio non riscuote la loro fiducia”. Nel dicembre del 1922, un comizio fascista viene annullato perché non vi partecipa nessuno; scrive L’Unione: “Alle 14 avrebbe dovuto principiare il comizio, ma alle 15e30 solo poche persone erano convenute; per cui fu rinviato, decidendo di tenerlo all’aperto quanto prima, e ricorrendo a mezzi energici laddove fosse necessario, a marcio dispetto di coloro che tentarono di sabotarlo”. I toni si fanno quindi minacciosi: “ci fu anche chi ieri mattina osò mormorare nel vedere le case del paese contrassegnate dal tricolore e dal fascio littorio; e del resto, hanno ragione questi signori: non bastano i colori nazionali e il fascio littorio, ci vuole anche il manganello e qualche altra cosa”.

Il volantino diffuso nel febbraio del 1923 contro il segretario comunale Attilio Saba (archivio privato Tocco)

Nonostante le tensioni, la maggioranza formata da socialisti e comunisti rimane alla guida del Comune di Guspini fino a tutto il 1922. L’ultima seduta di Consiglio Comunale presieduta dal sindaco Lixi si tenne il 31 dicembre di quell’anno. Fino ad allora, la sezione fascista guspinese aveva esercitato enormi pressioni sul segretario comunale, Attilio Spano, affinché trovasse un pretesto giuridico-amministrativo per decretare lo scioglimento del Consiglio e commissariare il Comune. Lo Spano, tuttavia, non si prestò allo scopo e difese la legalità garantendo il regolare svolgimento dell’attività amministrativa. Fu quindi scatenata contro di lui una violenta campagna denigratoria che culminò nelle dimostrazioni tenute il 18 e 19 febbraio 1923 per chiederne l’allontanamento. Qualche decina di aderenti al fascio locale manifestarono sotto il palazzo municipale, e si recarono poi sotto casa dello Spano costringendolo a rifugiarsi presso la caserma dei carabinieri. Contro di lui fu diffuso un violento volantino: “Il 9 aprile 1848 nel piazzale della nostra Parrocchia, altro segretario ebbe tronca la vita per ira di Popolo. Questo ricordo non serva per te di minaccia perché siamo ben lungi dal voler rinnovare quel tragico episodio di nostra vita che oggi riproviamo”. Le accuse sono pesantissime: “La complicità necessaria del segretario nello sperpero dei nostri faticati danari; poi la tua oltracotante affermazione di aver insaccato tale e talaltra amministrazione comunale, tale e talaltro regio o prefettizio commissario ed anche quell’altra impudente e provocante vanteria di ritenerci tuoi schiavi e di averci stretti nei tuoi poderosi pugni; quella tua nefasta attività di seminare zizzanie, odi e rancori fra noi raggiungendo lo scopo di tenerci divisi e diffidenti di noi stessi, sminuzzandoci in infruttuosi ed a noi stessi dannosi partiti”. Prosegue il volantino: “tu, assiso sul tuo scanno d’imperio oltraggiavi con proposte oscene le indifese madri, spose, figlie, sorelle”. E chiude: “non ci bastano le mezze misure, non è sufficiente la sola sospensione dalle funzioni, ma fortemente chiediamo la tua destituzione”.

Il 21 febbraio 1923, il Commissario Prefettizio Antonio Fadda – che era stato intanto insediato alla guida del Comune al posto del sindaco Lixi – “premesso che nel giorno 18 la popolazione di Guspini ha fatto una dimostrazione davanti al Municipio contro il segretario capo di questo comune Cav. Attilio Spano chiedendone l’allontanamento dall’ufficio”, e che “l‘indomani, giorno 19, la dimostrazione contro di lui si è ripetuta ancora davanti al Municipio, delegando una commissione che ha confermato al Commissario il fermo voto della popolazione di volere il licenziamento del segretario capo”, deliberò “per misura di ordine pubblico, la sospensione dal servizio del segretario capo di questo comune Cav. Attilio Spano“. Fu anche ordinata un’inchiesta sull’operato del segretario “perché non vigila accuratamente sui suoi dipendenti, niuno escluso” e “perché’ non fece rilevare agli amministratori le manchevolezze del personale, richiamandolo con scritti alla osservanza delle leggi”. Nell’aprile del 1923 il Commissario Prefettizio Faustino Cannas, che ha nel frattempo sostituito il Fadda, approvò una sanzione disciplinare contro lo Spano. Quest’ultimo respinse con fermezza le accuse e invocò l’intervento diretto del Prefetto di Cagliari, generale Gandolfo; introdusse anche un ricorso chiedendo che “è tempo che questa persecuzione della quale è vittima il ricorrendo venga a cessare”, che intervenga “revocando le punizioni inflitte al ricorrente per essere esclusi gli addebiti mossigli, e rimetterlo nella posizione legale, giuridica ed economica nella quale si trovava prima dei provvedimenti in corso”, e che, infine, si proceda ad “annullare per violazione di legge e per eccesso di potere i provvedimenti punitivi suaccennati”.

la lettera di dimissioni da segretario comunale di Attilio Spano

Gandolfo riabilitò il segretario comunale nelle sue funzioni: è lo stesso Attilio Spano a confermare, in una nota dell’8 maggio 1923 indirizzata al Sottoprefetto, che “per accordo precedentemente preso con S.E. generale Gandolfo, io ho ripreso ieri servizio”. Lamenta, tuttavia, di trovarsi “di fronte ai pochi e conosciuti avversari, i quali, ai fini dell’odio personale che li anima, non intendono che, dopo l’inchiesta che io ho passivamente e serenamente subita, la situazione è rovesciata e nessuno ormai, come il capo di gabinetto del Prefetto e S.V. medesima mi hanno dichiarato, ha diritto a dubitare delle mie qualità che sono state apertamente riconfermate ai fini della mia tranquillità e del rispetto dovutomi”. E rilancia: “In queste condizioni e poiché ogni ulteriore attacco sarebbe non solo ingiusto, ma non potrebbe non essere considerato come un reato, La prego di rassegnare a S.E. gen. Gandolfo, la preghiera di intervenire colla parola dell’autorità presso i pochi faziosi che mi perseguitano, diffamandoli a lasciarmi esplicare la mia attività professionale colla tranquillità, che non deve essere alterata e scossa, propria di chi intende serenamente compiere il proprio dovere”. Per evitare che la vicenda si trascini ulteriormente e assuma valore politico mettendo in difficolta la faticosa opera di proselitismo dei fascisti a Guspini, viene quindi concesso allo Spano un periodo di congedo straordinario. Ottenuto infine un nuovo incarico, il 31 luglio 1923 Attilio Spano rassegnerà le proprie dimissioni nelle mani del Commissario Prefettizio Vincenzo Murroni, che era stato appena nominato a capo dell’amministrazione comunale.

Tra il 1923 e il 1924 l’attacco fascista alle istituzioni e ai partiti operai si fa più deciso. Le sedi dei partiti antifascisti e le camere del lavoro vengono ora chiuse con la violenza. Le elezioni per il Consiglio Comunale di Guspini, programmate per il febbraio del 1924, vengono più volte rinviate. Molti comunisti e socialisti sono stati allontanati da Guspini, o vengono indotti a farlo: è il caso di Gigi Piga, Modesto Congiu e Virgilio Saba; altri sono stati costretti al silenzio; altri ancora sono stati cooptati nel fascismo, spesso sotto il ricatto del lavoro, o si sono convertiti per mera convenienza personale. Alcuni, invece, continuano ad esercitare, seppure in maniera discreta, una certa influenza sui cittadini, come è il caso di Riccardo Lixi che intende presentare per il Comune una lista alternativa a quella fascista; per questo la Prefettura teme una sconfitta dei fascisti e prende tempo. Scrive L’Unità del giugno 1925: “A Guspini, la massa operaia e contadina, ormai stanca di essere amministrata da un Commissario ligio al governo, aveva accolto con discreto compiacimento un decreto recente che stabiliva le elezioni amministrative per domani 28 corrente. Ma si facevano i conti senza l’oste. Le elezioni sono state rinviate al 9 agosto, perché nell’Iglesiente spira aria infida per le autorità ed il fascismo”.

Le elezioni comunali si terranno infine il 9 agosto 1925 in un clima di intimidazione e paura: dei quasi 2000 cittadini aventi diritto, parteciparono al voto solo in 749. Il Commissario Murroni, nel celebrarne il risultato, dirà: “Possiamo dire che oggi si raccolga attorno al gagliardetto fascista la parte migliore della popolazione guspinese, che lo ha dimostrato sia in occasione delle elezioni politiche del 1924 sia nelle testé passate elezioni amministrative dando al capo della opposizione avversaria 69 voti in confronto ai 700 voti del capo della lista fascista; ciò ha un alto significato, significa che Guspini un tempo rossa ha voluto per sempre bandire il rosso emblema dell’anarchia per stringersi compatta al tricolore ed al fascio littorio”. Riccardo Lixi è sconfitto dalla lista fascista, e dottor Antonio Murgia viene eletto sindaco, funzione che manterrà fino alla primavera del 1927.

Tra la fine del 1925 e il 1926 le leggi “fascistissime” attribuirono tutti i poteri al capo del governo e misero fuori legge i partiti e la stampa antifascista. Il 3 settembre del 1926 fu estesa a tutti i comuni la norma che imponeva la nomina del podestà in sostituzione di sindaco e consigli comunali. Il Comune di Guspini sarà così commissariato di nuovo nel marzo del 1927 e il mese dopo lo stesso dottor Antonio Murgia verrà nominato podestà. Guspini fu infine piegata al fascismo senza esserne, tuttavia, mai definitivamente sottomessa. (w.t.) (fine)

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