STORIA DI CASA NOSTRA

I socialisti guspinesi, dalla Grande Guerra alle elezioni politiche del 1919

Da sinistra verso destra Angelo Corsi, sindaco socialista di Iglesias dal 1914; Giuseppe Pichi, segretario regionale della Federazione Minatori; e Ruggero Pintus, assessore socialista di Iglesias. (foto Corsi)
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Parte Seconda

 La crisi economica, che aveva interessato la Sardegna dal 1913, si aggravò quando nell’estate dell’anno successivo, dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale, l’industria mineraria entrò in crisi. Non potendo più esportare, le miniere sarde rallentarono la produzione e licenziarono i lavoratori. A Montevecchio le vendite di blenda e galena crollarono, e dai 1500 operai di fine 1913 si passò ai meno di 600 del 1916 fino ai 470 nel 1918.

La questione bellica irruppe nel dibattito politico investendo immediatamente anche il Partito Socialista con la frattura tra i pacifisti, la cui posizione era sostenuta dalla direzione nazionale, e gli interventisti, guidati da Mussolini che fu poi espulso dal Partito. Le sezioni sarde si schierarono per la neutralità e sostennero il Partito sul “caso Mussolini”. Anche la sezione socialista guspinese, riporta l’Avanti del 3 dicembre 1914, approvò un ordine del giorno “di solidarietà e di plauso alla direzione del Partito e all’Avanti e di approvazione al deliberato della sezione socialista milanese per l’espulsione di Mussolini”. Questa posizione sarà ancora ribadita il 16 dicembre successivo, quando Rigoldi, segretario dei minatori di Gonnesa, “tenne al circolo socialista di Guspini una conferenza, illustrando la dottrina socialista ed invitando i giovani a mostrarsi veramente degni del titolo di avanguardia socialista”. Continua l’Avanti: “Sulla piazza gremita di lavoratori, il nostro compagno tenne poi una conferenza contro la guerra, invitando i lavoratori a non lasciarsi corrompere né trascinare nell’orbita delle idee guerraiole della borghesia ma prepararsi virilmente per combattere la nostra guerra di redenzione sociale. Terminò fra l’entusiasmo generale invocando una pronta amnistia per i condannati politici e per i ferrovieri”.

Col passare dei mesi la disoccupazione colpì anche gli altri settori dell’economia; il calo della produzione agricola e l’aumento del costo della vita misero in ginocchio l’Isola. Il 7 febbraio 1915 le sezioni socialiste di Carloforte, Iglesias, Fluminimaggiore, Gonnesa, Guspini, e Narcao si riunirono a Iglesias per discutere questi temi in un “convegno contro la disoccupazione”, chiedendo con forza un intervento immediato dello Stato. Cavallera intervenne in Parlamento sollecitando il governo a varare un programma di lavori pubblici contro la disoccupazione in Sardegna.

Durante i difficili anni della Grande Guerra – l’Italia interverrà nel conflitto dal maggio del 1915 – l’azione del Partito Socialista si ridusse a causa dell’indebolimento dell’apparato organizzativo. Gli iscritti della sezione di Guspini passeranno dai 20 del 1915 ai 10 del 1917. L’unico segno di vitalità verrà dalla federazione giovanile socialista sarda che si costituisce il 5 marzo 1916 a Sassari, dove sarà presente anche la sezione giovanile di Guspini, organizzata dal 1914 nel circolo “Jean Jaures”. “La Lotta” racconta che Giovannino Meloni “riferì sull’infanzia socialista di Guspini esponendo l’abbandono nel quale vive e la supremazia che su essa esercita il prete e conclude dicendo che deve essere opera dei giovani socialisti attirare i piccoli e riunirli in circoli infantili”. Quel circolo resterà operativo fino al settembre del 1916 quando l’Avanti pubblicherà una nota dei giovani guspinesi a sostegno del socialista italo-americano Carlo Tresca.

Nell’agosto del 1918 si tenne a Iglesias il V congresso regionale del Partito Socialista. Per la sezione “Karl Marx” di Guspini sarà presente Riccardo Lixi. Quel congresso discuterà, tra le altre cose, anche della crisi economica e della “questione sarda”, un argomento che troverà in seguito un interlocutore importante nel movimento dei reduci e degli ex-combattenti di ritorno dalla Grande Guerra. Gli stessi temi saranno ripresi dal congresso delle organizzazioni economiche e politiche vicine al Partito Socialista tenutosi nel gennaio 1919 a Iglesias, dove fu approvata la svolta rivoluzionaria del movimento abbandonando la linea riformista fino ad allora seguita. La crisi economica del dopoguerra, intanto, spinse i sindacati ad iniziare una nuova stagione di lotte, e il 15 marzo 1919 la Federazione dei Minatori presentò un memoriale per la riduzione dell’orario di lavoro nelle miniere sarde. Quel documento sarà firmato, oltre che dal segretario regionale Giuseppe Pichi, anche da Salvatore Secchi in rappresentanza della sezione guspinese. Nel 1919 a Guspini si costituisce intanto la Cooperativa di consumo in seno alla “Fratellanza Operaia Guspinese”, che già esisteva dal 1914.

Sul fronte della “questione sarda”, l’iniziativa dei socialisti sarà invece rivolta ai reduci della Grande Guerra. In questo senso nasce a Guspini, nel gennaio del 1919, la “Lega Proletaria mutilati e reduci di guerra”. Ne parla l’Avanti: “Si è recentemente costituita una Sezione di mutilati, invalidi e di reduci di guerra, con buon numero di soci. La sezione, che abbraccia i mutilati ed invalidi dei paesi circonvicini come Gonnosfanadiga, Arbus e Pabillonis, procede con alacrità nell’opera di organizzazione. La sezione di Guspini funziona egregiamente a dispetto dei signori borghesi, che cercano di abbatterla o almeno ostacolarne lo sviluppo, ora con lusinghe ora con minacce. Merito degli instancabili animi. E i componenti la Commissione Esecutiva, e la massa di mutilati e reduci, tengono in poco conto le proibizioni e provocazioni di quei signori, che in fondo, cercano di salvaguardare i loro interessi. Si è tenuta un’assemblea sociale per la riaffermazione dello Statuto della Lega Nazionale Proletaria raccogliendo l’unanimità dei voti. L’assemblea fu presieduta dall’invalido Egidio Serra al quale – dopo la relazione sull’attività della sezione, approvata all’unanimità – fu affidata la presidenza definitiva. Questa manifestazione di compattezza della nostra Sezione ha profondamente amareggiato i signori della Associazione nazionale che non attecchisce”. D’altra parte, l’Associazione Nazionale Combattenti (ANC), che raccoglieva molti degli ufficiali e sottoufficiali sardi, prevarrà nel resto dell’Isola attestandosi su posizioni che si faranno sempre più marcatamente antisocialiste quando, in corrispondenza della stagione di scioperi e proteste del “biennio rosso” del 1919-1920, la piccola e media borghesia sarda trovò nell’ANC uno sbocco alla propria attitudine antioperaia. È indubbio, tuttavia, che nelle zone minerarie la Lega Proletaria sarà l’organizzazione più diffusa tra i reduci. E contro di essa non mancheranno gli attacchi e le provocazioni da parte delle società minerarie che temevano la crescita del Partito Socialista: si registreranno tensioni durante tutto il 1919 e i socialisti presentarono anche un’interrogazione in Parlamento per chiedere conto delle intimidazioni contro i soci della Lega Proletaria di Guspini.

La sezione del Partito Socialista guspinese è ben organizzata. Luigi “Gigino” Saba, che l’aveva guidata fino al 1915, emigra; lo sostituisce, nel ruolo di segretario, Riccardo Lixi, ferroviere e membro del direttivo regionale del sindacato. Lixi, laureatosi poi in legge, declinerà qualche anno più tardi l’invito rivoltogli da Antonio Gramsci ad entrare nella redazione de l’Ordine Nuovo. Della sezione giovanile “Jean Jaures” divenne invece segretario Virgilio Saba, dopo che Meloni aveva anch’egli lasciato Guspini. Tra i socialisti guspinesi più attivi in quegli anni troviamo, tra gli altri, anche Antonio e Ireneo Ariu, Antonio Cadeddu, Eugenio Cadoni, Modesto Congiu (assessore comunale nel 1920, verrà poi assassinato dai fascisti), Pio De Gioannis, Cesare Loi, Giovanni Battista Meloni, Antioco Giuseppe Montis, Salvatore Pinna, Ignazio Piras, Antonio Porcu, Raimondo Pusceddu, Giovanni Rosas, Antonio Sanna, Salvatore Secchi, Rodolfo Serpi e Antonio Usai. Nel luglio del 1919 la sezione guspinese aderì allo sciopero internazionale; l’Avanti riferisce che “Il proletariato guspinese ha proclamato lo sciopero generale” – e continua – “Tutti gli organismi politici ed economici tennero una assemblea generale alla quale parteciparono tutti i lavoratori organizzati”. Dopo la relazione sul problema del “caro vivere” fu votato un “ordine del giorno di solidarietà con le repubbliche di Russia e di Ungheria e di protesta contro la borghesia dell’Intesa”.

Nonostante la crescita organizzativa, il risultato delle elezioni politiche del 1919 sarà tuttavia deludente per il Partito Socialista in Sardegna. I socialisti presentarono una lista che comprendeva i leader politici e sindacali dei comuni dove erano più forti; spiccano i nomi di Corsi, Battelli, Pichi, Pomata, e del guspinese Riccardo Lixi. Nei comuni minerari fu confermato il risultato positivo del 1913, ma i socialisti non riuscirono ad aumentare i consensi nel resto dell’Isola. A Guspini il Partito Socialista stravinse, ottenendo 445 voti, contro i 38 dei popolari, i 121 dei liberali e gli 85 dei combattenti. Nel resto dell’Isola, però, fu netta l’affermazione del partito dei combattenti che elesse tre deputati in Sardegna, mentre i socialisti perderanno il seggio conquistato da Cavallera nel 1913.

Nel primo dopoguerra il Partito Socialista era cresciuto nelle zone minerarie, dove si era registrata anche una forte ripresa dell’iniziativa sindacale. Il “biennio rosso” del 1919-1920 si concluderà con importanti conquiste sindacali, come la riduzione dell’orario di lavoro e gli aumenti salariali, e con la vittoria del Partito Socialista alle elezioni amministrative e comunali del 1920.(w. t.)

(continua)

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