RUBRICA

Il baratto pace-commercio sognare allevia la sofferenza

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di Francesco Diana
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Mentre l’intera popolazione mondiale continua a combattere, unita e con alterna fortuna, una guerra contro un nemico di nome “Coronavirus”, procacciatore di un’infinità di lutti sotto tutte le bandiere, i popoli della terra, non abbastanza soddisfatti, continuano a sovrapporre a questa altre guerre, questa volta convenzionali e cruente, con tanto sangue innocente versato in funzione di una supremazia finalizzata quasi esclusivamente al conseguimento di obiettivi di carattere economico.

L’attuale conflitto Russia-Ucraina, uno dei tanti che ha finora prodotto la morte d’innocenti e minaccia di coinvolgere il mondo intero, fonda le proprie radici sempre sull’ostentata supremazia di un popolo nei confronti dell’altro per il conseguimento di obiettivi che, sotto il classico ombrellone storico-politico-culturale, celano in realtà finalità di natura economica. Non a caso l’Europa e i paesi occidentali in genere, decisi a supportare la resistenza ucraina nei confronti dell’invasore senza peraltro prendere parte al conflitto che porterebbe quasi certamente a una catastrofe d’indescrivibili proporzioni, hanno deciso di adottare misure tese a fiaccare l’economia del paese ritenuto invasore: la Russia di Putin.

Questa iniziativa ha portato la moneta russa: “il Rublo”, a perdere circa il 50% del suo potere d’acquisto, ma ha scatenato una reazione contraria da parte della Russia stessa che, imponendo il pagamento delle forniture di gas agli Stati importatori, fra cui l’Italia e la Germania in particolare, non più in Euro o Dollari ma in Rubli, ha ottenuto la rivalutazione della propria moneta.

Lungi dall’idea di volerci cimentare in un campo che non ci appartiene, ancorché astruso in relazione alle nostre limitatissime competenze, quest’ultimo fatto ci ha comunque suggerito d’intraprendere un percorso a ritroso nella storia dei popoli, per scoprire quale fosse il sistema d’intercambio commerciale adottato dai popoli e la sua evoluzione nel tempo. Lo vogliamo fare nel tentativo, quasi sicuramente vano, di individuare eventuali alternative a questo tira e molla commerciale che danneggia tutti, nella speranza che ciò possa portare a una riappacificazione fra i popoli ora in contrasto.

Scopriamo in proposito che le prime società più potenti e organizzate della storia, quali quella egiziana, babilonese, maya e inca, operavano in ambito commerciale senza la valutazione in moneta, proponendo una sorta di baratto, spesso fra prodotti dissimili e squilibrati riguardo al loro valore, che imponeva il ricorso ad altri prodotti per giungere all’effettiva compensazione nel baratto.

Questi problemi portarono pian piano le popolazioni dell’epoca a ideare una forma di circolazione monetaria, facendo ricorso a oggetti con caratteristiche determinate e convenzionali, ciascuno dei quali assumeva un preciso valore in regime di scambio con altri prodotti determinati.

Le prime monete cominciarono a comparire intorno al 700 a.c., realizzate in una lega naturale reperita nei corsi d’acqua contenente oro e argento in proporzioni indefinite. Su di un verso veniva stampato un leone e sull’altro il peso con le caratteristiche del prodotto utilizzato, impressi con un punzone.

In seguito, con l’evoluzione della civiltà greca, cominciò la produzione di monete di uguale dimensione, recanti su di un verso un disegno, come ad esempio l’effige di Alessandro Magno (320 Sec. a.c.), oppure il volto del governante dell’epoca, e sull’altro un determinato segno distintivo o il valore riferito al potere di acquisto.

Ciò contraddistinse il passaggio da una tipologia di commercio basata sul baratto a un’altra svolta con l’ausilio di una moneta primordiale dal valore prestabilito che, per le sue variabili dimensioni frutto di un’imperfetta fusione, erano oggetto di costante contraffazione.

Peraltro col passare del tempo, anche prescindendo dalle imperfezioni, il loro impiego ebbe a creare grossi problemi per via del fatto che, pur finalizzate al mantenimento del medesimo valore venale, variava comunque il valore reale a causa della diversa tipologia dei materiali impiegati. Tralasciando in passaggi storici intermedi, che videro comparire la moneta cartacea in Inghilterra intorno al 1066 e in Cina agli albori del XIII secolo, il resto dell’Europa continuò a perfezionare l’emissione di monete per renderne più difficile la contraffazione. A tal proposito, dal XVII secolo in poi, veniva introdotto il bordo zigrinato, che contribuiva anche a renderle più solide. Dalla seconda metà del 1600, anche l’Inghilterra cominciò a produrre la moneta cartacea, seguita dalle altre nazioni, in relazione alle specifiche ricchezze nazionali di ciascuna.

Il resto è storia di dominio pubblico.

La lunga premessa ci consente di riflettere sull’attuale situazione generata dalle misure adottate dall’Europa e dal mondo occidentale in genere, conseguenti al conflitto Russia-Ucraina e, nello specifico, sulle conseguenze che ciò produce nei confronti dei rapporti commerciali fra la stessa Russia e l’Italia.

Come risaputo, infatti, l’Italia importa dalla Russia oltre il 45% del Gas di cui ha bisogno per lo svolgimento delle proprie attività produttive, versando a quest’ultima un corrispettivo in Euro, secondo gli accordi bilaterali da tempo in vigore.

Al momento invece, a causa delle misure adottate dall’Occidente nei confronti della Russia, ritenuta responsabile delle azioni belligeranti in Ucraina, questa pretende la variazione delle norme contrattuali, pretendendo dagli Stati importatori del suo gas, il pagamento in Rubli invece che in Euro o in Dollari come da contratto. Ciò per ricupero del potere d’acquisto da parte della moneta russa, dopo il sensibilissimo calo determinato dalle misure di contrasto all’azione belligerante adottate dall’occidente, compresa l’Italia.

Già, l’Italia, che per lo svolgimento delle sue attività produttive ha assoluto bisogno di quei quantitativi di Gas.

Per quanto premesso ed esposto, mentre ci auguriamo una immediata e definitiva sospensione dell’azione belligerante in corso fra Russia e Ucraina, ci sia consentito di sognare un mondo diverso, improntato al reciproco rispetto fra i popoli, che eviti qualunque tentativo di supremazia basato sulla violenza, specie se finalizzato al conseguimento di finalità di natura economica, che in nessun modo compensa il sangue versato per raggiungerle.

Inoltre, poiché sognare non costa niente, “perché non sperare al ritorno di una forma di commercio primordiale di stampo comparato fra Russia e Italia, basata sull’interscambio di prodotti, che vedrebbe l’Italia compensare la fornitura di Gas alla Russia con i prodotti made in Italy apprezzati in tutto il mondo?

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