Economia & Lavoro Villacidro

Il carretto passava e quell’uomo gridava: “gelati”. Oggi c’è il carretto di Pausa Loca

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Le storie dei Capitani Coraggiosi ci portano, stavolta, a Villacidro per conoscere l’ideatore del locale “Pausa Loca”. Poco meno di 10 anni fa, Stefano Vacca ha aperto in grande stile, “Pausa Loca”, in pieno centro del paese nella via Repubblica: una novità gradita al pubblico, pensata per i giovani, per le famiglie con bambini e anche per un pubblico adulto. In un punto strategico, a due passi da banche, scuole, negozi, studi professionali e uffici postali e di assicurazioni, ha offerto un bar caffetteria dove trovare tante proposte sul dolce e il salato grazie a servizi di caffetteria, gelateria artigianale, creperia e piadineria. Un locale che non passa inosservato, colorato e accattivante dall’esterno, e all’interno, arredato con cura in un affascinante gioco di luci ed eleganti dettagli. Nella sala e negli arredi, predomina il bianco: sedie e tavolini e divani in pelle illuminano appieno un’atmosfera particolare che coglie le due anime del locale: il caffè del mattino e gli aperitivi e i cocktail della sera e della notte. È stato ed è ancora tappa apprezzata dai giovani che si ritrovano a “Pausa Loca” la sera. Negli anni, con il suo staff competente e cordiale ha saputo rispondere ad ogni nuova esigenza del pubblico trasformandosi in un punto di riferimento per lo svago, il relax e i momenti di pausa lavoro.  «Ho sempre avuto l’idea di aprire un locale», spiega Stefano Vacca, «però, ero anche consapevole che in un momento di crisi generale avrei dovuto fare qualcosa di innovativo per potermi fare strada in un mercato che apparentemente risulta essere saturo». E così ha basato il suo progetto su tre cose: l’immagine, la qualità del prodotto e la qualità del servizio. «Esistono numerosi locali in paese ma io penso che ci sia spazio per tutti:  basta solo concentrarsi sul proprio orticello e curarlo sempre al meglio senza stare a guardare i giardini degli altri». Con l’obiettivo di guadagnare la fiducia dei clienti, Stefano Vacca ha voluto differenziarsi con numerose proposte dalla prima colazione alla notte non dimenticando le esigenze dei vegani e di chi ha intolleranze. La sera, il locale si presenta in una veste nuova, un posto diverso dal solito bar, dove poter gustare dei cocktail serviti con professionalità esperti barman, come Marco Aresu e Simona Pittau, che hanno frequentato i migliori corsi di settore in Italia per dare un servizio di alta qualità. Il cammino di Pausa Loca , come tutte le attività, è stato costellato da ostacoli ma anche da grandi soddisfazioni. Da quell’idea di investire nel proprio paese sono arrivate col tempo diverse buste paga. Oggi “Pausa Loca” continua a crescere grazie anche al lavoro prezioso di Serena Vacca, sorella di Stefano, e Marco Aresu, figure guida nel locale, responsabili delle risorse umane e della gestione dell’attività, e in ultimo, ma non per importanza, anche al contributo giornaliero dei dipendenti. Ma non finisce qui. C’è ancora tanta voglia di stupire e di cercare nuove strade. «Non smetto mai di studiare e dedicare tempo alla formazione», ammette Stefano Vacca che si divide tra le attività diurne e la passione da disc jockey che lo porta, soprattutto d’estate, a far ballare i giovani nelle serate disco. «Ho trasformato in realtà un piccolo desiderio che avevo in mente da anni: ho voluto rendere mobile Pausa Loca. Non c’è solo il locale dove tutti possono trovarci ma anche il locale che ti raggiunge dove vuoi tu. In una società così dinamica ho pensato ad un servizio nuovo: Pausa Loca on the road. La mitica Ape classica 400 Piaggio allestita come gelateria che gira le piazze e porta ai clienti un pezzo di storia». Così come avveniva una volta, torna l’emozione del carrettino che arriva con i gelati per tutti. Raggiunge le piazze durante importanti eventi, si ferma nei parchetti, arriva in città e porta i colori e i sapori di una volta. A servire il buon gelato, c’è lo staff di Pausa Loca: con una simpatica divisa vintage ci ricorda i preziosi rituali di tanto tempo fa, quando il gelato lo si aspettava in piazza. Gli occhi dei bambini si illuminano e arrivano i sorrisi così, anche i nostalgici , possono ricordare momenti del passato e apprezzare non solo il gelato ma anche lo scenario. Una cosa apparentemente semplice ma così carica di significati. Il carretto dei gelati non è solo un servizio ma anche  una coccola, un’emozione, un regalo.  «Un’idea nata forse anche prima di aprire il locale», confessa Stefano Vacca,  «Solo che poi ho deciso di rimandarla ad  un secondo momento.  A volte fai delle scelte,alcune sbagliate come ad esempio l’apertura di una cucina che non ha funzionato sufficientemente, per questo ho dovuto aspettare per poter fare altri investimenti». E aggiunge:  «Quell’idea era scritta in un quaderno dove ci sono tutti degli obbiettivi che prima o poi devo realizzare». Poi il momento propizio è arrivato  quest’estate, a più di nove  anni di distanza. «Finalmente siamo stati pronti. L’acquisto di un’Ape per girare con Pausa Loca on the road è solo però la prima fase di un progetto più ampio. Il nostro obiettivo è quello di andare a portare in giro i nostri prodotti e il nostro brand. Abbiamo cominciato anche a brandizzare le coppette e ,soprattutto, abbiamo assunto altre due nuovi collaboratori e così il personale oggi ha raggiunto le nove unità. Questo è per noi motivo di grande orgoglio. È difficile diventare ricchi, perché le difficoltà sono sempre dietro l’angolo ma si cerca di  andare avanti nonostante gli alti e bassi. Cerchiamo di costruire qualcosa assieme con la certezza che domani vada meglio”.

Quali gli obiettivi per il futuro?

«La nostra mission è vedere sempre più persone con una coppetta Pausa Loca  mangiare il gelato felici. L’idea è anche quella con sistemi di franchising inserendo il nostro marchio all’interno di altre realtà. Sono passati nove anni, la clientela è cresciuta e fedele, soprattutto la mattina. Questo significa che ci siamo identificati soprattutto sull’offerta di  colazioni e pasti veloci».

Difficoltà?

«Tante, tantissime. Ogni giorno bisogna fare i conti non solo con la necessità di svolgere il proprio lavoro con competenza, ma occorre sempre aggiornarsi e studiare il mercato cercando nuove idee per conquistare la clientela. Un lavoro che richiede attenzione ad ogni dettaglio e in più c’è tutta un’altra mole di attività che richiede tempo energie, dalla contabilità alle autorizzazioni, insomma tanta burocrazia che non è un impegno così marginale, tutt’altro. E poi ci sono le scelte, a volte sbagliate che gravano sulle spalle e si pagano a caro prezzo ma ci sono anche quelle che ti restituiscono gioia e soddisfazione».

Com’è la clientela di Pausa Loca?

« Speciale, fatta di tanti amici che ci hanno scelto tanti anni fa e di altri che si aggiungono. Ci sono lavoratori, mamme, bambini,  giovanissimi, passanti, gruppi che si incontrano da noi davanti ad un drink o uno snack».

Quali sono i gusti di gelato più richiesti?

«Sicuramente Pino Pinguino, il nostro gusto di punta a base di cioccolato bianco e una farcitura al gusto di Nutella».

Quanto è importante lo staff?

«È il nostro vero valore aggiunto.  I nostri collaboratori ogni giorno giocano con dedizione e impegno assieme a noi questa grande partita. Negli anni ho delegato a loro diverse mansioni liberando tempo per progettare e studiare innovazioni indispensabili per la crescita dell’azienda».

Con impegno vi siete ritagliati un posto nel mercato. Cosa consigliereste ai giovani con la valigia in mano? «Non è facile dare consigli per me che mi sento sempre sui banchi di scuola, però di certo, consiglierei di aprire gli occhi perché c’è tanto, tantissimo da fare. Bisogna studiare, viaggiare,  formarsi, conoscere altre realtà ed essere pronti a cambiare e a rischiare. Il successo non è dato solo da tanti soldi ma anche dalla soddisfazione di aver creato qualcosa con le proprie mani da zero e di farla funzionare e crescere».

Il vostro punto d’orgoglio?

« Essere arrivati sin qui, non esserci mai arresi di fronte ai problemi. Essere uniti e guardare con fiducia il domani, perché l’ottimismo, si sa, è contagioso. Non si è fatto mai niente di grande senza entusiasmo».

Stefania Pusceddu

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