Attualità Cagliari

Il cimitero di Bonaria: arte, restauro e conservazione negli “spazi della memoria”

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di Antonio Obino

L’attenzione, il rispetto e il culto per i morti ha da sempre contrappuntato lo sviluppo della civiltà sarda, con aspetti talora peculiari quali le “Domus de Janas” o le “Tombe dei Giganti” per citare alcuni esempi emblematici. Molto più in là nel tempo, al pari dei mutamenti sociali ed economici, anche le tombe dei cimiteri divennero monumenti atti a celebrare i fasti delle nuove classi emergenti. Un cambio significativo negli stili architettonici e nella narrazione scultorea fu fondamentalmente impresso a metà ‘800 dalla nascita della moderna industria mineraria e dalla conseguente affermazione di una nuova classe sociale fatta da impresari, tecnici, professionisti, commercianti provenienti soprattutto dalla Liguria e dal Piemonte. Questo cambiamento sociale e del gusto estetico si rifletté soprattutto nei cimiteri dei centri più importanti nell’isola dove si assistette ad un cambiamento stilistico significativo: alle semplici lapidi caratterizzate da iscrizioni in limba si sostituiscono sculture di elevato pregio artistico. La mancanza nell’isola di accademie, di opifici e di ateliers fece sì che essa fu meta di scultori di formazione continentale che trasferirono in Sardegna i loro laboratori dando via ad una intensa produzione artistica. Chi più di altri si distinse per le proprie capacità artistiche e per l’entità delle produzioni fu sicuramente Giuseppe Sartorio (1854-1922). Nato in provincia di Vercelli, si formò all’Accademia Albertina di Torino e San Luca di Roma, ma fu soprattutto in Sardegna che ebbe modo di mostrare la propria capacità e abilità tant’è vero che fu sopranominato lo “scultore fotografico” e il “Michelangelo dei morti”. I suoi lavori si posso ammirare passeggiando nel cimitero di Sassari, in quello di Bonaria a Cagliari e in quello di Iglesias dove probabilmente si trovano le sue opere più famose.
La nascita del cimitero di Bonaria risale ai primi anni del 1800, quando una grave epidemia di colera colpì la città; la popolazione contava 12000 abitanti, in pochi mesi morirono 600 persone provocando quindi grosse difficoltà di tipo igienico-sanitarie dovute all’abitudine di seppellire i propri cari nei luoghi consacrati. In città si decise allora di adottare le norme volute da Napoleone Bonaparte nell’editto di Saint Cloud (1804), entrato in vigore nel Regno d’Italia due anni più tardi come Editto della Polizia Medica, che prevedeva la sepoltura dei defunti in luoghi non frequentati e comunque al di fuori delle mura cittadine. Dalla seconda metà dell’Ottocento le famiglie ricche o nobili cagliaritane caratterizzarono la sepoltura dei defunti con preziose sculture: tra gli altri spiccano le creazioni di Giuseppe Sartorio, sicuramente il più famoso, ma anche Giovanni Battista Troiani, Andrea Valli e tanti altri.. Dal Marzo del 2011 è stato dichiarato cimitero monumentale dal Ministero dei Beni culturali e delle Attività produttive.
A causa dello sviluppo urbanistico la zona cimiteriale è stata inglobata nella città esponendo così le opere presenti oltre che agli agenti atmosferici anche a fenomeni degradativi dovuti agli inquinanti antropici, in particolare legati alla combustione di idrocarburi. In moltissimi casi si è registrato un profondo degrado tale da causare la mutilazione di statue e opere in genere. Congiuntamente una scarsa considerazione nei confronti di questo tipo di arte, riduttivamente definita funeraria, ha avuto come conseguenza poco interesse nella sua salvaguardia. È stato quindi necessario attivare politiche di manutenzione, conservazione e di tutela del patrimonio artistico che caratterizza il cimitero di Bonaria, un luogo nel cuore dei Cagliaritani e dei visitatori che scoprono questo suggestivo ed emozionante giardino della memoria.
Per poter elaborare strategie di conservazione dei monumenti, gli allievi di vari corsi dell’Università degli Studi di Cagliari coordinati dalla docente Paola Meloni (Materiali e Tecniche per il Restauro) che ringrazio per la produzione fotografica fornita hanno eseguito il rilievo dei monumenti, la mappatura dei materiali presenti e delle forme di degrado. Questa fase è stata essenziale per delineare un quadro dello stato di conservazione delle opere. Successivamente è stato stilato un programma quadro tra il Comune di Cagliari, l’Università e la Soprintendenza per sviluppare in sinergia azioni più specifiche, grazie anche alla realizzazione del Laboratorio di didattica e ricerca “Colle di Bonaria” da parte del Comune di Cagliari. Tale laboratorio opera in convenzione con l’Università di Cagliari e con la Soprintendenza sull’intero territorio regionale. Il Responsabile scientifico per conto dell’Università di Cagliari è la Docente Paola Meloni. Grazie alle disponibilità strumentali e alla collaborazione con la Dott.ssa Georgia Toreno, laureata in restauro lapideo all’Opificio delle Pietre dure di Firenze, è stato possibile dar luogo all’esperienza dei cantieri pilota presso l’area cimiteriale di Bonaria. A questa attività hanno partecipato ogni anno circa 80 allievi che hanno potuto seguire, cooperare, discutere i problemi specifici delle opere Le attività di pulitura, eliminazione delle biopatine e della solfatazione dai monumenti hanno consentito di riportare le opere trattate, oltre 40, all’originario splendore. Attualmente l’attività del laboratorio e dei ricercatori è focalizzata sullo studio di sistemi consolidanti, per poter arrestare la polverizzazione di molte opere, un problema ancora aperto a livello mondiale.
Il Cimitero Monumentale di Bonaria unitamente al suo laboratorio di didattica e ricerca sono stati inseriti nella manifestazione Monumenti Aperti, registrando un grande successo di pubblico.

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