Attualità Villanovaforru

Il dilemma delle scuole nella Marmilla

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La questione scuola in Marmilla è, come più volte riportato, una tematica scottante e destinata a far parlare tanto di sé per lungo tempo. Motivo? Da una parte diversi Comuni del territorio stanno cercando di attivarsi per trovare soluzioni sin da ora per la non chiusura di plessi a rischio, dall’altra, seppur con minore rumore rispetto a qualche mese fa, rimane in piedi la questione del campus scolastico le cui idee delle diverse amministrazioni del territorio sembrano, stando alle ultime notizie, non viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda. Campanilismo lo chiama qualcuno, divergenze d’idee altri, fatto sta che all’interno di questo “marasma” (probabilmente giustificato dai tempi che cambiano), due Comuni (Ussaramanna e Villanovaforru) nelle persone dei loro due sindaci, rispettivamente Marco Sideri e Massimo Onnis, circa poco più di un mese fa hanno valutato di proporre un’idea piuttosto innovativa alle famiglie degli studenti dei due paesi: in sostanza le due scuole medie, visti il numero risicato di iscritti, negli anni a venire sarebbero disposte a unire le loro forze per rimanere aperte entrambe ad anni alterni.

02fo- villanovaforru Maurizio Onnis

L’idea, approvata negli intenti anche dall’Ufficio Scolastico Regionale, in maniera informale pare sia stata ben accolta dalle famiglie di Ussaramanna. Sin qui tutto faceva presagire si potesse arrivare a concretizzare l’idea. Succede invece che, lo scorso 28 novembre, padri e madri degli studenti di Villanovaforru interpellati ufficiosamente dal loro sindaco sulla questione, non accolgono positivamente la proposta. Sulla questione ha commentato Maurizio Onnis: «Su un piatto della bilancia c’era la possibilità di tenere aperta la scuola, dall’altro c’era invece il fastidio nell’anno “No”, di vedere i figli viaggiare fino a Ussaramanna, tre chilometri più lontano di Lunamatrona, dove i ragazzi dovranno comunque andare quando la nostra scuola media sarà chiusa per mancanza di alunni. Mi pongo una domanda delicata, ma impossibile da evitare: quanta libertà di decisione bisogna lasciare alla “gente” in faccende in cui l’interesse individuale cozza con l’interesse collettivo? Nei giorni successivi a quella riunione, ho raccontato l’episodio ad altri sindaci e amministratori comunali; da tutti, senza eccezioni, sono stato rimproverato per aver fatto votare i miei compaesani. A quanto pare, non è cosa giusta farlo. La tesi che gira è questa: tu sei sindaco e vedi le cose dall’alto, come a nessuno dei cittadini è consentito, e devi scegliere per loro, soprattutto quando sono in ballo questioni che toccano molto da vicino interessi particolari. Perché nessuno, dicono, è davvero capace di cedere all’interesse generale: al momento giusto, tutti difenderanno il proprio tornaconto e se tu, sindaco, non scegli per loro, il paese rimarrà sempre molto lontano dalla strada giusta. Dovrei accettare quindi il fatto che quando la mia gente la pensa come me va tutto bene e se invece non la pensa come me devo informarla, parlarci, discuterci, ma comunque non farla votare?  Non è in gioco il prestigio del sindaco: a me di tutto ciò non importa nulla. Non è in gioco la volontà del sindaco d’imporre ad ogni costo il proprio punto di vista: non servirebbe a niente.  È certamente in gioco la capacità di fare comunità: fare tanta comunità da spingere il cittadino a sacrificare il proprio interesse personale per quello collettivo. E questa maturazione può arrivare solo crescendo tutti assieme, decidendo tutti assieme, sbagliando tutti assieme ed eventualmente, il giorno in cui saremo diventati grandi, prendendo tutti assieme la decisione migliore, quella che gioverà all’intero paese. Utopia? Può darsi, ma solo se qualcuno mi dimostra che uomini e donne di Villanovaforru sono davvero incapaci di ragionare in termini collettivi. Impossibile. È più facile, per me, dimostrare che questa gente è da sempre abituata a subire scelte compiute da altri. La questione della scuola tornerà a galla, per questo riproporrò l’argomento nei prossimi mesi. Non c’è motivo perché la nostra scuola media chiuda, se può rimanere aperta senza nuocere a nessuno. Mi confronterò con i genitori e con chi non ha figli in età scolare ma interesse, ugualmente, a mantenere il paese “vivo”. E chiederò di nuovo un voto, in assemblea pubblica, a costo di vedere ancora bocciata la proposta. Andremo alla conta, su questa come su altre faccende capitali, perché nessuna decisione imposta dall’alto farà davvero crescere Villanovaforru: un popolo addomesticato non ci serve. Il paese crescerà solo se i suoi abitanti lo vorranno. E questa è autodeterminazione vera».

Simone Muscas

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