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Il dopo Covid visto dal cittadino comune

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di Francesco Diana
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Di questi tempi, a fronte delle ipotesi che si fanno in merito ai nuovi sistemi di vita che il dopo Covid imporrà, la mente del cittadino comune spazia inevitabilmente all’interno di scenari immaginari, sperando di poter occupare quelli spazi che meglio si addicono alla sua natura.

Così facendo anche Lui, che dall’origine dei secoli si è trovato a occupare spazi predestinati, spesso non aderenti alle proprie aspettative di vita, vuole essere corresponsabile del proprio destino, formulando timidamente le ipotesi che scaturiscono dal proprio essere “comune”.

Lungi dal voler competere con le menti eccelse che inevitabilmente, come in passato, tracceranno il cammino dei popoli in regime di estrema emergenza, si culla nell’illusione di poter dire anche la sua, a supporto delle future decisioni da adottare. Sorvolando sulle ipotesi secondo cui il divieto degli assembramenti imposti dal Covid, potrebbe condurre a un ripopolamento dei piccoli paesi dell’interno e alla rivalutazione dei rispettivi edifici scolastici da qualche tempo in disuso, possibile anche per effetto dell’informatizzazione di determinati servizi, compresi quelli di telemedicina, prende atto del fatto che la situazione nella quale l’umanità intera si è venuta a trovare, non è che la risultante di pressanti forzature che l’uomo stesso ha compiuto nei confronti della natura che lo ospita, nella sua continua, egoistica e insaziabile ricerca di un benessere sempre più spinto a danno di chi lo ha ospitato.

Ciò lo spinge, nel suo piccolo, a ipotizzare un radicale mutamento nei rapporti fra ospitante e ospite, ossia fra la natura e l’uomo, instaurando un rapporto di simbiosi armonica capace di rigenerare i necessari equilibri fra le parti.

Fra le prime cose che prende in esame, sono le due risorse principali che la natura offre generosamente all’ospite e che ne garantiscono la sua sopravvivenza sul pianeta terra, sono l’acqua e l’aria.

L’acqua che, come noto a tutti non è un bene infinito, come bene che la natura mette incondizionatamente a disposizione del suo ospite, deve essere gestita con parsimonia perché ciascuno ne possa usufruire in un regime di assoluta uguaglianza. Gli sfruttamenti diversi da quelli naturali, messi in atto per il conseguimento delle finalità più disparate, peraltro accessibili esclusivamente agli adepti del “Dio denaro”, non potranno più esistere! Gli sperperi di questa importante risorsa, uniti all’irrazionale gestione delle acque superficiali, hanno comportato lo sfruttamento eccessivo delle falde freatiche, che hanno prodotto pericolose depressioni sotterranee, causa di pericolosi assestamenti della crosta terrestre. L’acqua, dunque, è un bene primario che la natura ha messo a disposizione dell’uomo a supporto della sua sopravvivenza e nessuno può accampare il diritto di gestirla a proprio uso e consumo, ponendo oneri spesso insopportabili per talune fasce sociali.

L’altro bene primario naturalmente disponibile è l’aria che respiriamo, fonte di vita di tutti gli esseri viventi che popolano la terra. Ciascuno ha il diritto di usufruirne nella sua più genuina composizione, senza gli inquinamenti di sorta, determinati dall’affannosa richiesta di un meglio indefinito che, di fatto, rivela spesso usufruibile, come per l’acqua, dagli adepti del “Dio Denaro”. E’ vero che gli inquinamenti dell’aria che respiriamo sono spesso causa della negligenza dell’uomo in genere o conseguenza delle ricerche finalizzate al conseguimento di migliori condizioni di vita di tutto il genere umano, tuttavia è altrettanto vero che, molto spesso, sono la conseguenza della ricerca finalizzata a conquiste alle quali molti non potranno accedere, soprattutto riguardo agli oneri che ciò comporta.

A questo punto si pone una domanda: “È giusto che un bene primario donatogli “generosamente” dalla natura sia deteriorato per l’irresponsabilità di quanti inseguono finalità che, a priori, appaiono inaccessibili a una parte considerevole del genere umano?  La risposta all’interrogativo appare più che scontata!

Quali, quindi, le proposte?

Intanto, consapevole del fatto che, come in genere sostenuto, “Il progresso porta con sé morti e feriti”, il cittadino comune gradirebbe che gli inevitabili “interventi a piè pari”, calcisticamente parlando, su ciò che la natura ha generosamente messo a disposizione del genere umano, siano limitati ai soli casi in cui si rendano necessari interventi atti ad assicurare migliori condizioni di vita per tutti, nessuno escluso.

Evidentemente anche lui, che nel classico “si salvi chi può” ha operato in modo scorretto sulla natura stessa, attraverso una cementificazione anomala del territorio, l’inquinamento di falde freatiche attraverso l’eccessivo e scorretto impiego di anti parassitari e fertilizzanti in agricoltura, l’irrazionale smaltimento dei liquami provenienti dagli allevamenti ecc. ma, fra tutti, la mancata vigilanza per la prevenzione degli incendi boschivi, ai quali è addebitabile una buona quota di responsabilità sull’attuale inquinamento atmosferico e le sue conseguenze sul clima.

Da ciò discende la necessità di attuare, per il bene comune, un diffuso piano di forestazione teso a reintegrare le risorse boschive, distrutte a causa della cementificazione irrazionale e dal progressivo dilagare degli incendi boschivi.

Perciò, conscio del proprio livello intellettuale, rivolge un accorato invito a quanti si adopereranno per organizzare la vita nel dopo Covid, perché mettano sempre in primo piano la tutela delle principali risorse naturali, assicurandone la costante fruibilità da parte dell’intera comunità.

Le menti elette, che di questi tempi saranno impegnate a decidere, ad esempio, sulla possibilità di ricorrere o no a forme di energia alternativa rispetto a quelle tradizionali, certamente molto inquinanti, dovranno tener conto anche del fatto che le fonti alternative rinnovabili, al considerevole impatto ambientale associano anche residui di varia natura, derivanti dai materiali usati nel sistema strutturale e da quelli impiegati per garantire il corretto funzionamento.

Tuttavia, quanto accennato circa il corretto utilizzo delle risorse naturali disponibili, quali aria e acqua, è auspicabile possa guidare le menti preposte a mettere in atto strategie capaci di garantire un più corretto rapporto fra l’uomo e l’ambiente e, con ciò, assicurare condizioni di vita più accettabili per l’umanità intera.

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