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Il grido di dolore delle partite Iva: “Così non possiamo andare avanti, servono aiuti urgenti”

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di Renato Sechi

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Così non si può andare avanti. Il movimento degli artigiani e dei commercianti liberi del Medio Campidano, oltre al peso della forte crisi economica, paga anche quello dell’emergenza legata alla diffusione del coronavirus. Le imprese del Medio Campidano hanno dovuto tenere per diverse settimane le serrande abbassate e molti imprenditori rischiano di affogare nei debiti se non ci saranno misure urgenti di interventi e aiuti mirati.

Giorgio Concas

Giorgio Concas, 52 anni, artigiano di Gonnosfanadiga, è il portavoce nel Medio Campidano del gruppo “Movimento artigiani e commercianti liberi”. «Ci siamo lasciati con la manifestazione del 22 gennaio, poi con il blocco imposto dal coronavirus, siamo andati veramente oltre e abbiamo creato un gruppo apartitico nel Medio Campidano in coesione con il movimento del Sulcis e siamo in attesa che il resto della Sardegna si unisca per un unico obiettivo. Ormai i dati dimostrano che siamo la provincia più povera dell’Italia e chiediamo un’immediata riapertura di tutte le attività e di avere aiuti a fondo perduto e non finanziamenti che vanno a creare un ulteriore indebitamento. Chiediamo in maniera urgente in blocco delle tasse per tutto il 2020 e una fiscalità al 20 per cento a partire dal 2021. Tutti uniti chiediamo al più presto un incontro con il presidente della Regione Christian Solinas per discutere delle problematiche attuali».

La situazione è drammatica e il Medio Campidano è una dei territori della Sardegna che rischia di pagare di più il peso della forte crisi economica già in atto ingigantita dalla pandemia del coronavirus.

Il grido d’allarme era stato lanciato in diversi centri del Medio Campidano come Guspini, Arbus, San Gavino, Pabillonis e altri paese già a gennaio nel richiedere un cambio di direzione totale per il trattamento inaccettabile riservato alle partite Iva, che sono l’ossatura del sistema economico azionale. «Come piccole imprese e artigiani siamo vessati dalle tasse, ma così non possiamo andare più avanti. Non abbiamo diritto neppure alla malattia o alla disoccupazione se l’azienda fallisce: chiediamo con forza la diminuzione della pressione fiscale, agevolazioni fiscali e pieni diritti».  È con l’acqua alla gola l’imprenditore sangavinese Emanuele Orrù, che è rientrato alcuni anni fa e ha dovuto chiudere la propria attività di ristorazione aperta ad Arbus: «Sono rientrato in Sardegna dopo essere stato per tanti anni emigrato. Le tasse ci strozzano e si mette in ginocchio l’economia di un paese come l’Italia formato da tanti artigiani e imprenditori. Nessuno ci aiuta, così non possiamo andare avanti».

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