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Il Kavaliere Oskuro colpisce ankora!

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Era il lontano 1986 quando Frank Miller scriveva una delle serie più importanti e seminali del fumetto: Il ritorno del cavaliere oscuro. Qui l’autore statunitense porta alle estreme conseguenze la dicotomia ideologica tra un vecchio Batman e un illuso Superman, con esiti dai risvolti tragici e destinati ad avere effetti in tutta la produzione fumettistica seguente. Risvolti che, trent’anni dopo, sono stati ripresi addirittura nel film Batman vs Superman: Dawn of Justice.
Anche in questo caso, ma per altri motivi, con risvolti tragici. Nel 2017, invece, arriva Bruno Olivieri con Il Kavaliere Oskuro – Suvenirditalì e altre storie, che già dalle vignette iniziali, riesce a prendere in giro tutti questi imbelli mascherati che ormai hanno invaso qualsivoglia forma di intrattenimento. Sceneggiatore, disegnatore, colorista e giornalista pubblicista, Bruno vanta numerose collaborazioni editoriali (Walt Disney Italia, Humanoïdes Associés, Dupuis, Piemme, Panini Comics ed Edizioni San Paolo) e ora ha realizzato un’improbabile parodia del supereroe di Gotham City, utilizzandolo come veicolo per le proprie gag. Il suo Kav non vive avventure intorno al pianeta o su mondi alieni, ma è solo un uomo comune in calzamaglia. Insomma, un fesso. Un fesso, però, in cui è facile ritrovarsi. Basti pensare al modo di parlare dei personaggi presenti nella storia: un linguaggio da social, che si basa su meme, tormentoni passeggeri e sul non rispetto della grammatica italiana.

La resa grafica del volume è perfetta per la fruizione dell’intera vicenda, con uno stile cartoonesco ma personalissimo, che rende riconoscibile il tratto ma non tradisce l’eroe parodiato.
Non più, quindi, un essere dai poteri strabilianti o dai nemici sensazionali, ma un uomo che affronta multe da pagare, affitti, mail ingannevoli e tutte quelle trappole che un matrimonio con Catwoman di certo riserva. In aggiunta alle avventure di questo sgangherato Bruce Wayne, l’albo è arricchito da alcune chicche impareggiabili, come La Posta del Dottor Stréing, che vede lo Stregone Supremo della Marvel Comics come consulente in stile Cioè, e una tutt’altro che sexy Uonderuòman alle prese con delle ricette culinarie di dubbio gusto. L’albo è autoprodotto grazie al sostegno dell’associazione culturale Slowcomix, fondata a Prato nel 2009 con l’obbiettivo di promuovere e diffondere la conoscenza del fumetto come strumento di comunicazione, dando risalto soprattutto a prodotti di difficile collocazione editoriale.

Intervista a Bruno Olivieri

Come è nato il Kavaliere Oskuro? In mezzo a tutto questo ammasso di paladini in calzamaglia a cui ormai siamo abituati, lui, che ruolo ha?

 Potrei dire che il Kavaliere Oskuro nacque in una notte buia e tempestosa, in seguito a numerosi patimenti e tormenti interiori, per soddisfare il fabbisogno personale di denuncia sociale, perseguendo addirittura l’obiettivo della vittoria finale del bene contro il male e via discorrendo. Invece, mi limiterò a dire che, in verità, nacque quasi per caso.  Da tempo scarabocchiavo qua e là una pin-up con la fisionomia di quello che poi sarebbe diventato il Kav. Ricordo che nel 2011, un embrione del personaggio, fece da testimonial per la locandina di un’edizione del Giocomix. Quando ho iniziato a pensare di creare le sue avventure, non è stato difficile cucirgli addosso i panni dell’improbabile supereroe, protagonista di quegli stessi scarabocchi. In fondo, in questa genesi non ci sarebbe nessuna novità se non fosse per il fatto che egli è Il Kavaliere Oskuro, rigorosamente con la kappa, per il goffo e patetico tentativo di sfuggire al copyright.

Nonostante il protagonista sia uno sgangherato Batman, nel Kav, è possibile riconoscersi e ritrovarsi. È un po’ un Homer Simpson rivisto e corretto. Proprio in forza di ciò, quanto è contata la fase di assimilazione dalla realtà nel processo creativo dell’albo?

Il Kavaliere Oskuro vive in un universo tutto suo, nel quale le figure in costume convivono con gli altri nella più totale normalità. Un po’ come accade nelle comiconvention, dove interi eserciti di cosplayer vagano in mezzo alla folla e nessuno si stupisce più di tanto. Credo che, in fondo, questo sia anche un messaggio a favore dell’integrazione.  Il processo creativo delle storie del Kav, in verità, è molto semplice: in genere parto da un’idea, che spesso è dettata dalla prima vignetta della storia. Principalmente mi ispiro a una situazione particolare derivata da qualche aneddoto vissuto o sentito, unendola poi al mio bagaglio di letture o film. La maggior parte delle volte so dove andrò a parare, ma non è sempre detto che poi vada a finire proprio così.  È questo il bello di lavorare a queste storie: niente sceneggiatura, massima libertà, quasi mai un ripensamento e via veloce verso la parola Fine.
Certo, gli sceneggiatori <<puri>> inorridirebbero a leggere tutto ciò, ma potrei rassicurarli pronunciando la canonica frase <<bambini, non fatelo a casa!>>. Quando Alessio Bilotta, di Slowcomix, mi propose la creazione della storia principale del n.1, conosceva bene quali fossero i presupposti e perciò ho avuto carta bianca. L’unico input che mi ha dato è stato quello di pensare a una storia che si svolgesse in Italia. Per il resto: via il guinzaglio e libero per i prati! E, a quanto pare, è stata la mossa vincente dato che le copie della prima stampa sono andate esaurite nel giro di un mese, vendute nelle sole convention di Lucca Comics e Giocomix e lasciando a bocca asciutta i tanti che non hanno fatto in tempo a comprarlo!

 Hai qualche nuovo progetto in vista? Rivedremo le avventure del Kavaliere Oskuro ancora una volta?

La mia attività principale è quella di creare storie a fumetti per bambini e i nuovi progetti che presto vedranno la luce, vanno in questa direzione. In pentola bollirebbero anche altre cose dedicate al mercato internazionale, ma forse è ancora presto per parlarne. Per quanto riguarda il Kavaliere Oskuro, beh… tanto per non smentire la natura fatalista del personaggio, direi che tendenzialmente ci sarebbe la possibilità di altre pubblicazioni, considerate anche le richieste che continuano a pervenirmi dopo l’uscita del n.1. Credo che lo rivedremo presto all’opera sulla carta stampata, ma non chiedetemi come e perché dato che lo scoprirò solo dopo aver disegnato la prima vignetta della prima tavola!  Per il momento accontentatevi di leggere le sue gesta sul web, dove periodicamente pubblico alcune sue storie brevi e prewiev, oppure nelle clip animate che ogni tanto mi diverto a realizzare.

 Quali sono i tuoi autori di riferimento? Se potessi lavorare su un qualsiasi personaggio, chi sceglieresti?

 Nel corso di questi anni, ho avuto parecchi modelli. I miei riferimenti sono stati i grandi autori della scuola franco-belga come Franquin e Uderzo, senza ovviamente tralasciare quei mostri sacri nostrani di Benito Jacovitti, Magnus, Toppi, Tacconi e De Luca. In età adulta, invece, ho avuto una vera e propria folgorazione per l’opera di Lewis Trondheim e a seguire per Manu Larcenet e Fabrice Parme.
Se avessi la possibilità di lavorare su un personaggio altrui, mi piacerebbe farlo per un personaggio che vada per la maggiore, sia popolarissimo e mi faccia guadagnare tanti soldi. Ma detta così, sembra l’incipit di una nuova storia del Kav! (Segue risata…)

Giacomo Pitzalis

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