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Il libro di Andrea Pau “Il T3rzo Piano”: quando la morte fa più audience di Telethon

Andrea Pau
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Immaginare un mondo in cui tutto è andato a rotoli è uno dei leitmotiv più classici della narrativa di fantascienza. Scrittori come Matheson, Dick e Asimov, per citare i più famosi, hanno spianato la strada a miliardi di universi possibili in cui, però, se proprio andiamo a vedere bene, l’umanità non ha mai fatto quel salto evolutivo che l’ha liberata dai problemi di autolesionismo di cui è pregna. Qualcuno era convinto che nel 2000 le macchine avrebbero volato e invece, nel 2018, continuiamo imperterriti a postare video di gatti che saltano se messi vicino a un cetriolo.

Il migliore dei mondi possibili di Leibniz forse è stato un po’ troppo sopravalutato. È innegabile come la letteratura sia stata, comunque, talvolta profetica, o abbia scimmiottato ed esasperato fenomeni reali, mettendone in luce le più nefaste conseguenze. La fantascienza, ma anche la fantapolitica, dalla pagina stampata è giunta di prepotenza sui nostri schermi, attingendo alla nuova linfa che il mezzo le ha dato. Black Mirror, Philip K. Dick’s Electric Dreams, Utopia, Altered Carbon, sono solo alcuni dei titoli di serie televisive più recenti che, attingendo direttamente da The Twilight Zone, hanno riacceso l’interesse su questa branca della scrittura. Ma anche in questi nuovi prodotti di intrattenimento, il futuro è tutt’altro che roseo.

Nel solco non proprio ottimistico di quello che potrebbe essere il domani si pone Il T3erzo Piano (Dana-RW Edizioni, 2017), libro di Andrea Pau, impreziosito dalle illustrazioni di Sualzo. Il racconto parla di un mondo prossimo, possibile e sinistramente vicino al nostro, in cui viene dato in pasto al pubblico uno show in cui è rappresentato un triangolo amoroso. Triangolo amoroso impersonato da tre attori, che si conclude, forse, con la vera morte di uno di loro. Sì, perché a ogni messa in scena, l’attore che impersona il personaggio di Tiero, vede la canna di una pistola puntata alla testa a seguito di mutilazioni e violenze subite nell’arco della rappresentazione. Il problema è che nell’arma è contenuto un proiettile reale, che potrebbe rendere il suo cervello un omogeneizzato in diretta streaming. Una roulette russa che la gente adora, replica dopo replica. Andrea Pau immagina il povero Marc Milazzo, un inetto di sveviana memoria, chiamato per cause di forza maggiore a trovarsi nei panni del malcapitato, mentre la sua vita cambia completamente a causa della notorietà che il format gli regala. Di punto in bianco, Marc, è la più grande celebrità del Paese, in un vortice di esperienze dove l’omicidio diventa pornografico, viene brandizzato e reso socialmente accettabile. La morte si trasforma in un bicchiere d’acqua che incolla allo schermo milioni di fruitori assetati. Uno spettacolo perverso, contrario ad ogni legge e forma di diritto che voglia definirsi tale, ma forse, in fondo, non contraria alle più ancestrali leggi umane. Arthur Shopenauer riteneva che la schadenfreude non fosse altro che il peccato più malvagio tra i sentimenti umani.

Ma cosa rappresenta questa emozione? Essa non è altro che il piacere provato dalla sfortuna o dal dolore altrui. Un sentimento bieco e oscuro che però, probabilmente, è radicato dentro ognuno di noi. Perché se nel T3rzo Piano il pubblico sono gli interi Stati Uniti d’Europa, non è altrettanto vero che gli snuff movie, o le profondità del deep web al giorno d’oggi generino mostri con milioni di follower? Internet è certamente uno strumento formidabile, ma molto spesso, nei mille e più anfratti di cui è costituito, è facile perdersi nel suo abisso. Abisso dove, per citare anche il buon Nietzsche, guardiamo e veniamo guardati. Ma siamo proprio sicuri che non ci piaccia farlo?

 Intervista ad Andrea Pau

 Si dice che per scrivere una buona opera occorra sanguinarci sopra. Quanto di lei c’è nel T3rzo Piano? C’è un personaggio, o più personaggi, in cui si ritrova maggiormente?

«Di me in questo libro c’è abbastanza, ma non nei personaggi: nell’ambientazione. Questa nasce dalla riflessione su alcuni mali della nostra società che, nel mondo estremo del Il T3rzo piano, sono diventati pilastri del sistema sociale: la violenza, il menefreghismo, la negazione della solidarietà tra gli uomini».

 Marc Milazzo, il protagonista, è un inetto, una persona senza particolari caratteristiche se non l’apatia più totale per ciò che lo circonda. Perché ha deciso di caratterizzare una figura del genere?

«È possibile per una persona dotata del livello standard di empatia vivere in uno Stato che legalizza i duelli tra persone? E in una società che spernacchia la tendenza a essere solidali? Io ha la mia risposta, ed è: no. Marc Milazzo è pronipote dei premi Nobel che fanno derivare i loro problemi da quelli più poveri di loro.  Probabilmente è diventato apatico per non doverne subire i proclami».

 Quali sono state le fonti di ispirazione dell’universo attorno a cui ruota il T3rzo piano?

«La prima fonte di ispirazione è Ennio Flaiano, una delle menti più brillanti della cultura italiana contemporanea. In un suo racconto c’erano due righe che contenevano lo spunto centrale del mio romanzo. Poi ci ho ricamato un bel po’ su e ho inserito altre suggestioni. Alcune vengono da libri come Il complotto contro l’America di Philip Roth o L’inattesa piega degli eventi di Brizzi, ma anche da film tipo I viaggiatori della sera di Ugo Tognazzi o La decima vittima di Elio Petri (tratto da un racconto di Schekley ma sceneggiato da Flaiano… insomma, tutto torna!) e dalle notizie dei quotidiani europei».

Giacomo Pitzalis

 

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