EMOTIVAMENTE

Il mostro dietro l’angolo

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di Alice Bandino*
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Alice Bandino

Sin dai primi mesi della pandemia medici, pediatri, psicologi, insegnanti e in generale tutti coloro che si occupano del benessere bio psico sociale dei minori, si son trovati d’accordo sul ribadire l’importanza di tutelare i minori, come fossero tutti soggetti fragili o vulnerabili contro i pericoli di adescamento online e molestie di vario tipo, in un’ottica di prevenzione della violenza non potendo prevedere come e quanto il lock-down sarebbe durato, né si poteva pensare di arginare l’utilizzo quotidiano della tecnologia, mezzo indispensabile durante la quarantena per lo svolgimento della DAD.

Ci son state poi iniziative diversificate a discrezione delle comunità territoriali, anche nella nostra isola: maggiori richieste di interventi psicologici nelle scuole grazie alla sensibilità di numerosi Dirigenti scolastici, desiderosi di far sentire la scuola vicina alle famiglie nonostante la distanza fisica; in diversi Comuni sono stati istituiti Sportelli d’Ascolto psicologico gratuiti per la popolazione; numerose le  associazioni  di volontariato o sportive che col proprio psicologo o psicologa hanno aiutato le famiglie Ultimamente poi è stato istituito dal Governo il bonus per accedere al sostegno psicoterapeutico  per le fasce più deboli.

Come spesso accade, a fronte di un esercito di brave persone che agiscono onestamente, vi è un “sottobosco umano” che agisce nell’ombra, nel silenzio; persone apparentemente pulite, rassicuranti, oneste e buone, spesso persone di talento in qualche campo ma dentro veri e propri mostri capaci di compiere atti ripugnanti, vergognosi, violenti, aberranti e osceni verso quella che si è dimostrata dopo due anni di pandemia, la categoria dei fragili più indifesa: i minori.

Nel Novembre 2022 Il Ministero dell’Interno con il Servizio Analisi Criminale ha pubblicato l’ultimo “Elaborato sui minorenni vittime di violenza in Italia”, aggiornato a Giugno ‘22 dal quale emergono nuovi dati  sulla distribuzione delle violenze ai danni dei minori denunciate nel primo semestre 2022:  in linea generale son diminuiti sensibilmente tutti i reati in esame (abbandono minori o incapaci, adescamento di minorenni, violenza domestica, violenza sessuale di gruppo, pornografia minorile a altri…), tranne che per le fattispecie di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina (+3%), violenza sessuale (+ 19%) e violenza sessuale aggravata perché commessa presso istituti di istruzione (+54%).

Parlare di questo argomento è finalizzato alla sensibilizzazione sull’argomento per supportare la prevenzione della violenza verso i minori; la percentuale che più balza all’occhio è l’ultimo dato succitato, specie perché manca il secondo semestre 2022 da aggiungere, quindi il dato totale potrebbe aumentare. In unità i dati parlano di 43 casi contro i 28 rilevati nello stesso semestre del 2021.

E’ un argomento molto delicato perché direttamente o indirettamente riguarda tutti noi e tocca le corde emotive di tutti coloro che in qualche misura hanno una matura “umanità”.

Dietro quel numero provvisorio di vittime ci sono tanti fallimenti e di quei fallimenti si occupa la Giustizia, ma tutti noi possiamo fare tanto per aiutare la causa e soprattutto per rafforzare il senso di comunità (o l’empowerment di comunità) che per forza è venuto a mancare dietro ognuno di quei numeri, in qualunque parte dell’Italia succeda.

Quando succedono questi reati, in una comunità coesa e empatica, dovrebbero ergersi mura difensive nei confronti delle vittime: questo non vuol dire non parlarne, ma parlarne pubblicamente con cognizione di causa, cioè parlarne con maturità, senza insinuazioni o luoghi comuni; senza ipotizzare, senza giudicare ciò che non si può capire. La prevenzione serve per smuovere le coscienze: parlare di problematiche così attuali seppur così scandalose, da a tutti nuove lenti con cui guardare il problema. Immaginiamo persone dietro quei reati, immaginiamo cosa vuol dire per le vittime o le loro famiglie, leggere frasi come “…e ma certe ragazze sembrano più grandi…e ma le ragazze di oggi…e ma le famiglie dove sono… e ma non ci credo…”.

Le vittime devono sapere che al netto di qualche analfabeta funzionale, la maggior parte delle persone che legge ragiona e chiunque ragioni capisce che 11, 12, 13 anni son età dove una violenza sessuale compiuta presso un istituto di istruzione è sempre e solo un reato, è colpa dell’adulto o degli adulti che hanno compiuto la violenza, perché anche l’undicenne più maturo resta comunque un undicenne per la Legge, così come anche il docente più talentuoso del mondo potrebbe non essere un uomo o una donna di valore e per combattere questa piaga (la pedofilia è un reato ma è anche una piaga sociale), serve partire tutti da questa unica certezza; la violenza non è mai colpa delle vittime, serve spiegare cosa è lecito fare e cosa no con un adulto, così che ogni minore possa almeno conoscere la differenza tra “sbaglio”, “leggerezza” e “reato” (argomenti dell’educazione sessuale).

Lo scopo della prevenzione è far si che non ricapiti un evento delittuoso, ed è necessario sensibilizzare le persone su questo punto, è un voler responsabilizzare tutti gli adulti che in qualche modo interagiscono con i minori : chat personali e non di gruppo adulti/minori (esistono le mail istituzionali, classroom, registro elettronico per comunicare); iscrizione e utilizzo dei Social sotto i 13 anni;  affettuosità esagerate con adulti di riferimento, discorsi e battute a sfondo sessuale tra adulti e minori, confidenze non richieste, passaggi in macchina e frequentazioni extra, son solo alcune delle prassi da evitare per ridurre i rischi.

E nel dubbio, se non si hanno i titoli, mai giocare a fare gli psicologi con gli alunni, gli psicologi ci sono, se si pensa serva è necessario avvertire sempre le famiglie e proporlo senza panico, senza sottovalutare nessun segnale; al minimo pettegolezzo tra minori, ascoltare bene, spesso è una richiesta d’aiuto mal formulata. Prima di diffonderli invece, pensiamoci bene, la paura di non essere creduti è un deterrente per le vittime che vorrebbero denunciare le violenze, ma pensano di non trovare il coraggio per farlo fino in fondo, di deludere la famiglia, di doversi giustificare per la violenza subita.

In ambito diocesano è dal 2019 che son stati istituiti i Servizi Diocesani per la tutela dei minori e delle  persone vulnerabili, un servizio chiamato a collaborare e supportare l’azione pastorale della Chiesa diocesana, affinché la cura e la protezione dei minori e delle persone vulnerabili diventino concretamente valori imprescindibili da tutelare. Ha lo scopo di offrire uno spazio di ascolto, sostegno e prevenzione nelle situazioni di disagio derivante dal comportamento delittuoso adulto in antitesi coi doveri del proprio stato e del proprio ufficio o con abuso di potere, in ambito sessuale ai danni di minori o di persone vulnerabili. E’composto da due organi: un Centro d’ascolto per le vittime con professionisti e un Equipe multidisciplinare deputata alla sensibilizzazione, alla prevenzione e alla formazione/informazione ed approfondimenti a livello diocesano, foraniale, parrocchiale ed associativo.

Il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica il 9 Giugno 2022 ha pubblicato inoltre le Linee Guida per la Tutela dei Minori nelle scuole cattoliche e già nell’introduzione, tra le altre cose, ribadisce che […]”Educare, infatti, significa far sperimentare che non si è abbandonati a se stessi, ma si è inseriti in una comunità dove diverse persone (genitori, insegnanti, adulti, sacerdoti e consacrati, catechisti, ecc.) si fanno compagni di viaggio e guide autorevoli, orientano al bene e aiutano a riconoscere ed evitare il male. Si tratta di una “preventività” capace di suscitare vita buona e generare “anticorpi” verso una pluralità di rischi e pericoli. Per queste ragioni, il testo si apre con un’ampia rassegna sui presupposti pedagogici di fondo, su cui si innestano attenzioni e azioni specifiche. Educare significa tutelare, prevenire e curare, proteggere e liberare”.

Lavorare in rete significa anche confrontarsi tra agenzie educative e scambiarsi strategie e strumenti per tutelare i più fragili; le scuole devono sentire la fiducia delle famiglie e le famiglie devono potersi fidare quando affidano i propri figli; servono regole condivise e l’aiuto di tutti ma per farlo è necessario collaborare, ascoltarsi e andare avanti senza ripetere gli stessi errori.

*Psicologa
Componente Servizio Diocesano per la Tutela Minori
e Vulnerabili contro gli abusi,
Tel. 3471814992
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