Calcio Guspini

Il ritorno degli indimenticabili

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Dopo quarant’anni e più, arrivano a Guspini tutti gli ex della serie D per partecipare al trigesimo
della scomparsa del calciatore Paolo Dessi, mezzapunta, loro compagno di gioco.
Nella chiesa di San Giovanni Bosco, fra parenti e amici. E poi, il piccolo ma accogliente New Roxy Bar,
di Gipo e Stino, in via Gramxi, si affolla e si anima di volti maschili , mai dimenticati. Ed è festa.

ANNI SETTANTA: UN FLASH DI RICORDI
Con la speciale collaborazione di Siro Agus, storico esponente della dirigenza del calcio guspinese e profondo conoscitore della storia del calcio locale. Che fece parte del consiglio direttivo, che portò a Guspini Puppo Gorini . Il principale protagonista. Ma assieme a lui, tanti altri, tra cui: Tarcisio Corrias, Mondo Corrias, don Michele Pinna, dottor Camoglio, Aldo Ariu, Livio Steri , Elio Urru e Tullio Ruggeri.
16fo- Guspini calcio gruppo dirigenti ex calciatori 1aCHE TEMPI QUELLI!
Furono i tre anni del “bel calcio”, anche per Guspini. Cittadina in cui nacquero, oltre alla società “Guspini calcio”, la “Fortitudo”, la “Stella Bianca”, la “Stella Rossa”. Lo sottolineano due ex calciatori: Checco Carta, ricordato come il più giovane della rosa della serie D, centrocampista negli anni settanta, e Carlo Arena, portiere. Parlano della bravura di Marco Garau e di tutti quegli altri, che provenivano dall’Oratorio San Domenico Savio. Che fu una grande scuola di vita e di passione per il calcio, creata dal sacerdote don Michele Pinna.
GLI ANNI DELLA SERIE D
“Rispetto al calcio attuale, i denari in quei tempi erano molto pochi e servivano soprattutto per le trasferte”, sottolinea Antonio Manca, il capitano della squadra. Di quel gruppo calcistico di alto livello, portato a Guspini da Puppo Gorini, che aveva militato anche col “Cagliari”. Quando il presidente della società, dopo un breve intervento dirigenziale dell’avvocato Murgia, era il medico Giovanni Camoglio. Ma il progetto del “grande Guspini”, nel ’63, fu di Tarcisio Corrias, che con pochi amici aveva ricomposto la società. Anche allora si parlava di “strategia”. «Ma, aggiunge Antonio Manca, era un gioco diverso da quello attuale. Verteva sulle “persone che potevano contare di più. Erano i tempi della “marcatura a uomo e della zona”. Oggi c’è più tecnica, più tattica: ma lui sostiene che sono tutte cose che lasciano il tempo che trovano, perché conta la classe, “vince chi segna”. Sicuramente il calcio non è più quello di una volta. Oggi è un business per quelli che tengono in mano i giocatori, quelli che vendono e che comprano. Ed è nato il calcio globale».
IGNAZIO FODDI, punta. Di Paolo Dessì ricorda tante cose. «Era, dice, compagno di lavoro, di squadra e amico». Uno che gli è rimasto nel cuore. La partita che ha a mente di più è quella con la Torres, a Sassari, e racconta : «Si perdeva 3 a 0, poi avevano pareggiato. Alla fine, dovevamo vincere, ma l’arbitro aveva dato un fuori gioco che non c’era… e in più, avevamo preso tante botte. All’andata avevano vinto 2 a 0». La Torres era una squadra molto forte, infatti era andata in C». Foddi non ha rimpianti, perché ritiene di aver ottenuto quello che si prefiggeva.
EFISIO PIREDDU, ala destra e sinistra. Faceva molti goal. Veniva dal Cagliari calcio. Oggi si parla di “esterni e di centravanti di area di rigore”. Allora, «avevamo un modo di giocare diverso, perché partivamo anche da lontano. Non dimenticherò mai quando vincemmo il campionato a Guspini». Ricorda poi quando il Cagliari di Scopigno venne a Guspini per un’amichevole: «Lo stadio comunale», racconta con la gioia negli occhi, «si riempì di cinquemila spettatori». Fu per lui una delle giornate più belle della sua vita. Indimenticabile, per il calore dato da tutta la società e dal pubblico, che non li aveva mai fischiati, neanche nelle partite perse. Per 27 volte restarono imbattuti. L’ allenatore era Farris. Nell’ultima partita, la più bella per lui, avevano vinto per 5 a 0. Invece, la più brutta che ricorda fu con la Nuorese. Però, «avevamo perso contro molti calciatori, che giocavano in rappresentativa con me».
CARLO CUBEDDU, medico radiologo, centrocampista. Giocava anche con l’8, come mezzala. Nel calcio di oggi non trova molti cambiamenti. «Un tempo» dice «c’era però con l’avversario diretto l’obbligo del marcamento a uomo. Asfissiante, che infastidiva. Adesso, che ognuno è libero di correre in tutte le parti del campo, è diverso». Ancora oggi gli piace sempre, moltissimo, il calcio sudamericano, dove prevale la fantasia «Però», aggiunge, «in questi ultimi anni abbiamo visto dei bravi giocatori anche della Germania. E l’Inghilterra ha sempre degli eccellenti protagonisti».
GIANFRANCO SANTUS, il portiere dalle parate fantastiche. «Non ci sono segreti», sostiene, «per essere un bravo portiere bisogna essere predisposti al ruolo, poi… tanti sacrifici, perché si deve seguire una certa disciplina, una certa preparazione». Quando giocava lui non esisteva l’allenatore dei portieri. Da ragazzino leggeva le riviste del calcio e dice sorridendo: «io scimmiottavo sulla posizione». Poi al cinema vedevo la Settimana Incom più di una volta per osservare attentamente le parate di Ghezzi nei derby Milan -Inter. Mi trattenevo a vedere quei programmi fino a tardi, rischiando spesso i due ceffoni dal mio papà per il ritardo». E adesso lo racconta simpaticamente. «La priorità per un bravo portiere», conclude, «si identifica col salvare la propria porta». E confessa di ricordare di più le cose che non riuscì a fare. Il peggior ricordo da militare, quando giocò nella rappresentativa sarda della nazionale dilettanti, a Flaminia, uscì fuori tempo e persero 1 a 0.
MARIO MUREDDU attaccante a sinistra e a destra. La partita più brutta che ricorda fu a Cassino: una sconfitta per 6 a 0. Il portiere Santus quel giorno fece giocare Mameli, il suo secondo. La più bella partita: il suo esordio in quarta serie. A Guspini restò in serie D e in promozione, quando «il Guspini», dice con orgoglio sportivo, «era la miglior squadra in serie D». Poi, ci furono sicuramente degli errori, in particolare precisa, problemi con l’allenatore Pusceddu. Perché «non era una squadra che doveva retrocedere».
ANTONELLO SCALAS ricorda una tifoseria guspinese eccezionale. Quella “D” fu una novità gradita per Guspini e per la provincia di Cagliari. Erano tutti sardi e avevano un contratto da semiprofessionisti. Ricorda tra i compagni Santus, Manca e Pistolesi. Quest’ultimo, «una grande intelligenza calcistica», ma grande anche come uomo: era laureato in chimica. La squadra di cui oggi si parla era «una squadra di intellettuali», afferma, » perché c’erano anche un avvocato, un medico radiologo e molti diplomati come Antonio Manca. Lui stesso era geometra. La squadra retrocesse. Ma con 17 punti.
MONDO MAMELI, portiere. «Giocammo un campionato di serie D ad altissimo livello». Fra i compagni di gioco, quello che ricorda di più è il suo maestro Santus, quando l’allenatore era Farris, e l’amico Paolo Dessi, che non c’è più, come un ragazzo «buono, generoso e dal fisico possente». Un vero lottatore.
GLI EX DELLA “D” SALUTANO TUTTI
Lasciamo concludere a un attento osservatore: «Abbiamo voluto ricordare Guspini», dice Giovanni Nurra, «il paese che riuscì ad esprimere la più importante squadra della serie D». Vuole ricordare l’acume di Lorenzo Guidarelli e di tutto il comitato che fece in modo, che Gorini venisse a Guspini, dopo aver allenato per molto tempo il Quartu. Fu lui che si portò appresso tutti quei calciatori che portarono il paese a riconoscimenti importanti e che fecero del Guspini calcio una squadra tanto apprezzata. Nessuno, ancora oggi , ha dimenticato gli incontri con la Torres. «Sono certo», conclude, «di pensarla con molti altri sportivi guspinesi e del Medio Campidano, che Paolo Dessì sarà sempre ricordato come un bravissimo calciatore. E per la sua abbagliante forza fisica».

15fo- Guspini calcio formazione 68 - 69 16fo- Guspini calcio formazione 67 - 68 16fo- Guspini calcio gruppo dirigenti ex calciatori 1a 16fo- U. S. Guspini 1a cat. Dilettanti anno 1965 - 66 16fo- U. S. Guspini camp. Dilettanti 2° categ. anno 1963 - 64

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