Cultura INTERVISTA

Il secondo libro di Marcello Atzeni “Nuotavo nel grano”

Presentazione del libro a Baradili
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di Antonio Sanna

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“Nuotavo nel grano” è il secondo libro di Marcello Atzeni. Qualche giorno fa, nel parco comunale di Baradili, suo paese nativo, è stato presentato per la prima volta. Dopo i saluti del sindaco Lino Zedda, la lunga chiacchierata con Giacomo Serreli. Prima, durante e dopo, la lettura di alcuni tra i racconti più belli scritti da Marcello Atzeni. “Nuotavo nel grano” è una raccolta di sessanta racconti: ricordi dell’autore, ma anche scritti slegati dal suo passato.

Il suo libro d’esordio, “Il miglio deve ancora venire”, era ed è, composto da 101 Crucci vari: giochi di parole, aforismi e altro. Qui, invece, pur mantenendo l’ironia, si passa a un’operazione più complessa. Voler scrivere e descrivere dei tempi andati, usando appunto l’ironia e allo stesso tempo, invitando i lettori a vedere il bello che verrà. Insomma, aldilà del non vedere la nostalgia come una brutta cosa, un invito, ancora una volta a “saper guardare dove gli altri non guardano”, come scrisse Maria Paola Masala nella prefazione del suo primo libro.

Stavolta la prefazione è stata scritta da Giacomo Mameli, come la Masala e Serreli, un’altra colonna del giornalismo isolano. Mameli, in realtà, è anche uno scrittore, in tempi recenti ha pubblicato il suo ultimo libro, “Hotel Nord America”.

Tornando a “Nuotavo nel grano” edito da Sandhi, Mameli scrive nella prefazione: “Marcello Atzeni resta un testimone acuto di una società più contadina che pastorale, proprio la stessa che ha avuto i suoi cantori in “Zio Mundeddu” di Antonio Puddu e nelle eccezionali pagine di Giulio Angioni. “L’oro di Fraus” è il metallo nobile di una epopea da villaggio che Atzeni cerca di far rivivere, avendo saputo portare alla luce le Georgiche contemporanee di Facebook e Netflix. Certe immagini, certe descrizioni sono connaturali al vissuto dell’autore, con un pesante bagaglio umano e sociale alle spalle. Con siffatti temi la penna o la tastiera del portatile di Atzeni scorre facile”.

Marcello Atzeni

Un bel attestato di stima la prefazione di Giacomo Mameli.

“Sì. Un grande attestato di stima, debbo dire che mi sono commosso quando ho letto le sue parole. E ancora oggi, ogni volta che le rileggo non è un’emozione da poco. D’altronde pur con percorsi diversi, siamo tutti e due, uomini che arrivano dalla campagna, legati ai nostri paesi, alle nostre tradizioni e al nostro sardo. Che parliamo tutte le volte che possiamo. Con smisurato orgoglio”.

Lei mischia il sardo con l’italiano. Curioso questo suo modo di scrivere. Come le è venuto in mente?

“Non ci ho pensato da poco. Vi sono radici lontane. Mi è sempre piaciuto ammesturare le parole. Mi diverte parecchio. Si scrive per passione, per star bene e con la velleità che ciò che scrivi possa piacere anche ai lettori. Conosco molte persone che scrivono ma poi tengono i loro lavori per se stessi. Mi piace mettermi in gioco, avere un rapporto con il lettore. Ascoltare i suoi suggerimenti, le sue critiche.”

Nato a Baradili, ma da tanti anni a Sanluri. Quanti?

“Al 3 gennaio che verrà saranno quarant’anni esatti! Era il paese di mio nonno materno, che poi una volta sposato, andò ad aprire un negozio a Barumini. Mia madre è nata lì. Tanti paesi della Marmilla e infiniti ricordi. Sanluri mi ha visto crescere, non sarebbe male, magari assieme ad altri, scrivere su Sanluri. La cui storia è molto significativa”.

Abbandonato il giornalismo?

“Non del tutto. Continuo a scrivere per diverse testate online, anche se con minor frequenza rispetto a qualche anno fa. Mi manca la cronaca. I trent’anni da collaboratore a “L’ Unione Sarda”, sono stati altamente formativi. Continuo a tenere rapporti con diversi dei miei maestri ai quali sarò grato per sempre.”

Già fatto il calendario per le presentazioni?

“Ci sto lavorando. Non è semplice con le normative legate al Covid, trovare spazi idonei. Posso dire che presenterò il libro a Sanluri, ovviamente, ma anche a Cagliari, Oristano, San Gavino e in diversi altri centri dell’isola.”

Il prossimo libro?

“Sto lavorando  su vari fronti. Per ora non c’è nulla di definito. Come detto, ora, spazio alle presentazioni. Mi piace il contatto, anche se parziale, con il pubblico”.

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