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In Marmilla un’altra estate di foto, che raccontano un territorio

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Nel vivo la terza fase del progetto “Fotografia contemporanea in Marmilla”.
La prima mostra sarà inaugurata a Baradili sabato 25 giugno.

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L’obiettivo si è ancora soffermato su volti, persone, strade, piazze e attività.

Ma anche su momenti di incontro e socializzazione.

Lo sguardo di altri quattro giovani fotografi ha raccontato altrettante piccole comunità dell’Alta Marmilla.

E il risultato del loro lavoro verrà messo in mostra per tutta l’estate.

È entrata nel vivo la terza e ultima annualità del progetto “Fotografia contemporanea in Marmilla” promosso da un sodalizio nato fra il Consorzio Turistico Due Giare e l’associazione culturale “Su Palatu Fotografia”.

Nella sede del Consorzio Due Giare a Baressa sono state presentate in una conferenza stampa le quattro mostre, che racconteranno i paesi di Baradili, Baressa, Senis e Villa Sant’Antonio attraverso le foto scattate dai fotografi. Ognuno di loro ha scelto di raccontare, appunto, in maniera diversa, il Comune che gli è stato affidato e secondo un’ottica e una prospettiva “personale”.

La prima esposizione sarà inaugurata sabato 25 giugno a Baradili.

«Siamo molto soddisfatti della piena riuscita di questo progetto», ha esordito il presidente delle Due Giare Lino Zedda, «ma soprattutto della risposta delle nostre comunità nonostante gli ultimi due anni siano stati segnati dall’emergenza pandemia anche nel nostro territorio. Abbiamo proposto un’iniziativa che si è sviluppata soprattutto negli spazi aperti dei nostri centri e ci ha consentito di rispettare le norme vigenti per il contenimento della diffusione del coronavirus, ma nello stesso tempo ha consentito alle popolazioni di sentirsi parte attiva e protagonista del progetto».

IL PROGETTO
Nelle prime due annualità “Fotografia Contemporanea in Marmilla” ha fatto tappa nei paesi di Pompu, Curcuris, Albagiara e Villa Verde e poi Assolo, Gonnosnò, Sini e Usellus. Ora è toccato a Baradili, Baressa, Senis e Villa Sant’Antonio. «Spesso la storia dei nostri territori viene scritta da altri, con questo progetto abbiamo voluto essere noi a scriverla, coinvolgendo le popolazioni», ha sottolineato Salvatore Ligios, presidente dell’associazione “Su Palatu Fotografia”, «inoltre queste piccole comunità hanno dimostrato di avere potenzialità enormi come laboratori di cultura e di formazione anche per questi giovani fotografi. Abbiamo creato un modello, che può essere esportato in tanti altri comuni del territorio, ma che può diventare anche un punto di riferimento per comunità più grandi e per le grandi città». Lo ha seguito il presidente Zedda: «Perché l’obiettivo principale del progetto rimane fare della Marmilla un punto di riferimento regionale per lo sviluppo della fotografia in Sardegna».

I FOTOGRAFI
Come nelle due precedenti annualità, i quattro giovani fotografi per settimane hanno vissuto “dal di dentro” le quattro comunità dell’Alta Marmilla, rapportandosi con i cittadini. Tiziano Canu è stato a Baradili, Marianna Ogana a Baressa, Francesca Macis a Senis e Guglielmo Cherchi a Villa Sant’Antonio. «Ho indagato sulla storia e sulle origini delle attività svolte nel territorio baressese e mi sono concentrata sulla caparbietà della cittadinanza nel voler scegliere come attività principale l’agricoltura», ha spiegato Ogana, «poi però mi sono posta delle domande sulle forme di agricoltura futura e mi sono chiesta quale sarà il futuro delle culture fra una dimensione locale e globale». Giulia Romando, curatrice del micro-progetto di Baressa, ha aggiunto: «Il lavoro di Ogana è diventato anche una forma di riflessione universale sul ciclo di generazione della vita umana per ripensare il futuro dell’uomo e del mondo>. Insomma una mostra su più livelli, davvero tutta da scoprire. A Villa Sant’Antonio ha lavorato l’obiettivo di Guglielmo Cherchi, che ha riferito: <Ho raccontato la comunità attraverso una realtà, che finora conoscevo solo tramite delle letture, ovvero l’emigrazione. Nella fattispecie l’emigrazione di ritorno, persone che hanno vissuto gran parte della loro vita nella penisola o all’estero e poi hanno deciso di tornare nel loro luogo d’origine».

LE MOSTRE
Per un mese, ogni sabato, il taglio del nastro di una mostra. La prima sabato 25 giugno alle 17 nella piazza davanti alla chiesa parrocchiale di Baradili con le foto di Tiziano Canu, «tutto in luce naturale, per fotografare gli spazi come simbolo e pretesto per socializzare e, nel contempo, scoprire il mondo», ha spiegato Ligios.
Sabato 2 luglio alle 18 in piazza Municipio a Baressa inaugurazione dell’esposizione di scatti di Marianna Ogana, sabato 9 luglio alle 17 toccherà alle fotografie di Francesca Macis a Senis e, infine, sabato 16 luglio alla stessa ora in piazza Montegranatico a Villa Sant’Antonio aprirà la mostra di Guglielmo Cherchi.

Il TERRITORIO
Nella sede del Consorzio a Baressa c’erano anche i sindaci dei comuni, che hanno ospitato i fotografi, tutti soddisfatti per il “nuovo racconto” delle proprie comunità: Marianna Camedda per Baradili, Mauro Cau per Baressa, Salvatore Soi per Senis e Fabiano Frongia per Villa Sant’Antonio, Con loro anche altri colleghi, fra i quali Ignazio Peis, primo cittadino di Gonnosnò, che ha sottolineato: «È stato bello ed entusiasmante, nell’epoca degli smartphones e della multimedialità, riappropriarci della fotografia alla vecchia maniera, immagini che si stampano e poi vengono ammirate da tutti. Foto che hanno anche favorito i rapporti umani». Peis ha ragione. Anche le foto di questa terza annualità verranno raccolte in un catalogo. «Alla fine 240 immagini in tre anni, un vero patrimonio per questo territorio», ha ricordato Ligios. Il presidente Zedda ha infatti concluso con un auspicio: «Un progetto che non si deve fermare nei comuni del Consorzio, ma deve essere esportato all’esterno. Queste foto, queste mostre, meritano di fare il giro della Sardegna, e non solo, e di essere apprezzate da un vasto pubblico».

 

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