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Insegnanti a tempo determinato: tanti supplenti e lungo iter burocratico per la loro nomina

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di Simone Muscas

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In questo scorcio di fine estate ai tempi del Covid, la questione scuola è uno dei temi che più fa discutere. A essere obiettivi, pandemia a parte, non si tratta di una novità: è ormai da decenni che le istituzioni scolastiche, anche quelle con i dirigenti più accorti e lungimiranti, si trovano a dover fronteggiare le maggiori criticità soprattutto durante il mese di settembre. Una su tutte, per opinione diffusa e definita come la madre di tutte le emergenze, è il lungo iter di assegnazione degli insegnanti alle classi.

In un mondo scolastico perfetto, spesso raccontato in maniera propagandistica da qualsiasi forza politica di ogni ordine e grado, dovrebbe funzionare più o meno così: il corpo docenti, oltre che essere nominato nel periodo estivo, verrebbe arruolato sin dal primo giorno di scuola in nome della serietà che l’istituzione scuola rappresenta. Nella realtà tangibile, quella non da volantino elettorale, il mondo scuola lo conosciamo invece come un “mare magnum” dove le regole cambiano di anno in anno a velocità molto difficili da seguire soprattutto per i non addetti ai lavori.

Quest’anno, forse anche per le maggiori risorse impiegate nel Ministero della pubblica istruzione, sono state autorizzate in Italia circa 84 mila assunzioni di insegnanti a tempo indeterminato. Si tratta di numeri alti, specie se paragonati a quelli dell’ultimo decennio: nonostante ciò resta ancora lungo il percorso per convertire questi intenti in realtà con la conseguente riduzione dei tempi di attesa per l’assegnazione dei docenti alle singole classi. Di queste infatti al momento ne sono state conseguite poco più di un terzo, circa 30 mila. La restante parte verrà assunta con l’attivazione di diversi canali concorsuali che però avranno inizio soltanto in autunno.

In alternativa ai concorsi si potrà far ricorso al piano alternativo, trito e ritrito naturalmente, ma pur sempre efficace: il riferimento va all’utilizzo dei supplenti, più conosciuti oggi nell’accezione più moderna del termine di “insegnanti sino al 30 giugno”, con qualche eccezione. Un vero e proprio esercito: secondo i dati del ministero per l’anno 2020/2021 ne serviranno almeno 120 mila in Italia, con punte sino a 200 mila per quel fisiologico incremento che arriva, fra dicembre e gennaio, per via di distaccamenti, maternità e congedi di vario tipo. L’arruolamento dei supplenti porta con sé un rognoso iter burocratico: al lungo tempo necessario per la messa a punto delle graduatorie e del far fronte ai ricorsi e ai controricorsi degli aspiranti insegnanti, bisogna dare il tempo alle segreterie scolastiche di chiamare i docenti per far loro dire sì o no alla proposta di lavoro, farli firmare e quindi permettergli di assumere regolare servizio. Tale percorso, sino all’anno scorso, richiedeva un lasso di tempo che spesso si concludeva ad anno scolastico già iniziato, talvolta con ritardi da vergogna.

Quest’anno vi è però una novità: per via dell’aggiornamento delle graduatorie per gli insegnanti a tempo determinato di tutte le classi concorsuali, è stato accentrato maggior potere agli uffici scolastici provinciali e meno alle segreterie scolastiche: intento nobile che dovrebbe sveltire le procedure di nomina (per quanto già sembra stia nascendo qualche intoppo per via di alcuni ritardi), con meccanismi di chiamata che, soprattutto per le restrizioni per l’emergenza Covid, al momento non sono del tutto chiare agli aspiranti insegnanti annuali. Al di là di tutto occorrerà negli anni che verranno migliorare il piano di assunzioni, chissà focalizzando l’attenzione (anche) su altri aspetti quali, per esempio, il taglio della burocrazia e il potenziamento degli organici negli uffici scolastici provinciali. Il tutto, ovviamente, nel nome di un’istituzione scuola un po’ più organizzata e nel rispetto di coloro che, per quanto sinora mai non citati, rimangono i veri protagonisti dell’istruzione: gli studenti. Quegli stessi bambini e ragazzi che in questi giorni osservano silenziosamente quelle che gli addetti ai lavori chiamano “normali difficoltà di avvio anno scolastico”.

A loro l’augurio più sincero affinché tutto questo cumulo di impicci non li obblighi, un giorno, a dover pagare un conto troppo salato.

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