RUBRICA. PSICOLOGA

Intelligenza socio-emotiva

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di Alice Bandino*

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Alice Bandino

Da cinque anni l’intento di questa rubrica è di utilizzare questo importante canale comunicativo di massa per sensibilizzare i lettori sull’importante argomento dell’intelligenza emotiva, sulla descrizione degli ambiti applicativi e per fornire informazione base sull’attuale argomento psico-sociale anche alle persone che per motivi lavorativi, sociali o meramente anagrafici vengono esclusi da altri canali coi quali viene promossa la materia (progetti scolastici, corsi di formazione socio-emotiva per dipendenti, corsi universitari, corsi online, seminari e convegni comunitari organizzati da Asl, Associazioni, Aziende private o Enti vari).

Nel loro libro “Intelligenza socio- emotiva” (2007), Manuela Franco e Laura Tappatà inseriscono all’ interno della riflessione sulle intelligenze multiple il concetto di intelligenza sociale, definita come l’insieme delle capacità di comprendere gli altri e di agire e comportarsi adeguatamente di fronte alle richieste dell’ambiente sociale: si configura quindi una concezione di personalità in azione.

Presupposto importante per una buona intelligenza sociale è una buona regolazione e gestione delle emozioni: è impensabile che un gruppo sia “socio-emotivamente sano”, se i componenti non hanno le basi emotive necessarie per far fronte alle richieste della Società odierna dove intendono agire/risiedere/lavorare.

Intendendo l’intelligenza sociale come dinamica e costantemente soggetta a revisioni da parte dei soggetti in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere, le autrici la definiscono come “l’insieme delle risorse che un determinato soggetto possiede in un dato momento, in un determinato contesto e in relazione a un certo traguardo che intende raggiungere”.

La capacità di utilizzare al meglio le risorse, di sfruttare il contesto di riferimento e il momento sono per le autrici tutti segnali di buona intelligenza sociale,

Chi ha dimestichezza nel progettare sa che in cima ai punti di forza per la buona riuscita o meno di un intervento/progetto formato da più “partners”, vi è l’efficace collaborazione tra tutti i soggetti, così come di contro ottimi progetti non son decollati per dinamiche interpersonali di “gestione delle emozioni”: non si può pensare di raggiungere un traguardo di squadra  tra soggetti che non condividono le stesse regole, gli stessi obiettivi, le stesse modalità; si potranno attuare altri canali di frequentazione più superficiale, ma per stringere alleanze sociali, politiche, associazionistiche o professionali, per ottenere risultati ci si affiderà a soci affidabili e motivati al raggiungimento di un obiettivo comune.

Allo stesso modo una volta viste le richieste dell’ambiente, è disfunzionale offrire soluzioni non idonee, solo in nome di soluzioni tradizionali tramandate o apprese: pretendere di agire su ambienti, società o territori in base ad atteggiamenti o comportamenti anacronistici senza accorgersi che pur essendo vero che ciclicamente le problematiche sociali tendono a ripetersi, non dobbiamo dimenticare che ogni era ha delle modalità d’intervento che saranno efficaci solo se congrue, orientate nel tempo e spazio del qui e ora. Come spesso detto, le persone con carenti competenze emotive non hanno altre caratteristiche immediate per essere riconosciute, spesso etichettiamo come persone “intelligenti”, quelle con titoli o successo professionale, dimenticandoci che l’intelligenza socio-emotiva non è direttamente correlata alle capacità scolastiche. Per capire quindi se, oltre alle proprie emozioni conoscono anche quelle altrui e utilizzano l’intelligenza sociale nello stare con gli altri (o per capire se noi stessi siamo socio-emotivamente maturi), sarà utile osservare il comportamento del singolo nel gruppo, al netto naturalmente di pregresse patologie strettamente legate alla sfera cognitivo-emozionale.

Quali sono infatti le competenze tipiche dell’intelligenza socio-emotiva in un soggetto “mediamente maturo”? Come ampiamente ribadito: sicuramente una buona padronanza dell’empatia, che ci permette non solo di capire le emozioni altrui ma anche di immedesimarci e di farci la fatidica domanda “…E se fossi io al suo posto”? Bassi livelli di empatia portano le persone a osservare solo determinati punti di vista e non tutti quelli in causa, limite che allontana la soluzione di un problema, caratteristica principale invece dell’empatico che nel proporre soluzioni per raggiungere obiettivi, cerca di capire le aspettative e le emozioni relative di tutto il gruppo.

La responsabilità sociale, misura il grado in cui un soggetto è cooperativo, collaborativo e si sente parte del proprio gruppo sociale, competenze spesso trascurata a favore di individualismi e false credenze personali.

Capacità di relazioni interpersonali, valuta l’abilità nello stabilire e nel mantenere relazioni interpersonali soddisfacenti, la capacità di sentirsi a proprio agio in tali relazioni e di avere aspettative positive riguardo al futuro di una comunità/ territorio ecc., stabilendo rapporti affettivi significativi e stabili nel tempo destinati a interrompersi solo in assenza di questa abilità. Per concludere è importante ricordare che l’intelligenza socio-emotiva necessita di ottimismo, motivazione, lealtà, integrazione, umiltà e rimodulazione continua, in base alle richieste non solo del nostro Io interiore, ma di tutti gli Io altrui (l’altro), che incontriamo quotidianamente.

*psicologa

www.psygoalicebandino.it

   

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