banner1_lagazzetta
ffserci
striscione_banner
ALP
previous arrow
next arrow
L'intervista

Intervista: il Medio Campidano visto da Mario Sechi

Condividici...

di Saimen Piroddi

Non ha certo bisogno di presentazioni Mario Sechi, il giornalista di Cabras, le cui citazioni e interviste sono
state riportate dal New York Times, Die Zeit, China Daily, Al Jazeera, che oltre ad essere stato direttore de “L’unione Sarda” e “Il Tempo” di Roma, ha ricoperto l’incarico di vicedirettore de “Il Giornale”, “Panorama”, “Libero”, e che attualmente scrive anche sul “Foglio”.
A lui abbiamo posto alcune domande riguardanti il Medio Campidano per capire cosa un esperto di questioni nazionali e internazionali ha da dire al riguardo. Le sue risposte non lasciano spazio a vie di fuga e mettono in risalto ciò che spesso si fa finta di non sapere per comodità, o comodità di taluni. Una cruda realtà raccontata senza mezzi termini in stile “Sechi”, opinabile certo, ma che dovrebbe far riflettere.
Il Medio Campidano vanta il triste primato di provincia più povera d’Italia. Quanta responsabilità ha avuto l’ex Provincia e quanta gli amministratori locali?
«Le responsabilità vengono da lontano, caricarle sulle spalle degli ultimi arrivati è operazione ridicola, ma capisco che il ridicolo per le zucche vuote sia inevitabile. Per esser chiari: la provincia del Medio Campidano – e le altre a ruota – non andava istituita, era un controsenso storico ed economico in un’isola che non ha bisogno di spezzettarsi in chiudende amministrative, ma deve ritrovare unità politica. Quando vidi che il progetto si realizzava, provai vergogna per quello che accadeva nella mia terra. A cosa sarebbe mai dovuta servire? A spartire risorse che non esistono? A dividersi il debito da scaricare sulle spalle delle future generazioni? In Sardegna trionfa l’ignoranza dei fatti economici, si ha scarsa coscienza dello stato – comatoso – delle finanze regionali, si sventolano di fronte al naso dell’elettore ancora idee vecchie, decrepite, roba di cinquant’anni fa. E la cosa triste è che il cittadino continua ad abboccare all’amo della demagogia. La Regione è un moloch che alimenta se stesso e nient’altro. Basta leggere la relazione della Corte dei Conti sul rendiconto generale per l’anno 2014 per farsi un’idea chiara: la manovra di bilancio è pari a 8 miliardi, il 68% sono spese correnti e la Corte evidenzia come “le risorse regionali effettivamente libere, ovvero destinabili al perseguimento di nuovi obiettivi della programmazione e/o al potenziamento di obiettivi preesistenti, costituiscono solo una minima parte delle risorse complessivamente a disposizione della Regione”. Il problema non è il Medio Campidano in sé, è la Sardegna tutta. Vuole che continui? 1,2 miliardi di euro (di cui 1,170 miliardi sono spese correnti) se ne vanno per la “strategia istituzionale”, 3,8 miliardi (di cui 3,5 per spese correnti) sono destinati alla Sanità e alle cosiddette politiche sociali, 316 milioni al trasporto pubblico, 1,3 miliardi si disperdono nelle autonomie locali. Ha fatto il conto? Siamo già a quota 6,6 miliardi di euro. E ancora non abbiamo aperto il vaso di pandora delle partecipate regionali, degli enti, delle agenzie, il baraccone che ciuccia altro denaro che in gran parte serve solo a gestire il consenso. Agli investimenti vanno le briciole. E, come cantava Renato Zero, il “carrozzone va avanti da sé”».
L’Unione dei Comuni è l’organo amministrativo più idoneo a sostituire le Province?
«Mi sarebbe piaciuto uno Stato federalista, ma la disastrosa esperienza delle autonomie (pensi non solo alla Sardegna, ma alla follia contabile della Sicilia) e il crac della riforma del Titolo V ci dicono che non fa per noi. La realtà è che anche le Regioni sono una forzatura rispetto alla natura dell’Italia e degli italiani. Fino al 1973 le Regioni non c’erano e non se ne sentiva la mancanza, visto che negli anni Cinquanta abbiamo costruito il boom economico, proseguito senza sosta fino agli anni Sessanta. Fatte le Regioni, è partito il treno impazzito della spesa pubblica. Spesa per il consenso. Ogni consigliere regionale rappresenta non solo il costo della sua indennità, ma un veicolo di spesa locale necessaria per mantenere i clientes. I risultati sono sotto gli occhi di tutti».
Nuraghi sepolti e miniere abbandonate, vedi Montevecchio e Sardara, mentre in altre parti del mondo diventano fonte di turismo. Un potenziale non compreso?
«Qualche tempo fa, sul Foglio, ho scritto che per Roma e la Sicilia – esperienze che ammaccano l’immagine del governo Renzi – è ora che arrivi la Troika. Serve anche per la Sardegna. Tutti guardano giustamente i livelli esplosivi della disoccupazione, ma le rivoluzioni non si fanno in pochi giorni, servono anni e anni di lavoro. È per questa ragione che osservo anche i trend di lungo periodo, quelli che ci dicono se ce la facciamo a sopravvivere nei prossimi decenni. È qui che la situazione si fa decisamente buia: l’isola ha un problema demografico gigantesco, l’indice di vecchiaia cresce a un tasso più veloce dell’Italia, in nove anni è schizzato del 40 per cento, il numero di anziani per bambino in Italia è pari a 5, in Sardegna è 5,8. Legga la Sardegna in cifre, anno 2015: “Le province di Oristano, Carbonia-Iglesias e Medio Campidano hanno indici di vecchiaia superiori al 200%, rispettivamente 224,7%, 220,9% e 206,1%”. Certo, il turismo, bello e possibile, ma senza i sardi, senza la forza dei nuovi nati, diventerà nel giro di qualche decennio un tesoro a disposizione di altri popoli. Lei ha mai visto nell’agenda – e nei fatti – dei politici sardi qualcosa che somigli pur vagamente a quanto raccontano questi numeri inesorabili?»
Il Campidano è la seconda pianura d’Italia dopo quella Padana, ma non si riesce a fare “sistema” in agricoltura e in allevamento. Questione politica o mancata mentalità imprenditoriale?
«Chi coltiva assistenzialismo raccoglie quei frutti. Intendiamoci, l’agricoltura è assistita in tutto il mondo, ma da noi ha bisogno di un altro ingrediente: la scuola per le imprese. C’è un problema di cultura imprenditoriale e di dimensioni delle aziende. Le potenzialità ci sono tutte, i prodotti sono eccellenti, ma osserviamo il valore aggiunto di agricoltura, silvicoltura e pesca: in Sardegna è di circa 1,3 miliardi di euro, in Italia sono complessivamente 33 miliardi. Siamo piccoli e, naturalmente, mal unidos. Nel nostro dna c’è qualcosa che ci impedisce di realizzare il Forza Paris in patria. Sardi fuori dalla Sardegna? Eccezionali. Tornano a casa? C’è la palude ad attenderli. E dopo un po’, cessato l’entusiasmo per la natura, il cibo, gli affetti, ritorna la voglia inconfessabile di scappare. È successo anche a me».
Pale eoliche e centrali varie su tutto il territorio sardo e il più delle volte contro il volere delle popolazioni. Perché la Regione è incapace di reagire? Non vuole o non può?
«Sono contrario all’idea che tutto ciò che è produzione, innovazione, industria vada fermato in nome di un’opposizione ideologica. La decrescita è infelice. E in Sardegna in realtà abbiamo un disperato bisogno di industria. Vi informo per soprammercato che la demagogia riempie la bocca ma non lo stomaco, non si mangia. Ma è chiaro che i temi dell’ambiente sono importanti e il territorio sardo va tutelato, solo un idiota può sostenere il contrario. Mi spiace, ma va detto chiaramente che non si vive di solo turismo. L’industria e l’energia sono fondamentali. Se è energia pulita, inoltre, non vedo il problema. La Regione? Visto quello che ha combinato, meno reagisce, meglio è per tutti».
Le cose non vanno bene. È possibile che in qualche modo le cause siano attribuibili anche alla “passività” del cittadino?
«La politica è esattamente quello che vota il cosiddetto cittadino. Non è né meglio né peggio, è lo specchio fedele della Sardegna che va alle urne e punta sul cavallo che ha mangiato più estrogeni. Il cittadino è passivo perché in troppi pensano di potersela cavare con la pensione dei genitori, qualche sotterfugio, l’invalidità a sbafo (dia un’occhiata ai dati della Sardegna e faccia un confronto nazionale), un posto di fortuna e si va avanti così, sprofondando nella miseria».
Si faccia una domanda attinente al Medio Campidano e si dia una risposta.
«Queste sono cose che fa il buon Gigi Marzullo. Le risponderò così: provi a immaginare il territorio di Arbus, Barumini, Serrenti, Samassi, Gesturi, San Gavino, Villacidro, Guspini e degli altri comuni, nelle mani dei tedeschi. Mi dia retta, la nostra Grecia è qui. Io sono e resto orgogliosamente sardo e per amore dico cose che suonano politicamente scorrette, indicibili per le tante mezze tacche che deambulano nel Palazzo della Regione. Abbiamo buttato l’autonomia a mare molto tempo fa. Prima che sia troppo tardi, mandateci la Troika».

16fo- mario sechi

RIPRODUZIONE RISERVATA
Condividici...

ecco qualche nostra proposta….

IMG-20231027-WA0002
IMG-20231007-WA0003-1024x623
IMG-20231104-WA0035-1024x623
previous arrow
next arrow
 

CLICCA sotto PER LEGGERE

RADIO STUDIO 2000

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi / prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy