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Invasione di formiche nel santuario di Santa Maria Angiargia

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Il consueto pellegrinaggio al Santuario di Santa Maria Angiargia, compiuto annualmente da una miriade di fedeli nei giorni sette, otto e nove settembre, quest’anno ha riservato ai visitatori una spiacevole quanto imprevedibile sorpresa: la Chiesetta campestre, situata nel bel mezzo del bosco sacro, è stata letteralmente invasa da nutriti sciami di formiche che hanno ricoperto parte del pavimento del piccolo santuario. Solo il tempestivo intervento del comitato dei festeggiamenti e di tanti volenterosi, ha evitato che gli insetti potessero dar fastidio ai fedeli.

Conosciuta scientificamente come Clematogaster Scutellaris, ovvero Formica rizzaccolo, per via della sua aggressività e la conseguente capacità di mordere, è una specie tipicamente Mediterranea che, come noto a tutti per la sua presenza più o meno diffusa nelle nostre case, si presenta con la testa rossa o arancione e il corpo nero. Nidifica in genere sul legno morto, ma anche sotto la corteccia degli alberi, nelle travi, negli infissi delle case e nelle fessure dei muri.

Il ciclo biologico dell’insetto comprende quattro fasi: uova-larva-pupa-adulto. La Regina depone diverse migliaia di uova (si parla anche di milioni) che, schiudendosi nell’arco di alcune settimane (2/6), originano né larve che a loro volta, nutrite dalle operaie per un periodo variabile da qualche settimana ad alcuni mesi, impupano fino ad acquisire le caratteristiche dell’insetto adulto. Il Formicaio può essere costituito da una (in genere) o più regine, da una miriade di femmine adulte sterili, operaie, che si occupano della raccolta degli alimenti, della pulizia del formicaio stesso, dell’alimentazione delle larve e della stessa regina; raramente sono presenti anche dei maschi.

A fine estate, come appunto il caso in esame, avviene una copiosa sciamata, in seguito alla quale le regine perdono le ali e i maschi muoiono dopo il volo nuziale. Lo spettacolo che in genere appare ai nostri occhi nelle nostre case è rappresentato dalla lunga scia di formiche in cerca di alimenti o di siti ideali per nuovi formicai. Dall’esame del ciclo biologico e dall’articolazione del formicaio, la lotta contro l’insetto appare abbastanza problematica. Nelle nostre case siamo soliti usare sistemi di lotta alquanto empirici quali: il talco, il gesso in polvere, aceto bianco e acqua, limone, spezie diverse quali peperoncino e pepe, ecc. Tutti sistemi, come peraltro quelli chimici, tutti destinati a sopprimere gli insetti che formano le lunghissime fila lungo le pareti delle nostre case o sui nostri marciapiedi.

Per avere ragione delle infestazioni non si raggiunge lo scopo sopprimendo unicamente gli insetti che compaiono alla nostra vista, posto che altre formiche operaie sostituirebbero quelle soppresse e che le regine incrementerebbero la deposizione delle uova per mantenere inalterato il potenziale del formicaio. E’ invece indispensabile raggiungere il formicaio e provocarne la distruzione per impedire l’ulteriore diffusione. Individuato il formicaio, infatti, cosa abbastanza complicata nel caso in esame, si potrebbe utilizzare un prodotto Gel disponibile in commercio. Tale prodotto, che in realtà è una sostanza zuccherina avvelenata, andrebbe posto all’ingresso di ogni formicaio, per fare in modo che le operaie non solo si nutrano del prodotto del quale sono ghiotte, ma che lo portino anche alla regina per evitare che continui nella sua dannosa attività di ovodeposizione.

Compito non facile per coloro i quali, fra non molto, avranno l’ingrato compito d’individuare i formicai presenti nell’edificio sacro e nelle immediate vicinanze, per sradicare il male all’origine. Fare trattamenti di superficie generalizzati non consentirebbe di risolvere il problema.

Francesco Diana

 

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