RUBRICA. PSICOLOGA

Invidia e social network

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di Alice Bandino*
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Oggi parleremo dei dati di una interessante ricerca della University of Missouri, sulla correlazione tra l’utilizzo disfunzionale di Fb, l’ invidia e il rischio di sviluppare molteplici forme di depressione; ricerca presentata qualche anno, ma ancora attuale e  fenomeno socialmente osservabile in questo periodo pandemico, dove influencer più o meno famosi affrontano crisi e restrizioni attraverso l’esibizione di vite dorate e felici, strumento utile per alleggerire anche mentalmente le persone comuni dai problemi quotidiani, spesso però fonte di invidia e disagio per chi non sta bene nella propria pelle, non ha  un livello sufficiente di autostima e non riesce a distinguere l’intrattenimento social dalla realtà.

Facebook nel periodo della ricerca era il Social più utilizzato, ma questa correlazione possiamo trovarla ancora oggi, in tutti i Social dove è possibile condividere video, foto e post: l’insieme di immagini e musiche, emozioni, parole, location da sogno e bellezza possono suscitare emozioni forti e opposte da utente a utente, ma l’invidia è l’emozione discriminante e determinante per capire le reazioni al vetriolo che spesso gli utenti condividono nei post altrui, commenti eccessivamente intolleranti e violenti, spropositati per chi riesce a osservare le altrui realtà con empatia e non invidia; invidia spesso incontenibile che sfocia in critiche e accuse varie, anche quando il messaggio finale del post è attirare attenzione su problematiche sociali importanti; l’invidia è cieca e va oltre le buone intenzioni del mittente che viene visto come speculatore su temi tristi e finalizzati a raccolte fondi, senza riuscire a capire l’importanza per molte cause ad alto impatto sociale, di trovare testimonial che attirino le fasce d’età interessate alla problematica, interpretandone stili e linguaggi per raggiungere l’obiettivo programmato.

Centinaia di milioni di persone interagiscono coi Social quotidianamente e quotidianamente la salute mentale di ogni utente entra in contatto con quella degli altri utenti e le loro emozioni si trovano a convivere interconnesse. Tra i ricercatori dello studio pubblicato (svolto su oltre 700 studenti universitari e pubblicato su Computers in Human Behavior) vi èMargaret Duffy, professoressa e presidente di comunicazione strategica presso la MU School of Journalism, che afferma “[…]Facebook può essere un’attività divertente e salutare se gli utenti sfruttano i Social per rimanere in contatto con familiari e vecchi amici e per condividere aspetti interessanti, divertenti e importanti della loro vita. Tuttavia, se Facebook viene utilizzato per vedere quanto sta bene finanziariamente un conoscente o quanto è felice un vecchio amico nella sua relazione di coppia (cose che causano invidia tra gli utenti), per loro l’uso del Social può portare a sentimenti di depressione”.

Dalle risposte che i giovani utenti di Facebook hanno fornito, è emerso che alcuni di coloro che si dedicano al “surveillance use” degli altri su Facebook manifestano anche sintomi di depressione mentre chi utilizza il sito semplicemente per restare connesso e passare un po’ di tempo in leggerezza, non subisce effetti negativi. La corretta traduzione dell’attività per chi sviluppa questo disagio è simile allo spionaggio: scorrono continuamente immagini, amici, post e video cercando difetti, senza pensare che sarà difficile capirlo online tra filtri, ombre e aforismi. Raramente esponiamo le nostre emozioni negative sulla nostra identità o vita; prima di pubblicare cerchiamo di cancellare difetti: sui Social mediamente cerchiamo like, non nemici; esponiamo al pubblico il nostro lato migliore, nascondendo dolori e preoccupazioni, che ci sono ma non si vedono. Interiorizzare questa tipologia edonistica del mostrarsi sui Social aiuta l’utente comune a non deprimersi se la propria vita non è perfetta; utilizzare al meglio le proprie competenze emotive per cercare di raggiungere obiettivi alla nostra portata ci tiene lontani dalla frustrazione legata alla tendenza di essere tristi per ciò che non si ha, anzi chè gioire e godersi il presente; questo atteggiamento negativo e auto-sabottante è strettamente collegato al costrutto emotivo dell’invidia.

C’è invece chi non conosce questi “segreti digitali”, non prendendo in considerazione questo stile virtuale edonistico e/o commerciale, chi si sente svantaggiato, impotente, sfortunato; chi entra su Facebook in modo bellicoso, rancoroso e negativo, pronto ad aggredire (online) chiunque susciti la nostra invidia; disprezziamo pubblicamente chi esibisce di avere ciò che probabilmente renderebbe felice anche noi, se solo potessimo! Ergo non riusciamo ad accettare la gioia altrui se non siamo a nostra volta felici.

Essere consapevoli dello stile di autoreferenzialità positiva nell’utilizzo dei Social ci rende più tolleranti verso i nostri limiti, accettare che tutti abbiamo difetti e pregi ci distoglie dall’invidiare gli altri e ad attivarci per lavorare sui nostri difetti e aumentare la nostra autostima programmando obiettivi mirati e accessibili in linea con le nostre aspirazioni, togliendo tempo al monitoraggio invidioso.

E’ nostra la scelta di mostrare ciò che preferiamo di noi ai followers, al web; mostrarsi felici non significa esserlo per ventiquattro ore, sette giorni su sette; online pubblichiamo ciò che ci da soddisfazione, gioia, orgoglio, piacere, più like e più condivisioni; sbagliamo se colleghiamo i like al nostro essere apprezzati, mentre ad essere apprezzata o criticata non è la nostra identità, ma l’avatar che volta per volta costruiamo dietro ogni condivisione. Neanche nella vita offline piacciamo a tutti, perché pretendere di pubblicare solo cose universalmente apprezzabili? Evitare di nutrire la nostra invidia è preventivo per diminuire anche le occasioni di conflitti nei commenti sui Social, scoraggiando prepotenze e violenza verbale a favore di atteggiamenti più tolleranti e gentili.

Ecco dunque che l’invidia può essere trasformata in emozione positiva e motivazionale lavorando su noi stessi, guardando dentro noi senza reputare gli altrui successi dei nostri insuccessi.
*psicologa
cell. 347 1814992

 

 

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