Attualità Serramanna

Jeff Onorato incontra gli studenti

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Il fisico atletico, evidentemente abituato allo sport e allo stile di vita all’aria aperta, compare sulle foto e sui filmati nei quali si vede come accompagna altre persone con disabilità all’avventura del volo sull’acqua; per lui ormai è una vocazione. Il sorriso caldo, affettuoso e gli occhi azzurri e vivi esprimono sicurezza e sono confortanti. Jeff Onorato parla ad un pubblico attento e composto in occasione dell’evento organizzato dall’Associazione Il Pungolo nella sala conferenze “Vico Mossa”, con il patrocinio del Comune di Serramanna e dell’Istituto Comprensivo Statale. Racconta le fatiche e la riscossa della sua vita, che definisce «una conquista vissuta giorno per giorno». Gesticola e si muove con disinvoltura; la prossemica è molto efficace, rinforza la comunicazione e tutto questo sebbene, parole sue, possegga una carrozzeria malandata.
Approfittando di una pausa durante la proiezione filmata che documenta la sua passione, lo sci d’acqua, sua specialità, lo intervistiamo. Ma non è il solo protagonista; con e grazie a lui ci sono tanti che attraverso lo sport conquistano l’autostima. È difficile credere che riesca in tutto ciò che gli occhi vedono e che lui racconta, però è tutto vero. Ci avviciniamo e ci saluta come se ci conoscessimo da tempo. Ci mette subito a nostro agio dicendoci di dargli del tu mentre ci stringe la mano con cui abbiamo conferma della tonicità fisica.
Come nasce questo incontro?
«L’incontro, che ho avuto il piacere di vivere con gli amici di Serramanna, è stato voluto e realizzato dalla mia carissima amica Manuela Ortu di Serramanna, mamma di Fabio, un giovane e baldanzoso ragazzo non vedente che ha frequentato nell’estate del 2014 uno stage di sci nautico qui a La Maddalena. L’incontro con Fabio e la sua famiglia è stato illuminante, abbiamo impiegato pochissimo tempo per capire che eravamo fatti uno per gli altri. Il nostro cammino è iniziato ed ho la bellissima sensazione che sarà lunghissimo e piacevolissimo».
Cosa apprezza della Sardegna?
«Ritengo che questa sia una domanda estremamente impegnativa non tanto in riferimento al piacere che proverei nel raccontarne il perché, ma soprattutto poiché lo spazio nell’articolo che mi occorrerebbe per le risposte sarebbe enorme. Tuttavia ho il piacere di dirle che la cosa che più mi affascina è il divino contenuto della nostra splendida terra sarda e il divino insito nell’animo di tutti i miei conterranei, gente tenace abituata a confrontarsi con le difficoltà della vita e al tempo stesso capace di voler bene incondizionatamente al prossimo».
Di cosa si occupa attualmente?
«Sono impegnato nella promozione del pensiero che ho il privilegio di possedere. Nel suggerire al mio prossimo di non commettere gli errori che io ho compiuto nella vita. Nel migliorare l’efficienza e l’accessibilità della mia base nautica sull’isola di La Maddalena. Nell’apertura di una nuova base nautica nel golfo di Cugnana (tra Portisco e Porto Rotondo) per poter offrire più opportunità ai ragazzi che hanno difficoltà a raggiungere l’isola dove vivo. Sono impegnato a convivere con i terribili dolori causati dal mio braccio paralizzato (parestesie), inaspettati quanto violenti, che tuttavia non scalfiscono neanche un po’ i miei valori caratteriali, anzi li fortificano. Sono impegnato in maniera importante nel regolare la mia alimentazione; se dovessi ingrassare, che guaio! Dovrei cambiare tutto il guardaroba. Sono impegnato in faticosi e frequenti allenamenti per vincere la terza medaglia d’oro ai prossimi mondiali (settembre 2015 a San Francisco in California). Sono impegnato a godere dell’immenso piacere che mi procurano le donne della mia vita: la mia compagna Simona e la piccola Nicole di appena 2 anni che con il suo arrivo ha concesso alla mia vita, già straordinaria, un valore aggiunto impossibile da quantificare. Simona Atzori nel campo dell’arte e della danza, lei e Alex Zanardi nello sport; tre nomi di rilevanza internazionale. Candido Cannavò in particolare riferimento all’esperienza di Simona Atzori scrisse “E li chiamano disabili” proprio per mettere in evidenza il confine labile della disabilità che lei stesso hai ricordato…»
Come si definirebbe?
«Potrei liquidare questa risposta dicendole “il figlio del vento” oppure, come ben riportato nel manifesto del mio incontro a Serramanna “l’uomo più felice del mondo” o perché no “l’uomo più fortunato del mondo”. Comprendo che se a dirlo è un “ragazzo” con un braccio paralizzato e una gamba menomata, la cosa si propone come una nota stonata, eppure è così! Ogni volta che incontro qualcuno e mi qualifico con una delle definizioni che ho citato, guarda un po’, risulto sempre credibile, quindi conta poco il modo in cui mi definirei, vale piuttosto il modo in cui mi sento dentro unitamente alla capacità di dimostrarlo».
Un’incertezza, uno sconforto, una delusione ancora oggi probabilmente fanno parte del suo bagaglio di vita; cosa è per lei la paura?
«Ritengo che nella vita avere paura sia fondamentale perché, se dovesse mancare questo elemento, verrebbe meno anche l’opportunità di dimostrare di essere coraggiosi affrontandola e superandola».
Progetti per il futuro immediato?
«… considerando che sono le otto di sera e ho avuto una giornata faticosissima, non vedo l’ora di andare a far la nanna con le mie donne. Ringrazio per la cortesia e la disponibilità. Da questo incontro sappiamo che si può trarre vitalità dalle circostanze avverse, anzi, non ci sono avversità di fronte alla fermezza e alla caratteristica che come sardi – Fabrizio de Andrè diceva che chi vive in Sardegna, suo malgrado, diventa un pochino sardo – conserviamo in abbondanza; la pervicacia. Quando poi è accompagnata dalla solarità del carattere si raggiungono risultati inaspettati».

Giovanni Contu

6Jeff Onorato con scolaresca serramannese 07fo- 7Jeff Onorato- volontari_associazione_il pungolo

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