Cultura EDITORIA

La chiesa bizantina di Terralba e il suo primo vescovo nel libro di Eliseo Lilliu

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di Gian Piero Pinna

La quarantasettesima opera letteraria di Eliseo Lilliu, è stata orientata a mettere in luce tutte le notizie che riguardano l’antica chiesa primaziale di Terralba, quella dedicata a Santa Maria, di cui restano ormai solo poche tracce e al suo primo vescovo, Francesco I.
L’autore, che ha dedicato il libro a mons.  Roberto Carbon, attuale vescovo della Diocesi di Ales – Terralba, ha messo insieme una serie di notizie che riguardano l’antica sede vescovile di Terralba, partendo dalla fine della dominazione bizantina in Sardegna e sulla situazione religiosa del tempo.
Il Lilliu esordisce sottolineando che le sedi vescovili, nei secoli X e XI, erano diciotto così suddivise: quattro nel Giudicato di Cagliari (Karales, con sede arcivescovile a Santa Gilla, Sulcis, con sede vescovile a Tratalias e Dolia, con sede vescovile a Dolia); otto erano nel Giudicato di Torres, con sede arcivescovile a Sassari e comprendeva anche le sedi vescovili di Castra, Ampurias,Plovaca, con sede vescovile a Ploaghe, Bisarchium, Sorres, Bosa e Ottana; quattro erano nel Giudicato di Arborea con sede arcivescovile ad Oristano, che comprendeva Santa Justa, Usellus e Terralba; Infine due nel Giudicato di Gallura (Civita) e sedi vescovili a Tempio e Galtelì. Quindi, passa ad analizzare a fondo il periodo, che era ancora vistosamente influenzato dalle tradizioni lasciate dalla Chiesa bizantina, e attraverso le varie vicissitudini che interessarono tutta la Sardegna con le incursioni arabe, arriva sino ai nuovi rapporti tra la Chiesa Romana e la nostra Isola. L’autore analizza anche tutto l’arco storico delle vicissitudini e della situazione storica, culturale e tradizionale, dell’arco di tempo che portarono al cambiamento avvenuto dal passaggio dell’influenza dalla Chiesa bizantina a quella romana. Ipotizza anche che il  primo vescovo della diocesi di Ales – Terralba, non si chiamasse Francesco, anche se la tradizione lo individua con tale nome e attraverso una rara documentazione fotografica, illustra come doveva essere questa prima chiesa terralbese e ne mostra anche gli ultimi reperti che si sono salvati dalla completa distruzione. Insomma, un lavoro scrupoloso e attento, che anche l’editore del libro, Roberto Cau,  elogia, affermando che «Eliseo Lilliu,  attraverso questa sua quarantasettesima speciale pubblicazione, affronta una specifica ricerca con uno studio mirato, per ipotizzare come fosse strutturata l’antica Chiesa Bizantina di Santa Maria a Terralba, oramai ridotta a pochi e miseri ruderi, inglobati oltre che nell’oratorio, anche nell’abitazione di un concittadino. Don Eliseo – continua ancora il responsabile delle Edizioni EPDO – sensibile studioso e storico del suo territorio, e non solo, mira a ricostruire la possibile struttura architettonica e analizza i particolari che la caratterizzarono, al fine di documentarla e richiamarla alla memoria della sua straordinaria «città», qual è stata ed è tutt’oggi la bella Terralba».
Eliseo Lilliu, a conclusione della sua opera, esprime un grande rammarico per la perdita e il declino di questa chiesa, che nel 1800 fu donata ad un privato che la trasformò in un mulino, mentre l’abitazione del vescovo, fu venduta alla famiglia del magistrato Francesco Cocco, che morì assassinato dalle Brigate Rosse a Genova.

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