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La festa di Sant’Isidoro: una tradizione che aiuta a tenere vive le proprie radici

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Che la terra, il grano e l’orzo siano da secoli i pilastri della vita sarda è incontestabile. Non stupisce, dunque, la venerazione così diffusa e così fervente per uno dei patroni dell’agricoltura. Un santo di origini spagnole, un santo povero e lavoratore, un santo della terra, Isidoro. Da secoli, secondo una tradizione ormai consolidata, i contadini sardi abbandonano per un giorno i loro lavori nei campi per poter ricevere la benedizione di Sant’Isidoro, la sua protezione e benevolenza, affinché possano sperare in un buon raccolto. Alla cerimonia religiosa si accompagna ovviamente quella pagana dei festeggiamenti civili. Il canto degli strumenti tradizionali si propaga per le vie e i cuori dei piccoli centri agricoli e con esso i balli e le risa, e la festa del paese tutto.
È così anche per Collinas, piccolo centro campidanese in cui la seconda domenica di maggio viene dedicata esclusivamente al santo protettore degli agricoltori. I contadini portano i loro mezzi di lavoro al centro del paese, al cospetto della parrocchia di San Michele Arcangelo e ricevono la benedizione del santo, poi la messa, poi la festa.
La “Sagra di Sant’Isidoro” si è svolta il 17 maggio. L’evento è stato accompagnato dal “Secondo Motoraduno di Sant’Isidoro”, con la partecipazione di circa 120 motociclisti (meno della metà dell’anno scorso), e dall’esibizione dello stuntman Salvatore Vinci noto “Uragano”. È stato possibile visitare, durante l’arco della giornata, la mostra della Coca-Cola, all’ ex- Monte Granatico, la mostra sulle launeddas, a cura di Andrea Uccheddu, in Via Vittorio Emanuele 58, la mostra “Gente” alla Bicocca, a cura di Antonello Guidi, la mostra “Paintig line” di Gisella Mura e AuGhiart, e la mostra fotografica e di artigianato “Micro Mondo”, da Eleonora, a cura di Eleonora Matta. Hanno inoltre partecipato alla manifestazione la Caritas locale, con una pesca di beneficenza e il centro ricreativo anziani che ha sede a Casa Onnis, con una serie di lavori manifatturieri.
A pomeriggio inoltrato la musica sarda tradizionale ha fatto da colonna sonora alla manifestazione paesana, con le launeddas di Fabrizio, l’organetto di Stefania e la voce di Peppino.
Il presidente della Pro Loco Collinas, Luciano Tuveri, spiega che quello che inizialmente era un comitato di durata annuale per i festeggiamenti del Santo è diventato un comitato di tipo permanente. La Pro Loco, alcuni membri della quale facevano già parte del comitato per l’organizzazione delle festività in onore di Sant’Isidoro, ha deciso circa otto anni fa di partecipare attivamente alla festa del patrono degli agricoltori, aggiungendo ai finanziamenti ottenuti dal comitato parte di quelli ottenuti tramite l’associazione, dal momento che i primi non erano sufficienti alla riuscita della festa. È sempre di alcuni anni fa, continua il presidente, l’idea di cambiare il nome della manifestazione in onore dal Santo da “Festa” a “Sagra”con l’approvazione del compianto parroco don Zuddas, in modo da poter associare alle festività tutta una serie di iniziative civili improntate a quelle che si svolgono ormai da anni durante il così detto “Autunno in Barbagia” in altri luoghi della Sardegna.
Si è vista dunque col passare degli anni l’organizzazione di eventi quali “Cortes apertas” e varie iniziative legate ai motori, con macchine e moto d’epoca e in seguito con i motoraduni. Il presidente precisa che il passaggio a comitato permanente è dovuto a una sempre minore partecipazione, da parte degli abitanti del paese, all’organizzazione delle festività dedicate al Santo, e aggiunge che l’anno prossimo sarà un anno sabbatico, in modo che all’organizzazione possano partecipare nuove persone con nuove idee. Precisa che ci vuole grande impegno e una quantità non indifferente di tempo per permettere la realizzazione della manifestazione e che, essendo le persone coinvolte sempre le stesse, si rischia di cadere nella ripetitività degli eventi, evidenziando l’importanza della tradizione e della sua continuazione nel tempo.
Il parroco Don Marco parla della sua esperienza nella Comunità di Collinas, che dura ormai da due anni, in cui ha riconosciuto nei collinesi un forte attaccamento a Sant’Isidoro, ma allo stesso tempo ha notato una scarsa partecipazione giovanile alle attività comunitarie, come quelle legate appunto ai momenti di tradizionale festa paesana. Ci si interroga sui motivi che possano aver portato i giovani ad allontanarsi sempre più dalla vita comunitaria e si arriva a un’unica considerazione: la comunicazione intergenerazionale è venuta a mancare. È un segno di questa mancanza il fatto stesso che per alcune feste paesane i comitati siano sempre più spesso “permanenti” e che le iniziative per i giovani, create dai giovani, siano sempre più scarse. In sostanza, la tradizione senza comunicazione non ha speranza di proseguire, allo stesso tempo, la tradizione senza la comunicazione perde il suo fascino. E se è vero che “l’adulto” parla un linguaggio per molti versi diverso dal “giovane” è anche vero che il giovane non è propenso, spesso, a cercare di comprenderlo. Certo, fattori quali la globalizzazione e la diffusione dei media che ad essa si associano hanno portato la nuova generazione a rapportarsi con un mondo allargato in cui le differenze legate alle proprie origini vengono annullate, ma vale veramente la pena perdere le proprie radici per sentirsi maggiormente parte del mondo globalizzato? O forse le nostre tradizioni possono essere utili per affrontarlo e contribuire a costruirlo?

Paolo Onnis

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