RUBRICA. PSICOLOGA

La gioia del ritorno a scuola

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di Alice Bandino*
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È da poco suonata la campanella di inizio anno scolastico e come ogni anno si scatenano in ogni genitore emozioni intense, per molti rese più contrastanti dal periodo pandemico: un misto di paura che il virus non entri nelle classi, la speranza che non accada e la rabbia per le cronache di focolai sparsi e ancora attivi in tutta la Penisola (come nel resto del mondo).

La tutela della salute viaggia di pari passo con la tutela e la garanzia del diritto allo studio per minori e studenti in generale, diritti che a loro volta si sommano ai diritti dei lavoratori e la maggior parte dei genitori sono anche lavoratori. L’aumento delle richieste di sostegno per stati d’ansia, aumento di paura, angoscia e irritabilità, dei disturbi dell’alimentazione e del sonno, conferma che la Pandemia non è ancora un lontano ricordo, che lo Stato di Emergenza non è ancora terminato e che ogni nostro comportamento errato o leggero può compromettere la vita personale, scolastica e lavorativa di minori e famiglie. Essendo il vaccino (a oggi) il metodo ufficiale più efficace di tutela dal virus ma non essendo tuttavia obbligatorio, è demandato al buon senso del singolo osservare le norme dotate dal Governo e dalle scuole per rendere la scuola un luogo sicuro e protetto, come già avvenuto l’anno scorso. A fin chè il rientro a scuola sia davvero una gioia per tutti, è nostro dovere seguire le norme e soprattutto comunicare tempestivamente ogni contatto avuto con un positivo o potenziale tale per non vanificare tutti i sacrifici fatti fino a questo momento. E’importante attivare atteggiamenti consapevoli e sicuri, pensando sempre ai soggetti più fragili che non son vaccinati (tra cui i bambini sotto i dodici anni) e le loro famiglie. Genitori che sebbene non possano entrare nella scuola, si ritrovano a casa i propri figli che potrebbero entrare in contatto con un positivo e diventare quindi contatti diretti. Questo naturalmente poteva capitare anche d’estate, indipendentemente dagli studenti, ma quando dal nostro comportamento dipende anche la libertà delle altre famiglie allora il buon senso dovrebbe raddoppiare. Se c’è una positività in classe, docenti o compagni, vengono messi in quarantena preventiva tutti i bambini e tutti i docenti, chiamati contatti diretti; abbiamo imparato tutti che esistono anche gli asintomatici e gli specialisti ribadiscono che è possibile essere negativi al primo tampone e poi positivi dopo un secondo, in base alla carica virale e alla dinamica di esposizione. Sappiamo per esperienza che l’ATS ha dei tempi procedurali non sempre brevi, quindi non solo i bambini stanno a casa dalle lezioni, dalle attività sportive e ricreative e dalla socialità in generale per minimo due settimane, ma anche genitori e eventuali fratelli o nonni che convivono con loro vengono limitati in questo; si rischia quindi di restare lontani anche dal proprio lavoro e fonte di sostentamento fin quando non verrà accertato che il proprio figlio è negativo ai tamponi ATS. Sappiamo tutto in somma, ci sentiamo sicuri ed esperti in teoria, ma in realtà pochi di noi hanno le competenze giuste per far fronte con sicurezza all’emergenza. A noi comuni mortali resta il dovere di seguire tutte le disposizioni e le linee guida che Scuola e Governo comunicano per garantire che anche quest’anno la scuola sia una gioia per tutti e non un ulteriore stress per bambini e famiglie, un luogo sicuro di crescita, formazione, integrazione e rispetto.

*psicologa

Tel. 347 1814992

 

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